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Lo sciacallo – Nightcrawler: la lucidissima follia di un disoccupato

Lo sciacallo – Nightcrawler: la lucidissima follia di un disoccupato My rating: 4.5 out of 5

Lo Sciacallo – Nightcrawler, ovvero uno dei thriller più belli degli ultimi anni ovviamente passato in sordina.

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Per quei quattro eresiarchi che erano convinti del fatto che il giovane Jake Gyllenhaal sarebbe sempre e solo rimasto legato al ruolo di Donnie Darko… beh ragazzi, consolatevi, c’era chi sosteneva che lo smartphone sarebbe stata solo una moda passeggera.

Dopo essere passato per autentici capolavori come Zodiac, Prisoners, Enemy e Animali notturni, ormai è facile associarlo a quel thriller di qualità che spunta di tanto in tanto, come un Diglett dalla sua tana, regalandoci puri sprazzi di meraviglia. È ad esempio il caso di questa pellicola del 2014, diretta dallo stesso Dan Gilroy che ha recentemente firmato la sceneggiatura di Kong: Skull Island. Che la mano dietro la macchina da presa sia più quella di uno scrittore che di un regista di mestiere si vede eccome: il focus del film è tutto puntato sulla costruzione del personaggio principale e della sua personalità fanatica, folle, ma lucidissima nel perseguire i suoi obiettivi.

Lo sciacallo – Nightcrawler è uno di quei film che piacciono a me: cioè quelli che ti fanno parteggiare per il cattivo, portandoti a giustificare le sue azioni, anche quelle spietate, portandoti ad amarlo per la follia che si trascina dentro, una follia che – almeno in questo film – esplode davvero di rado, ma che riesce a tenerti agganciato per tutta la pellicola grazie a una suspance continua e irresistibile.

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Lou Bloom è uno sfaccendato ladruncolo che campa alla giornata, rubacchiando e rivendendo quello che può. Questo però non fa di lui una persona sciatta e apatica, perché Lou è un tipetto dannatamente ambizioso: fornito di un’educazione da autodidatta e animato da spiccate doti imprenditoriali, Lou è una persona sottile e sagace, armato di un grandissimo talento per osservare e imparare in fretta.

Sarà durante una notte come tante altre, in seguito a un furtarello come tanti altri, che Lou incrocerà sul suo cammino un incidente stradale e scoprirà qual è la sua vera vocazione: fare riprese notturne riguardanti fatti di cronaca per poi rivendere i filmini ai telegiornali del mattino. Uno sciacallo, per l’appunto, che campa sulle disgrazie altrui arricchendosi sempre di più.

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Il film di Gilroy è il classico thriller da urlo che si nasconde tra le pieghe dei cataloghi di DVD e che, al momento dell’uscita nelle sale, è passato inspiegabilmente sotto silenzio dalla critica. Personalmente, visto che io rientro nella drammatica categoria dello Sceglitore di Film, è una di quelle pellicole che, dove la metti la metti, ti fa fare bella figura con tutti, perché mixa quegli elementi che accontentano i palati fini, così come quelli di bocca buona: un attorone mai così in parte dai tempi di Donnie Darko, una trama coinvolgente e che si segue benissimo, una regia pulita, quadrata e quantomai efficace, una storia avvincente e che fa luce su un aspetto della vita televisiva che abbiamo sotto il naso tutti i giorni, ma sulla quale raramente riflettiamo, infine uno psicopatico mai sopra le righe, ma perfettamente credibile.

Nightcrawler è un tuffo nell’incubo di un folle moderno: non un Napoleone del crimine come il dottor Hannibal Lecter, ma un sociopatico del 2000, che ha capito qual è il suo posto nel mondo e che – soprattutto – è riuscito a coniugare le sue tendenze voyeuristiche (informazione di servizio: non esiste recensione di questo film che non comprenda la parola “Voyeur” e suoi composti) a quello che il pubblico esige dai mass media. Non più asettiche notizie sciorinate da un mezzobusto con la riga da una parte e la parlata strascicata, ma emozioni, sangue, pathos, storie.

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Alla fin fine quella de Lo sciacallo – Nightcrawler non è altro se non la storia esemplare per il disoccupato-tipo dei giorni d’oggi, il quale potrà emergere e ottenere ciò che desidera solo dedicandosi anima e corpo ai propri affari e – soprattutto – senza porsi alcuno scrupolo riguardo a bubbole come etica e morale. Esse hanno abbandonato queste terre (semicit).

Inutile continuare a ripetere quanto questo film vi conquisterà: sappiate solo che alla fine della visione – oltre a esservi goduti un thriller magistrale sotto tutti i punti di vista – sarete un po’ più consci di ciò che ci sta intorno, di come i telegiornali montino le notizie ad arte e di come noi spettatori boccaloni siamo in realtà quelli che gli concedono di infilarci le loro montature nel gozzo. Forse alla fin fine l’esemplarità di Lou non è così negativa: in un mondo di lupi che divorano agnelli, in un mondo di tutti contro tutti, gli unici che si riempiono la pancia sono coloro che evitano di porsi problemi morali e agiscono come gli sciacalli.

Article written by:

Federico Asborno

L'Asborno nasce nel 1991; le sue occupazioni principali sono scrivere, leggere, divorare film, serie, distrarsi e soprattutto parlare di sé in terza persona. La sua vera passione è un'altra però, ed è dare la sua opinione, soprattutto quando non è richiesta. Se stai leggendo accresci il suo ego, sappilo.

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