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Prendi i soldi e scappa – Storia di una piaga sociale

Prendi i soldi e scappa – Storia di una piaga sociale My rating: 4 out of 5

“Io credo che il delitto alla lunga renda bene, insomma, offra soddisfazioni. Le ore di lavoro non sono molte, non dipendi da nessuno, viaggi, conosci gente interessante… Insomma, è un buon lavoro, in generale”

Ci sono quei film che non si possono non conoscere e, almeno in parte o almeno per finta, apprezzare. Ci sono i film preferiti, quelli di cui conosciamo a memoria ogni battuta. I film “tallone d’Achille”, che niente da fare devi piangere ogni santa volta come un poppante salutando dignità e decoro. E poi ci sono quelli che non ti tradiscono mai, quelli che se hai bisogno di tirarti su il morale, di ridere con gli amici o da solo come un imbecille sono sempre lì pronti a compiere il proprio dovere. Per me, Prendi i soldi e scappa, primo film diretto da Woody Allen, rientra a pieno titolo in questa categoria. Certo, far ridere è molte volte più difficile che far piangere. Certo, la comicità è qualcosa di molto soggettivo e personale. Ma ragazzi questo fa proprio ridere. Se non lo avete ancora visto, prenderò spunto dal signor Starkwell e ve lo insegnerò a bastonate.

  “Benché non riesca ad entrare nella classifica dei primi 10 pericoli pubblici, egli vince il titolo di gangster dell’anno”

Virgil Starkwell è il più inetto dei malavitosi in circolazione.

Di fatto Prendi i soldi e scappa è un documentario, corredato da interviste esclusive e filmati inediti, racconta la sua vita, dedita al continuo tentativo di far soldi con il crimine. L’infanzia, testimoniata dai professori, che lo ricordano come una piaga sociale, e dai genitori, che vergognandosi del disgraziato figlio si fanno riprendere solo dopo essersi mascherati da Groucho Marx, reca già il segno delle future malefatte.

Un ragazzo “poco dotato dal punto di vista fisico”, egli è molto legato al nonno, un “insano vecchietto” che, già poco stabile psicologicamente, viene colpito da una palla a una partita di baseball e si convince di essere il Kaiser Guglielmo II, mentre ha un rapporto conflittuale con i genitori e soprattutto con il padre.

Un ateo: ecco cos’era. Cercai di insegnargli Dio a bastonate ma fu inutile!

In realtà, benché ci provi con tutto sé stesso, il povero Virgil non riesce mai a mettere a segno un vero colpo, essendo totalmente incapace di pianificare ed eseguire un progetto criminale degno di questo nome. Ogni suo tentativo fallisce miseramente, culminando nell’immancabile scenetta dei suoi occhiali gettati a terra e calpestati.

“Dopo cena, facemmo una passeggiata. Le chiesi una ciocca dei suoi capelli, ma non avevamo forbici, e così cercai di strapparglieli. Fu molto coraggiosa”

In modo pressoché incomprensibile riesce a iniziare una relazione con la bella Louise, il cui affetto per Virgil viene spiegato dalla voce fuori campo tramite una serie di reperti della sua infanzia, che dimostrano quanto fosse disturbata.

E lei era così tenera, così dolce mentre camminava accanto a me nel parco. Dopo quindici minuti avevo già deciso di sposarla. Dopo mezz’ora, avevo rinunciato del tutto all’idea di rubarle la borsetta.

Costretto a scassinare un distributore automatico di caramelle per poterle pagare la cena, il nostro eroe decide di dare una svolta alla sua vita rapinando una vera banca. Ma qualcosa va storto: gli impiegati allo sportello non riescono a decifrare il suo minaccioso messaggio (“Cosa significa siete sotto giro?”). Nonostante Virgil sia armato di pistola (“Sembra tutto regolare, si accomodi”), il tentativo gli costa un nuovo ingresso in prigione.

-Quanto devi stare in prigione?
-Vediamo… ecco… io penso che, facendo un calcolo approssimativo… Che è oggi, mercoledì?
-Sì.
-Dieci anni.

Non è stata ancora costruita la prigione che può tenermi: uscirò da qui, dovessi spendere tutta la vita per farlo!

“Gli incredibili eventi” che resero Virgil Starkwell uno degli uomini più ricercati degli Stati Uniti (colpevole di furto aggravato, rapina a mano armata e sosta vietata continuata) rendono questo film una ripida discesa in quel delirio che è la mente di Woody Allen.

Non si può non ridere quando Virgil evade di prigione per caso, non essendo stato informato dai complici che il piano era stato annullato. Quando finisce ai lavori forzati e viene incatenato ad altri cinque detenuti. Quando svaligiando una cassaforte la trova vuota se non per una famiglia di zingari della Transilvania, preziosa solo dal punto di vista etnico. O quando ritenta la rapina in banca, dopo aver scelto attentamente i compari, che vengono presentati dal narratore con voce e musica grave.

Una sera avviene la riunione dei complici. Tra i nomi scelti appaiono alcuni dei tipi più sinistri del mondo del crimine. William Hommels. Ricercato per rapina, tentato omicidio e sputo dalle vetture della metropolitana. Frankie Wolfe. Ricercato per un delitto federale: proposte oscene ad un postino. Eddie Armstrong. Ricercato per incendio doloso, rapina, omicidio e violenza carnale su un cavallo minorenne.

 

 

Ed è tutto così! L’inetto Virgil viene trattato come un pericoloso criminale nonostante sia palesemente incapace di delinquere. I fallimenti si sommano l’uno all’altro e si ride sempre in una sequenza senza pause di gag esilaranti.

“Sono stato picchiato, ma mi sono difeso bene. A uno di quelli gli ho rotto la mano: mi ci è voluta tutta la faccia, ma ce l’ho fatta”

Woody Allen è ancora Woody Allen e basta. Non serviva ancora insegnare a qualcun altro a essere, muoversi e parlare come lui. La sua semplice e poco ingombrante presenza riempie il film di comicità anche involontaria, anche solo visiva.

Quando guardo questo film devo sempre stare attenta a chi ci sia nei paraggi, perché soffoco dalle risate in modo davvero imbarazzante. Di tutti i suoi film Prendi i soldi e scappa è forse quello a cui sono più affezionata, quello che manderei continuamente indietro per rivedere una scena o risentire una battuta. Non guardatemi così, non mentite, prima o poi tutti lo facciamo! E poi dai… la violenza carnale su un cavallo minorenne avrebbe steso chiunque.

Article written by:

Rosa Bartolone

Lettrice appassionata, fotografa dilettante, ladra di cioccolata con l'inutile talento di ricordare a memoria ogni battuta dei film che più le piacciono. Habitat naturale: primo volo per ovunque (o divano e Netflix, dipende..)

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