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Pirati dei Caraibi 5: La vendetta di Salazar (su noi spettatori)

Pirati dei Caraibi 5: La vendetta di Salazar (su noi spettatori) My rating: 3 out of 5

Pirati dei Caraibi, 14 anni dopo

Se siete brave persone, e quindi accaniti lettori di The MacGuffin, non vi sarà sfuggito il mio allarmante feticismo per la saga di Pirati dei Caraibi. Vi mando a fare un ripassino per non ripetere quello che penso dei precedenti 3+1 episodi, che qui mica stiamo a pettinare le bambole vudù.

Vi avviso anche che la recensione conterrà spoiler, ma che saranno prudentemente nascosti. Se avete già visto il film cliccate sul “+” quando ne vedete uno! Se non l’avete visto, nel titolo accanto al “+” vi indico molto carinamente il grado di spoilerosità dello spoiler, così valutate voi se sbirciare o meno. Prego.

Sconsiglio la lettura di quanto segue a chi non prenda molto, molto seriamente la faccenda della pirateria.

La continuità con la trilogia

Diciamo che un po’ tutti vogliamo ricordare Pirati dei Caraibi 4 come uno spin-off. Una fan-fiction mediocre ma ad alto budget. Un qualcosa che NON C’ENTRA con la storia che abbiamo amato. E in questo La vendetta di Salazar ci soddisfa pienamente, riallacciandosi a distanza di una ventina d’anni alla trilogia (e accantonando qualsiasi deriva trash di preti con la tartaruga, sirene, Penelopicruz en travesti). Riprendiamo da dove eravamo rimasti: con Will condannato al comando dell’Olandese Volante e Henry, il figliolo suo e di Elizabeth, che cresce e vorrebbe tanto liberare il babbo dalla maledizione per riportarlo a casa.

Per farlo ha bisogno di un potente manufatto: il tridente di Poseidone, capace di spezzare qualsiasi maledizione dell’oceano. Di supercazzola in supercazzola, Henry si decide a chiedere l’aiuto di Jack Sparrow. Che però ovviamente ha altri problemi: Salazar, capitano fantasma, gli ha giurato tremenda vendetta. Non vi sto ad ammorbare con i dettagli, su, il film l’avete visto o lo vedrete tra poco. Mi sembra però rilevante sottolineare come il quarto capitolo sia del tutto insignificante per la linea narrativa del quinto.

Mini-spoiler
L’unico cenno alla trama del quarto film viene fatto in relazione alla Perla Nera in bottiglia, “ridotta così da Barbanera cinque anni fa”. Esticazzi.

I nuovi personaggi

Henry, fin dal trailer, si identifica al primo colpo come rampollo Turner: ha lo stesso sguardo basito di Orlando Bloom. Anche le motivazioni del personaggio sono in continuità totale con quelle di Will, al punto da venire quasi “date per scontate”. Spiace dirlo ma ormai il lavoro di caratterizzazione dei coprotagonisti gli sceneggiatori di Pirati dei Caraibi lo fanno col pilota automatico. Un peccato, per una saga che – almeno all’inizio – si è contraddistinta per la cura nel dettaglio della scrittura.

Andiamo leggermente meglio su Carina, la protagonista femminile: astronoma per passione accusata di stregoneria in un mondo maschilista – come ci ricordano le battute sessiste costanti che le rivolge la ciurma. Il tema della discriminazione di genere però viene raccontato senza pippe e senza pretese, con leggerezza. Molto spesso quando la Disney ci propina un personaggio femminile emancipato ci troviamo davanti a una specie di Ken Shiro in gonnella, capace di mandare a tappeto con astuzia e improbabili mosse di kung-fu qualunque kraken. Carina non è una guerriera della domenica: è semplicemente una ragazza sveglia, che ha passato la vita a studiare la “mappa del cielo” per svelare l’enigma lasciatole in eredità dal padre misterioso.

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Ultimo, ma decisamente non meno importante, il nuovo villain Salazar (che qualcuno deve ancora spiegarmi il senso dell’omonimia col dittatore portoghese). Ebbene sì: il momento di pagare il mutuo è arrivato anche per l’ottimo Javier Bardem, in fila con una lunga schiera di valorosi per batter cassa a mamma Disney. Tutto bello, tutto giusto, e caruccetti i capelli che fluttuano, ma ogni tanto lo sguardo di Salazar tradisce la voglia di essere da un’altra parte, diciamocelo. In questo cattivo sembra non crederci nessuno: né gli sceneggiatori né l’interprete. Con Barbossa e con il magnifico Davy Jones eravamo decisamente su un altro livello qualitativo (notare che ho elegantemente omesso Barbanera).

L’evoluzione dei vecchi personaggi

E qui iniziano i guai. Mi concentrerò sui due personaggi principali, Jack e la sua splendida nemesi: il Capitan Barbossa. Due facce della stessa medaglia che si potrebbero quasi raccontare “al negativo” – tracciando un percorso coerente che prosegue in ogni episodio della saga.

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Jack, per l’intera saga, ci viene raccontato come un personaggio che all’apparenza può sembrare un buffone, un buono a nulla. Ma capace di sfoderare grandi risorse e sempre con in tasca un “piano B”. Com’è come non è la sfanga ogni volta. Però… però è sempre Barbossa quello che riesce DAVVERO a ribaltare le proprie fortune, e che ritroviamo ad ogni episodio più idolo. Da Capitano della Perla Nera e corsaro del Re, da corsaro a comandante della più grande e importante flotta pirata dei Caraibi. Barbossa è quello che ti regala una gioia ogni volta.

Mega-spoiler
RIP Barbossa. Giocata male, la morte di Barbossa, comunque. Succede talmente in fretta che non hai manco il tempo di farti un piantino come si deve, ma vi pare? Son cose da fare, queste? Anche l’attribuzione di paternità è due righe tirata via. BUUH.

Invece Jack… in questo Pirati dei Caraibi 5 il personaggio di Jack secondo me ha davvero una svolta interessante. Nel 4 si era trasformato in una macchietta di sé stesso, in un cartone Looney Tunes. La mia sensazione è che qui Jack si riappropri della sua tridimensionalità. Nel modo peggiore possibile.

Semi-spoiler
Il Jack che emerge da La vendetta di Salazar non è quel Jack che sembra uno scemo ma sa sempre come fregarti. È la fine di quell’uomo. Lo vediamo da ragazzo: un ragazzo (di CGI) con tutte le carte in regola per diventare un grande pirata. Un ragazzo che, forte delle sue capacità, continua a vivere con un’attitudine giocosa e sfrontata, incapace però di mettere a frutto fino in fondo il proprio talento. E che all’improvviso si ritrova a 50 anni, pirata di mezza età evidentemente fallito, senza nave, senza ciurma, senza tesoro, assolutamente disposto a barattare i suoi sogni (rappresentati dalla bussola) con una bottiglia di rum.

E poco ci crediamo, a quell’happy ending malinconico e sottotono a bordo della Perla, che sa di già visto e di già perduto. A me questo Pirati dei Caraibi sembra una grossa lapide anche sul personaggio di Jack Sparrow. Un modo per raccontarci un altro Jack Sparrow che sì, magari la sfanga sempre. Ma non inganna più nessuno.

Tutto considerato, se avete letto anche i due spoiler, questo quinto capitolo della saga piratesca più famosa del mondo a me sembra tanto…

L’epilogo di un’avventura

Sfiorando peraltro abissi d’inutilità con il cameo di Paul McCartney (che manco me lo fanno duellare con Keith Richards. Vi pare una cosa normale?), secondo me Pirati dei Caraibi ci saluta per sempre.

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Qui lo dico e qui lo spero, qui lo nego e qui lo temo, ma… La vendetta di Salazar potrebbe essere l’ultimo Pirati. Ha tutto il sapore di una chiusura, per quanto riguarda l’evoluzione dei personaggi e lo sviluppo della trama.

Spoiler secco
Barbossa è morto. Di sua figlia e del figlio di Will c’importa sega. Jack ha lo stesso identico finale che aveva in La maledizione della prima luna, ma con intorno una lugubre patina d’addio. E, come ho raccontato prima, per me si tratta di una “chiusura drammatica” per il personaggio, non di un lieto fine.

Persino la trama abbandonata di Will ed Elizabeth ha avuto una chiusura, e il sottofinale con il ritorno di Davy Jones può tranquillamente restare accennato e sospeso, senza un seguito.

Come me la vivrei, se la mia supposizione fosse esatta? Diciamo che stavo meglio prima. Diciamo che sarei stata meglio se si fossero fermati al terzo episodio, tirando le somme. Diciamo che sono comunque contenta di aver visto altre due avventure, anche se hanno praticamente demolito ogni mio adolescenziale entusiasmo: dopo aver visto La vendetta di Salazar ho voglia di andare a lavorare in banca e comprare folletti Vorwerk con tutti gli accessori, altro che avventure per mare. Lunga vita alle assemblee di condominio. E così via. Avete capito il mood. Sono emotivamente distrutta.

Se vi va di formare un piccolo gruppo di auto-aiuto, sentiamoci sulla pagina del MacGuffin, sventolando timidamente un Jolly Roger sbiadito.

 

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P.s. trovate l’articolo anche sulla pagina dei nostri amici di Giornale7. Fateci un salto!

Article written by:

Sara Boero

Sua madre dice che è nata nel 1985, a lei sembrano passati secoli. Scrive da quando sa toccarsi la punta del naso con la lingua e poco dopo si è accorta di amare il cinema. È feticista di Tarantino almeno quanto Tarantino dei piedi. Non guardatele mai dentro la borsa, e potrete continuare a coltivare l'illusione che sia una persona pignola.

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