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Operazione paura: un film di Mario Bava, maestro del cinema di genere

Operazione paura: un film di Mario Bava, maestro del cinema di genere My rating: 4 out of 5

Mario Bava: otto lettere per descriverlo → Il CRISTO. O, per meglio dire, colui che regna. Se qualcuno non sa chi sia Mario Bava, gli basti comunque sapere che egli, all’incirca fra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso assurge a CRISTO della regia. Una ventina d’anni di carriera. E il “bavone” rompe il culo a tutti. Rivoluziona. Horror, noir, gotico, fantasy: sono solo alcuni dei generi che cristallizza e perfeziona. E ancora oggi è proprio Hollywood che lo ringrazia.

Registi del calibro di Scorsese, Tarantino, Burton, riconoscono in Bava un grande regista del cinema di genere, un esempio dal quale molte sequenze delle loro opere derivano. David Lynch, nel finale di Twin Peaks, riprende con una cura maniacale il finale di quel capolavoro di Operazione paura. Ve lo ricordate quando Dale Cooper corre come una sorta di leprotto in calore attraverso i corridoi rossofuoco della “Loggia Nera” nell’ultimo episodio della serie? Ecco. Ve la ricordate quella sensazione di paura? Di nodo alla gola. Di stravolgimento allo stomaco. Lynch è Dio, e con Twin Peaks rivoluziona, non c’è dubbio. Ma, se non ci fosse stato Bava, quel finale non sarebbe mai stato così perfetto.

Ora vi chiederete come mai il nome di Bava non sia sulla bocca di tutti, come mai non gli abbiano mai dato l’OSKAR!!!! Ebbene: più o meno, a Marione, per girare i suoi film, gli davano 400 lire, qualche pacchetto di Frollini Eurospin secchi, una caraffa di cedrata, farina tipo 00, dei tappini in ergal, uno spaghetto rotto. Ebbene, con una simil dotazione, se sei IL CRISTO (vedi Mario) puoi riuscire anche a fare qualcosa di qualitativo, ma non puoi sperare di balzare agli onori delle cronache cinefile.

Dunque: Operazione paura. La storia è semplice. Un medico tutto impomatato e con la faccia plasticosissima arriva con la sua carrozzella trainata da equini in uno sperduto paese di campagna, chiamato d’urgenza dal commissario di polizia locale a causa della misteriosa morte di una giovanissima ragazza del luogo.

Dopo circa 35 secondi, il nostro medico, che d’ora in poi chiameremo Lele Martini in onore della celebre serie tv Un medico in famiglia, si rende conto che gli abitanti del posto vaneggiano indiscutibilmente.
Due tipi tentano infatti sin da subito di seppellire il corpo della giovane morta senza che sia permesso a Lele di fare l’autopsia.
Tuttavia Lele li fotte, fa l’autopsia e trova nientepopodimenoche una moneta nel cuoricino della giovane morta.

Le vicende misteriose si protraggono una dietro all’altra, fino a che non si scopre che altre morti simili a quella della ragazza sono accadute e continuano ad accadere, colpa, a detta di alcuni, di una maledizione che incombe sugli abitanti del paese, che ha origine in un terribile fatto accaduto molti anni prima. In una vecchia villa che sovrasta il paese, infatti, si dice aleggi il fantasma della piccola Melissa Graps, morta anni prima anch’ella in circostanze drammatiche.

Il Dottor Lele Martini, protagonista della pellicola

Il Dottor Lele Martini, protagonista della pellicola

La vicenda è banale, davvero.
La storia è palesemente una boiata girata con quattro danari. È Bava che la plasma in maniera del tutto originale, riuscendo a mettere in piedi un’opera magistrale, una bomba a orologeria carica di effetti speciali (primitivi, eh, ma efficacissimi).

L’atmosfera che si respira è costantemente da nodo alla gola. Lo spettatore si lascia guidare dalla cinepresa che scivola come una saetta davanti ai suoi occhi, proiettandolo in una dimensione di costante tensione emotiva. Non è permesso ragionare, pensare, tentare di dare una risposta a tutti i misteri che avvolgono lo sperduto villaggio.

Bava ci blocca, ci inchioda letteralmente alla sedia, ipnotizzandoci. Fotografia di color verdemarcio-giallopiscio ansiogenissima, cromatismi folli, distorsioni psichedeliche che rimandano direttamente al cinema espressionista – c’è tanto Murnau, Weine, primissimi piani di volti che si parano improvvisamente davanti allo spettatore apposta per farlo soffocare dall’ansia; per non parlare dell’incredibile piano sequenza finale di cui abbiamo già parlato, dove il dottor Lele, correndo nella villa, grazie a un maestoso – ripeto, MAESTOSO – montaggio, attraversa una roba come otto volte la stessa stanza, per poi accorgersi alla fine di tutto ciò di stare inseguendo sé stesso (?!).
Bava inserisce dei veri e propri ‘topoi’ del cinema gotico e horroristico.

Una fra le tante (splendide) presenza che abitano lo sperduto villaggio

Una fra le tante (splendide) presenze che abitano lo sperduto villaggio

Ma la figura più inquietante di tutte è una. LA BAMBINA CON LA PALLA DI GOMMA. Appare una bambina munita di palla di gomma. Appare davvero. E lo giuro. È più inquietante di Beppe Vessicchio nudo. Di Gerry Scotti vestito da Harry Potter. Le gemelline indemoniate di Shining non possono che essere nate da questa bruttissima bestia indiavolata. È palese. Ma non solo Kubrick trae spunto da questo personaggio baviano. Anche Federico Fellini, nel suo Toby Dammit (episodio di Tre passi nel delirio) cita letteralmente la bambina di Bava: c’è solo una piccola differenza, al posto che giocare con la palla, in Fellini, la bambina gioca con una testa.

La terribile ragazzetta

La terribile ragazzetta

Con Operazione paura ci troviamo di fronte ad un’opera antinarrativa; a Bava non gliene frega proprio una sega di spiegare perché succedono ‘sti macelli, vuole semplicemente farti morire di terrore catapultandoti in sto mondo onirico dove la gente è matta e superstiziosa – e anche un po’ cerebrolesa – e dove le vicende non sono chiare nemmeno a chi le escogita; è questa la vera forza del film, il motore che fa di questa pellicola un’opera degna di essere vista. Con Operazione paura, con Bava, siamo di fronte a delle gran porcherie. Niente orpelli, niente luci naturali di stocazzo alla REDIVIVO o sfoggio di effetti speciali alla 2001: Odissea nello spazio, ma un cinema puramente terrificante. Un ritorno alle origini. Godete di questa visione. Nella sua innocenza vi terrorizzerà. Ma guardate Bava, guardatelo tutto. Non è solo horror. I volti di Bava sono tanti. Al termine della favola di Operazione paura, comunque, c’è una sottospecie di finale, ma fidatevi, della storia vi dimenticherete dopo poco.

Sull’Olimpo dei grandi della settima arte c’è anche lui: Mario Bava. La testimonianza vivente che anche in condizioni disastrate si può fare cinema. Grande cinema.

Consiglio la visione con un animale da cortile… tipo una mucca.

Se gli horror sono la vostra passione, fate un salto dai nostri amici di Film esageratamente da paura!

Article written by:

Lorenzo Montanari

"Il ragno rifugge dal bugigattolo, ma è ben attento alla preda. Sarà l'ora di fare un bagno, Edison?" Sestri Levante, Genova, Italia.

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