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Orgoglio e Pregiudizio e Zombie

Orgoglio e Pregiudizio e Zombie My rating: 3 out of 5

Prendete i miei soldi, non li voglio.

Autori, registi e produttori senza scrupoli si approfittano continuamente di me.

Della mia ingenuità, della mia buona fede, di tutto ciò che di pulito e caro alberga nel mio cuore.

  • Mi hanno incatenata su una scomoda seggiolina a vedere Indiana Jones 4, in memoria dei miei primi, timidi, sussulti sessuali prepuberali.
  • Mi hanno convinta che Yattaman di Takashi Miike fosse cosa buona e giusta.
  • Mi hanno persino fatto credere che “La fine del mondo” fosse all’altezza del resto della Trilogia del Cornetto.
  • Ma soprattutto, hanno capito che appena nel titolo intravedo la-parola-con-la-Zeta (quella che non è Zorro e non è Zebra) entro immediatamente in un trip allucinatorio per cui credo di essere Onassis e mi compro qualsiasi troiata.

Vi basti sapere che sto seguendo The Walking Dead. Ancora. Sono sopravvissuta alle camminate nel bosco, ai dialoghi paternalistici e all’espressività da boiler di metà del cast. Alla colonna sonora fatta con un’app dell’iPhone3. Ai flashback in bianco e nero immotivati. A Rick.

Tutto perché comunque, magari per cinque minuti, compaiono loro: tumefatti al punto giusto, già un po’ frollati, con accessori di classe e frattaglie sapientemente incollate dove meno te lo aspetti.

Non dovrebbe stupire, dunque, che mi sia bevuta come un vecchio in cabina elettorale anche “Orgoglio e Pregiudizio e Zombie”. E che sia qui, su TheMacGuffin, a testimoniare che in fondo non era poi così male, eh. Che io mi sono divertita. Che gli innesti nella trama originale erano ben fatti, che la regia aveva una sua onestà, che la peperonata in faccia agli zombie sembrava quasi sangue vero.

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Ma andiamo con ordine: Seth Grahame Smith è uno scrittore paraculo. Uno di quelli che ti sfilano il portafoglio di tasca con una mano e con l’altra ti battono una pacca sulla spalla, dicendoti che, ehi, amico, sei proprio un grande. È autore di bestseller mashup, co-sceneggiatore delle trasposizioni cinematografiche dei suoi stessi libri, e presumo escort d’alto bordo. A lui si deve il commovente “La leggenda del cacciatore di vampiri” – e giusto per levare ogni dubbio, sono orgogliosa proprietaria del pregevole tomo – in cui un Abraham Lincoln filologicamente discutibile conficca paletti nel cuore a destra e a manca.

E a lui si deve l’Opera che dà il titolo a questo articolo: Orgoglio. E Pregiudizio. E Zombie. Una dichiarata riscrittura del classico di Jane Austen, fedelissimo negli snodi narrativi, con quel quid putrefatto in più. Confesso di non aver letto questo must-have (mi smalvava il cuore solo l’idea di una riscrittura di Orgoglio e Pregiudizio) ma il film non vedevo l’ora di vederlo. A questo punto, direi che il motivo lo avete capito.

All’opera si può imputare un’unica – ma gravissima – mancanza: il carisma. Il Signor Darcy (interpretato dallo stesso presuntofigo improbabile che faceva l’uomo corvo in Maleficent) non è mai stato meno interessante di così. Nei panni di Elizabeth Bennet ci hanno sbattuto la sosia speculare di Keira Knightley, giusto per non confondere lo spettatore anziano. A portare a casa la baracca ci pensa Matt Smith, che interpreta in maniera molto divertente il reverendo Collins due giorni prima del coming out.

Ma io cosa posso dirvi, miei giovani amici. Questo freddo cuore di non morta ha avuto più d’un sussulto di divertimento, durante la visione. Affrontate la proiezione cinematografica di “Orgoglio e Pregiudizio e Zombie” come una passeggiata serale lungo il Viale del Tramonto del trash e ne uscirete sazi e soddisfatti. O, mal che vada, avrete Uscito Il Cane. Non avete un cane? Non posso risolvere tutti i vostri problemi.

Armatevi di pala e riesumate Lassie.

Se gli horror sono la vostra passione, fate un salto dai nostri amici di Film esageratamente da paura!

 

Article written by:

Sara Boero

Sua madre dice che è nata nel 1985, a lei sembrano passati secoli. Scrive da quando sa toccarsi la punta del naso con la lingua e poco dopo si è accorta di amare il cinema. È feticista di Tarantino almeno quanto Tarantino dei piedi. Non guardatele mai dentro la borsa, e potrete continuare a coltivare l'illusione che sia una persona pignola.

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