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Point Break 2016 – Perché è bene non fare remake

Point Break 2016 – Perché è bene non fare remake My rating: 1 out of 5

La nuova versione del vecchio cult Point Break delude e non convince.

Poco tempo fa mi trovavo su un aereo (anzi, su tre, uno di seguito all’altro) di ritorno da una vacanza, per un totale di circa 15 ore di volo. Dopo aver dormito e chiacchierato un po’, ho acceso lo schermo touch incassato nel sedile davanti per prepararmi ad una bella maratona di film. Volevo solo guardare qualcosa per passare il tempo, niente roba troppo acculturata, e così scorrendo il menù sono capitata su Point Break – il remake del 2016.

Mannaggia a me.

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I nuovi Bodhi e Utah.

Ericson Core firma la nuova versione del film cult del 1991 di Kathryn Bigelow (leggete qui), fallendo miseramente. Soprassediamo per un attimo sul perché sia sempre necessario rifare splendidi film del passato (sono talmente belli così che è impossibile superarli, no?) e soffermiamoci invece sul lavoro di Core, regista e direttore della fotografia.

point breakJohnny Utah (interpretato dal bello seppur anonimo Luke Bracey) è uno youtuber specializzato in sport estremi che un giorno, per una tragica fatalità, vede morire davanti ai suoi occhi l’amico, durante una delle loro imprese. Cambiata vita, e spinto da una volontà di ferro, Johnny entra allora nell’FBI. Appena indossato il distintivo, si ritrova a seguire il caso di un gruppo di folli rapinatori che, secondo lui, stanno seguendo le orme del mistico poliatleta Ozaki. Le sue “otto prove” (surfare onde altissime, lanciarsi in paracadute, buttarsi in snowboard da una montagna eccetera), svolte in sequenza, porterebbero l’atleta al nirvana, all’illuminazione, nel tentativo di ricongiungersi con gli elementi naturali della Terra.

In un battito di ciglia, Utah diventa parte del gruppo capeggiato da Bodhi (Edgar Ramirez) e si lascia guidare da una sfida all’altra, cercando di non dimenticarsi del suo ruolo, fino all’epilogo “drammatico” e al necessario confronto tra i due, il point break appunto.

point breakDel film originale con Keanu Reeves e Patrick Swayze, bellissimi con i loro sguardi gemelli ma opposti, rimangono giusto i nomi dei personaggi (anche Lori, l’amante di Johnny, e Pappas, il vecchio poliziotto collega del protagonista) e poco altro. Core cerca di sfruttare i tempi moderni, fatti di video frenetici su YouTube e azioni spettacolari, confezionando un film adatto alla generazione dei millennial sempre attaccati ai video sul pc. Ma pur riempiendo gli occhi di immagini incredibili – e qui è necessario porre l’unico complimento allo stesso regista, che riesce a riprendere panorami da urlo e azioni al cardiopalma dei poliatleti – il film rimane comunque vuoto di significati.

Mentre l’originale Point Break arricchiva la trama abbastanza basica (il gruppo di amici surfisti che rapinano banche per poter finanziare la loro vita fatta di onde in giro per il mondo) con il rapporto duplice tra i due protagonisti, qui sia il poliziotto che il rapinatore non hanno alcuna verve. I personaggi scritti non hanno carattere, così come non lo hanno le conversazioni tra loro. Semplicemente il tutto è infarcito di una (inutile) filosofia zen pseudo – ambientalista, atta a giustificare le loro peripezie, ma che anch’essa non ha forza vibrante.

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Impossibile paragonare i surfers e il loro desiderio di libertà, di vita fuori dai canoni e dalle regole comuni, a questi quattro tizi che alternano party a scalate in free solo. Ciò che li spinge, qui, è un’idea vuota priva di significato, mentre nell’originale era un istinto di vita palpabile e percepibile in ogni inquadratura.

Impossibile paragonarli perché, semplicemente, Keanu e Patrick, i nostri Utah e Bodhi, sono e saranno sempre irripetibili.

Article written by:

Giulia Cipollina

28 anni, laureata, lavoro in un negozio di ottica e fotografia. Come se già non bastasse essere nerd: leggo tanto, ascolto un sacco di musica e guardo ancora più film - ma almeno gli occhiali per guardare da vicino posso farmeli gratis.

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