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“Non sono cattiva, è che mi disegnano così”: Chi ha incastrato Roger Rabbit?

“Non sono cattiva, è che mi disegnano così”: Chi ha incastrato Roger Rabbit? My rating: 4.5 out of 5

Prendete Robert Zemeckis e fategli leggere il romanzo di Gary K. Wolf, aggiungete qualche spruzzata hard-boiled à la James Ellroy, ed in meno di un secondo il regista pupillo di Steven Spielberg coinvolgerà quest’ultimo nella realizzazione di qualcosa di indefinibile e indimenticabile. Perché? Perché mischia attori in carne ed ossa e cartoni animati, Walt Disney e Warner Bros, noir e commedia come nessuno prima d’ora aveva fatto. Stiamo parlando di Chi ha incastrato Roger Rabbit?, e la cosa fa ancora più effetto se si pensa che il tutto è stato girato nel 1988. Per intenderci, Space Jam, che attingerà a mani basse da quest’opera, arriverà solo otto anni dopo.

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Oltretutto, per essere un film per bambini, la storia è parecchio scabrosa: siamo nella Los Angeles degli Anni Quaranta, e quindi nella Hollywood più dorata e più indebitata che si possa immaginare, e Eddie, impersonato da un simpaticissimo Bob Hoskins, è un detective alcolizzato dal torbido passato che viene ingaggiato da Maroon, il proprietario degli studi di animazione, per provare il tradimento di Jessica Rabbit nei confronti del marito, l’attore Roger. E fin qui tutto bene, se non fosse che Roger è un cartone animato, per di più un coniglio, e Jessica pure – un cartone animato, si intende, dato che le sembianze sono più simili a quelle di una qualsiasi Veronika Lake dell’epoca.

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Comunque: Jessica sembra davvero aver tradito Roger con Marvin Acme, proprietario dei terreni su cui sorgono gli studi, ma nulla è come appare. Le cose si complicano con l’omicidio di Acme, per il quale Roger è naturalmente il primo sospettato; e tuttavia, la solerzia del mefistofelico giudice Morton nel volerlo incriminare desta più di un dubbio in Bob, che decide di andare a fondo. Tanto più che questo Morton – al secolo Christopher Lloyd, altro grande asso nella manica di Zemeckis – si è inventato nientemeno che la salamoia, l’unica sostanza in grado di uccidere i cartoni, e pare smanioso di sperimentarla. Riusciranno i nostri eroi a salvare Cartoonia dalle brame del perfido giudice? Certo che sì, è pur sempre un film per ragazzi; ma non senza numerosi colpi di scena.

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Chi ha incastrato Roger Rabbit? è straordinario per molti, moltissimi aspetti: oltre alle già citate commistioni di cui sopra, per la prima volta in un cartone animato – che quei puritani degli americani hanno subito bollato come non adatto ai minori di tredici anni – viene mostrata una femme fatale. E non una qualsiasi: siamo di fronte alla classica, bellissima e pericolosissima, proprio come nei noir più cruenti, e perfettamente consapevole di esserlo – è ormai immortale la battuta “non sono cattiva, è che mi disegnano così”. Zemeckis ha persino dovuto tagliare una scena, bollata come troppo spinta.

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E ancora: in questo film oltre al miscuglio degli studi c’è pure quello delle epoche: a Jessica Rabbit fa da contraltare, anche se per poco, una deliziosa Betty Boop in bianco e nero, con tutti gli annessi ammiccamenti all’epoca del proibizionismo e delle squillo, sì, ma di classe. Il tutto sullo sfondo di squallidi speakeasy, polverosi uffici che fanno anche da casa, boulevard stellati e vicoli malsani.

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È questo il punto forte di questo capolavoro: infila, uno dietro l’altro, tutti i peggiori stereotipi di quel genere e li rende irresistibili. E dunque: neonati cattivissimi e ninfomani, detective che si fanno trovare con le braghe calate e un paio di tette sotto al naso anche se “non è come sembra”, giudici corrotti che sembrano uccelli del malaugurio, ben tre omicidi di cui uno particolarmente cruento. E tanti, tantissimi riferimenti al sesso.

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Se a tutto ciò aggiungiamo una maestria fino ad allora sconosciuta nell’unire animazioni e fotogrammi, si capisce perché il New York Times nel 2012 abbia inserito questo film tra i mille più belli di sempre.

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Attenzione però, perché tutti questi meravigliosi dettagli non devono distogliere dal messaggio di fondo del film: ridere fa bene, anzi, “a volte è l’unica arma che ci rimane”. Non per niente il cattivissimo Morton non tollera l’esistenza di un posto come Cartoonia, regno del nonsense e dell’umorismo. E ancora, quando Jessica Rabbit viene interrogata sul perché abbia sposato Roger, la risposta non può essere che una, tanto candida quanto lapidaria: “perché mi fa ridere”.

Imparate, gente.

P.s. ricordatevi di fare un salto dai nostri amici di Impero Disney!

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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