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Il primo Thor: quando la Marvel soffoca il suo stesso film

Il primo Thor: quando la Marvel soffoca il suo stesso film My rating: 2 out of 5

Non è un segreto che le grandi case di produzione USA abbiano sempre l’ultima parola sul montaggio dei propri film e vi sia una civil war vecchia come il cucco tra la personalità dei registi e le esigenze produttive

In caso di pellicole dal grande valore artistico, spesso (come il caso di Blade Runner o Amadeus), dopo anni, il film viene rieditato in una versione più simile a quella concepita dal regista.

Così non è per quanto riguarda i film commerciali di Hollywood, che riducono spesso il regista a un mestierante che deve corrispondere alle esigenze della produzione. Nel film deve succedere questo e quello, devi infilarci questo e quel personaggio che il pubblico ama, devi collegarti ad altri film, non ci devono essere elementi troppo disturbanti e così via.

Thor

Tutte le produzioni dell’MCU oggi

Nei film di supereroi questo problema si fa tanto più pressante, perché i personaggi sono molto popolari e spesso il desiderio delle case di produzione è “dare al pubblico quello che il pubblico vuole”. Che spesso è un’idea astratta e del tutto arbitraria.

Così, veniamo a noi: il Marvel Cinematic Universe (MCU). La loro saga inizia nel 2008 con Iron Man, un film che “sgarra” già molto rispetto alle aspettative produttive: l’interpretazione di Robert Downey Junior modifica totalmente il mood del film e fa prendere a quell’universo un tono auto-ironico, che finisce per essere molto apprezzato dagli spettatori. Arriva un secondo film di Iron Man e un altro Incredibile Hulk, molto più serioso e un flop commerciale, che è oggi da considerarsi quasi “apocrifo” all’interno del MCU. La Marvel intanto progetta di dare vita all’universo espanso, che deve culminare inizialmente nel film Avengers. Non avendo più i diritti cinematografici sui suoi personaggi più popolari – Spider Man, Fantastici 4, X-Men – deve puntare ad altri supereroi meno internazional-popolari, in testa Captain America e, appunto, Thor, a cui sarà dedicato il primo film della fase 1 dell’MCU post Iron Man.

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Prendiamo un grosso respiro: la Marvel, il cui grande dittatore è Kevin Feige, è decisa a battere strade meno “classiche” dopo il successo di Iron Man, un film che ha ridefinito il genere. Non più supereroi tormentati dalla doppia vita e dall’identità segreta, ma rockstar note a tutti, che vivono alla luce del sole, molto più risolti almeno nella loro condizione, che è anche indiretta causa di gag frequenti. La Marvel vuole puntare su questo anche per Thor (2011), ma prende anche decisioni curiose: prima fra tutte la scelta del regista, Kenneth Branagh, all’epoca ancora poco avvezzo a girare blockbuster.

Thor

Kenneth Branagh nel ruolo di Macbeth

Kenneth Branagh è un noto attore e regista britannico da sempre associato alle messe in scena shakespeariane, sia teatrali sia cinematografiche. Una scelta interessante quantomeno per un film Marvel. L’idea scatenante, forse, è proprio che la storia di Thor, Odino e Loki sia paragonabile a un dramma familiare shakespeariano.

Qui nasce la prima schizofrenia del film: la Marvel vuole che sia un dramma shakespeariano ma anche spassoso e pieno di gag.

Un’altra scelta apparentemente anomala della Marvel è cercare, per impersonare Thor, un volto ancora poco noto, sottoponendo a provini molteplici giovani attori. In realtà, questa scelta ha una valenza strategica: significa poter appiccicare quel volto a un personaggio che diventerà così un brand da merchandising, una “creatura” Marvel in tutto e per tutto. La scelta ricade sull’australiano Chris Hemsworth, fisicamente perfetto per il ruolo.

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Uno degli altri attori provinati per il ruolo di Thor è un giovane “protetto” di Kenneth Branagh: l’inglese Tom Hiddleston. Anche lui, quasi esordiente, viene lanciato alla fama dalla Marvel: non adatto per Thor, a Tom viene infatti assegnato comunque un ruolo molto importante nel film, quello del fratello cattivo, Loki, che Kenneth Branagh avrebbe voluto interpretare se fosse stato più giovane. Il personaggio godrà di là a qualche anno di una popolarità ingombrante, al di là degli stessi piani Marvel.

Branagh, quindi, pur obbligato da ragioni produttive, dà comunque una sua impronta al film: la parte su Asgard è seria, cupa, shakespeariana, la parte sulla Terra è gag, feste, tarallucci e vino. La frattura è ben visibile anche all’occhio di uno spettatore poco esperto, il film dà proprio l’idea di un patchwork di due film diversi cuciti a forza tra loro col fil di ferro.

Inoltre, come prevedibile, risulta fin troppo evidente l’inevitabile braccio di ferro tra regista e l’ultima parola Marvel, che taglia brutalmente tutte le parti più dialogate di modo che il film sia più leggero e action di quanto l’autore l’aveva voluto.

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Il grande capo della Marvel, Kevin Feige

Il primo Thor è da prendere come esempio emblematico di quando qualcosa non funziona tra apparato creativo e dittatura produttiva: è un compromesso tra troppe intenzioni diverse e si manifesta alla fine come un calderone annacquato, che vuole accontentare tutti senza entusiasmare nessuno. Anche il personaggio di Loki, che esploderà alla fama da Avengers in poi, risulta qui molto meno a fuoco. Se si integra il film con le scene tagliate, si nota come l’intenzione di Branagh fosse rendere Loki un cattivo più sfumato, che finisce a fare ciò che fa per un misto di calcolo, complesso di inferiorità ed eventi che precipitano. Il montaggio finale elimina tutte queste zone grigie e rende Loki più nettamente ostile al fratello.

Il regista prova a dare un costrutto e una personalità alla storia, dopodiché arriva la Marvel che, brandendo l’osso come la scimmia di 2001, spazza via tutte le parti dialogate e introspettive lasciando solo spazio all’action, alla spettacolarità, alle gag di Thor che non è capace di integrarsi sulla Terra nei tre giorni di numero che ci permane.

Insomma: è un film in cui si vede a occhio che qualcosa è andato storto.

Forse la visione di Branagh era davvero troppo “pesante” per un film Marvel. Ma la questione resta: perché chiamare lui, a questo punto, se si vuole solo botte e caciara alla Michael Bay?

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Questo problema lo stiamo recentemente vedendo nei film dell’universo espanso DC: Batman v Superman, Suicide Squad, arrivano all’assurdità di uscire di default in due versioni: una cinematografica, più breve, più focalizzata sull’azione, più né carne né pesce, e una per Home Video “estesa”, simile alla concezione del regista e finalmente approfondita.

La Marvel, in seguito, ha avuto esempi più felici di integrazione tra puro intrattenimento e stile personale del regista (su tutti I Guardiani della Galassia), ma per quanto riguarda la saga di Thor, che pure ha introdotto due dei personaggi più popolari dell’MCU, ha paradossalmente proprio in Avengers il suo episodio migliore. Il Loki scritto da Joss Whedon, teatrale, affamato di gloria e involontariamente buffo, ha di sicuro dato la cifra al personaggio rendendolo l’unico cattivo dell’MCU a cui il pubblico si è sinceramente affezionato. Allo stesso modo Thor, senza la palla al piede di Jane Foster, è più libero e funziona sicuramente meglio.

Il film Thor è infatti anche funestato da una delle love story più pretestuose dell’intero universo Marvel cinematografico: il Dio Del Tuono, sceso sulla Terra, in soli tre giorni (ripeto) si innamora della fisica Jane Foster, interpretata da una Natalie Portman che glielo leggi negli occhi che non ha neanche idea del perché è lì (AKA “voi esordienti ci metterete anche cuore a roteare martelli ma io sono già famosa e sono qui solo per i soldi”).

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Anche di Anthony Hopkins nel ruolo di Odino si percepisce il tangibile imbarazzo per la carnevalata.

Pure il suo personaggio, che dovrebbe essere positivo, è altamente opinabile: nel film esordisce dicendo ai due figli “entrambi siete nati per essere re, ma solo uno di voi salirà al trono”.

Ma mi raccomando, crea un altro po’ di rivalità tra i tuoi figli, che non mi sembra abbastanza.

Lo sappiamo dai tempi di Shakespeare che queste situazioni finiscono male.

Appunto.

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Dunque, elementi positivi del primo Thor:

  • Il dono di Tom Hiddleston all’umanità. E anche di Chris Hemsworth, dai. Detto con maggior dignità: l’azzeccatissimo casting di Thor e Loki.
  • Un uso della CGI interessante, con una Asgard assurdamente kitsch.
  • L’impostazione shakespeariana, per quanto solo accennata nel montaggio finale del film.
  • Non è noioso e cringy come Captain America: il primo vendicatore.
  • Il cameo di Stan Lee, ovviamente.

Non nego che mi piacerebbe molto vedere un montaggio del film come l’aveva pensato Branagh in origine. Ma la Marvel – inglobata poi nella Disney, ma non ancora all’epoca dell’uscita di questo – a differenza della DC non pare intenzionata a rimaneggiare ed estendere i suoi film.

Nel caso specifico di Thor è un peccato. Si percepisce, nel film monco rilasciato al cinema, che qualcosa da dire ce l’aveva.

Article written by:

Francesca Bulian

Posata su uno scoglio da un gabbiano nell'agosto '86. Storica dell'arte, fangirl, cinefila. Ama i blockbusteroni ma guarda di nascosto i film d'autore (o era il contrario?). Abbonata al festival di Venezia. Lettrice compulsiva e consumatrice di serie tv. Ha sempre un occhio di riguardo per i suoi attori feticcio - per meriti professionali ma più spesso estetici.

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