Gummo
Old Movies

Non ci sarà mai più un film come Gummo

Non ci sarà mai più un film come Gummo My rating: 4.5 out of 5

Per fare cinema ai giorni nostri è innegabile il fatto che si debba scendere a patti con il pubblico e con il politicamente corretto. Nella maggior parte dei casi l’arte di fare film si è trasformata in profitto, merchandise vario, con la paraculata intrinseca di creare qualcosa di popolare e fruibile a tutti.

Io l’ultimo Star Wars non l’ho visto e forse non lo farò mai, però da quanto ho letto online, mi è sembrata un’altra utile mossa commerciale e non una ricerca dello spirito dell’arte.

In una società come la nostra spesso viene imposta, soprattutto in maniera implicita, una certa forma d’autocensura. Se domani un giovane regista avesse le potenzialità, il budget e una storia per mettere in scena la sua opera prima si troverebbe davanti ad un dilemma: andare sul sicuro con qualcosa di già visto e rivisto che sa di funzionare o sperimentare?

Gummo

Sono pochi i registi che hanno la forza e il coraggio di osare e ovviamente questa lucida follia poi al botteghino ne risente. Se ti chiami Gaspar Noè o Yorghos Lantymos, te ne freghi e bacione ai rosiconi.  Non sono tanti quelli che in questo modo sono riusciti comunque a crearsi ed essere venerati da una nicchia di folli cinefili.

Oppure un altro film parecchio malato che mi ha affascinato parecchio, anche se non poco disturbante, è stato Swiss Army Man. Si quello dove Daniel Radcliffe è un morto che prende vita e viene aiutato da Paul Dano per provare a capire come funzioni il mondo.

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Questo breve prologo mi serviva per avvertirvi del fatto che io guardo un sacco di film e più sono strani, più amo perdermi dentro i loro meandri. Ma Gummo, forse, è davvero troppo assurdo anche per me.

Nel 1997, a soli 24 anni Harmony Korine,  gira il suo primo film e ci porta a Xenia, piccola cittadina dell’Ohio distrutta da un tornado. Il tragico evento, oltre a portare morte e distruzione, ha spazzato via regole, moralità lasciando tutti in una situazione di degrado.

Solomon, (Jacob Reynolds) è un bambino che ha perso ogni punto di riferimento. Abbandonato a se stesso deve cercare di crescere da solo. E fin qui niente di nuovo, già con Tarzan abbiamo assistito a una storia del genere. La differenza fondamentale è che in realtà qui una società esiste però ormai non solo è in decadenza, ma prossima all’autodistruzione.

È un terribile paese dei balocchi dove si ammazzano i gatti, si sniffa colla ed è normale fare sesso con le prostitute. Una realtà nella quale le donne sentono il bisogno di mettersi in mostra e per sentirsi più belle non hanno paura di strapparsi lo scotch dai capezzoli.

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Le varie famiglie disintegrate, moralmente e fisicamente, non solo non riescono a fornire un  supporto, ma neanche ci provano.Non esistono esempi positivi, la rassegnazione si è diffusa tra gli abitanti che vivono ormai rassegnati.

Solomon in realtà ha pure un amico, Tummier, un giovane di qualche anno più grande. I due passano le giornate alla disperata, compiendo azioni non troppo lecite che lo spettatore vorrebbe condannare, anche se probabilmente non si osa ad infierire.

La storia è praticamente questa, tuttavia la sua importanza non è prettamente lo svolgimento dei fatti, ma il descrivere questa città ferita. Ci sono infatti alcuni filmati (termine tecnico footage) che potrebbero anche non rappresentare un effettivo ordine cronologico.

I temi affrontati sono forti e non presentano quelle censure, dettate dal politicamente corretto o dalla tutela del bello, provocando disagio e disgusto. La bravura del regista sta quindi nel colpire allo stomaco, non solo perché parla di abusi sessuali, razzismo, omofobia, povertà ecc.

Una delle scene che ho trovato più inquietanti è quella degli spaghetti nella vasca da bagno. Forse a qualcuno sarà venuta in mente guardando l’immagine. Nel caso è consigliata per i più temerari (non a orario pasto) recuperarla qui.

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La musica, prevalentemente punk e metal, accentua quella sensazione di rabbia e sgomento.

Gummo alla prova del Box Office ha deluso, però ha avuto la capacità e la fortuna di diventare un cult tra i film di genere. Può essere paragonato ad esempio al primo Trainspotting, anche se la pellicola di Danny Boyle non si era spinta oltre certi limiti (alti ovviamente) Un altro film, italiano, che mi piace citare in questo caso è Funeralopolis per la sua crudeltà, però necessaria, nel documentare la vita di periferia degli esclusi, persone che tendiamo a evitare anche se possono vivere a pochi passi da noi.

La cittadina di Xenia, diventa lo specchio di una civiltà abbandonata dopo un tragico evento e svuotata dalla forza necessaria per rialzarsi,  preferendo scegliere una lenta e malinconica agonia. Forse, esiste una speranza, racchiusa in un ragazzo con uno stupido vestito da coniglio, cit.

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Assurdo, grottesco, violento, traumatico, sono alcuni aggettivi per lodare l’opera di Harmony Korine, del quale sicuramente andrò alla ricerca di qualche altro film. Non nascondo la morbosità di sapere se possiamo asserire anche lui tra i registi pazzi e geniali che fanno Arte con la A maiuscola o se il suo esordio sia stato un moto estremo di gioventù.

In conclusione possiamo salutarci con la triste distopia che dal 1997 a oggi, 23 anni e fa impressione dirlo, esistano ancora nel mondo città come Xenia. Purtroppo situazioni di crisi e disagio si stanno diffondendo,  con una società che rischia di crollare su se stessa portandosi con se migliaia di persone che lottano tutti i giorni con il proprio futuro per restare a galla.

Il cinema invece si è un po’ edulcorato in questi ultimi anni e quindi difficilmente ci sarà un altro film come Gummo. 

Nonostante non sia proprio leggerino e consigliato in una serata romantica, tutti dovrebbero vederlo per incazzarsi con una società sbagliata. Sentirsi  colpevoli, anche rimanendo seduti comodi, non è mai stato così facile.

Article written by:

Nicolò Granone

Simpatico, curioso, appassionato di cinema, sono pronto a esplorare l'universo in cerca di luminosi chicchi di grano da annaffiare e far crescere insieme a voi, consigliandovi ogni tanto film da scoprire qui alla luce del Sole.

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