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Piccoli Brividi – o dell’amore per i libri, gli horror e gli Anni Novanta

Piccoli Brividi – o dell’amore per i libri, gli horror e gli Anni Novanta My rating: 3 out of 5

Che gli Anni Novanta siano la mia decade preferita in tutta la storia del globo terracqueo è ormai cosa nota: i look improbabili, il benessere, la totale assenza di problemi, probabilmente dovuta al fatto che all’epoca il massimo dell’impegno che mi era richiesto consisteva nel decretare chi fosse la mia amichetta del cuore. Amichetta che, tra le tante cose, ebbe un ruolo fondamentale nella mia formazione: era infatti grazie a lei, che mi passava sottobanco questi tomi proibiti, che potevo immergermi nella lettura dei Piccoli Brividi, protagonisti indiscussi dell’infanzia di ogni mio coetaneo e assolutamente vietati in casa mia. Sarà stata colpa del risvolto delle pagine verde brillante, delle copertine degne dei peggiori blockbuster d’oltreoceano, dei titoli che evocavano cose ben più raccapriccianti di quelle effettivamente descritte all’interno dei libri, degli adesivi dell’ultima pagina che sarebbero stati appiccicati su ogni muro disponibile, fatto sta che la saga per ragazzi per eccellenza poteva varcare la soglia dell’appartamento solo se accuratamente camuffata tra un quaderno e un diario.

È superfluo specificare che, per una bambina di poco meno di dieci anni già di per sé attratta da tutto quello che poteva sembrare vagamente orrorifico, questo divieto aggiungeva l’inevitabile fascino del proibito: i Piccoli Brividi sono stati per me l’equivalente di Playboy per qualche adolescente ormonato. Immaginate quindi la mia gioia quando, a distanza di ben venticinque anni, ho appreso che questi libri sarebbero stati trasformati in un film, per di più con Jack Black, per di più con tutti i mostriciattoli / spiritelli / esseri malvagi riuniti insieme che manco una cena di classe.

Già, perché il Piccoli Brividi di Rob Letterman non si limita a prendere una delle tante storie della collana e a trasferirla su celluloide; nossignori, il nostro decide di prendere tutti quanti i tascabili, frullarli insieme e dare vita a un omaggio ai Nineties. Come? Molto semplice: facendo trasferire controvoglia Zach (Dylan Minnette) e la madre a Madison, minuscola cittadina della provincia americana, e facendogli conoscere lo sfigatissimo e altrettanto simpatico Champ (Ryan Lee) e Hannah (Odeya Rush), misteriosa ragazza dal padre scostante, per usare un eufemismo. E che però ha tutte le ragioni per esserlo: trattasi infatti di Robert L. Stine, autore dei Piccoli Brividi con un piccolissimo problema da affrontare. Le creature della sua fantasia possono infatti saltare fuori dalle pagine dei suoi manoscritti, con conseguenze devastanti. Ecco perché il poveretto tiene sottochiave libri, figlia e pure se stesso. Ma si sa, nulla può fermare la curiosità di un gruppo di ragazzini: ecco quindi mostri delle nevi, gnomi cattivissimi, lupi delle paludi e soprattutto il cattivissimo pupazzo Slappy pronti a invadere Madison. Toccherà allo scrittore e ai suoi giovani ammiratori tentare di arginare il disastro.

A prima vista Piccoli Brividi potrebbe sembrare il solito filmetto per bambini; e sarebbe così, se non fosse per alcuni, fondamentali particolari. Primo su tutti Jack Black, che si diverte da matti a interpretare un R. L. Stine in perenne complesso di inferiorità nei confronti di Stephen King, e che con le sue smorfie da solo vale il film. Secondo, per la trama, che sarà sì un mezzo plagio di Jumanji (non per niente un’altra cosa che all’epoca andava fortissimo), ma sfido a non lasciarsi prendere. Terzo, per le citazioni colte di cui è pervaso tutto il fim – una su tutte, Stine nei panni di un moderno Gulliver mentre viene assaltato dai lillipuziani, pardon, gnomi.

Ultimo, ma non per importanza: l’amore che l’intero film trasuda non solo per i Piccoli Brividi, ma per tutta la letteratura. Che può creare mostruosi blob, gigantesche mantidi religiose, mostri dallo spazio, ma anche meravigliose ragazzine fantasma – sarà per questo che i protagonisti sono infinitamente più belli di un qualsiasi adolescente medio reale? Chicca per veri intenditori: la sigla finale, una strabiliante carrellata delle copertine disegnate dal mitico Tim Jacobus.

Il seguito di Piccoli Brividi è furbescamente in uscita proprio in questi giorni: nell’attesa, godetevi un Halloween amarcord, tra risate (tante), spaventi (pochi, a meno che non abbiate la stessa età dei protagonisti) e nostalgia (un sacco, ma proprio un sacco).

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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