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Rebecca – La prima moglie, se la tua rivale è morta non puoi che perdere

Rebecca – La prima moglie, se la tua rivale è morta non puoi che perdere My rating: 5 out of 5

Io amo Alfred Hitchcock, l’ho sempre amato. Non solo perché è il “maestro del brivido” ma anche per come ritrae le donne, che sono spesso protagoniste dei suoi film.

Forti, fragili, enigmatiche, remissive, femmes fatales, brillanti, tormentate, diaboliche: è forse il regista che più ha studiato la moltitudine di sfaccettature della personalità femminile, film dopo film.

Rebecca – La prima moglie (1940) è fondamentalmente un ritratto di ben tre donne: la protagonista, la governante perfida e Rebecca, l’ombra, la moglie morta che vince sempre proprio perché incorporea, ineliminabile fisicamente.

A Monte Carlo, il vedovo e ricchissimo Massimo de Winter/Laurence Olivier incontra e sposa, alla velocità della luce, una giovane dama di compagnia/Joan Fontaine – il nome della protagonista non verrà mai rivelato.

La coppia va a vivere nella tenuta della famiglia di Max, Manderley, su regna incontrastata la signora Danvers/ Judith Anderson, la governante che nutre una vera e propria adorazione per la precedente signora de Winter, la bella Rebecca, tragicamente annegata poco tempo prima.

La nuova signora de Winter fatica non poco ad ambientarsi nella nuova vita, e il fatto che la governante non perda occasione di sottolinearne l’inferiorità rispetto a Rebecca di certo non aiuta. Ancora più grave è il fatto che anche Max sembri non riuscire a dimenticare la prima moglie.

Tutto questo passa in secondo piano quando viene riesumato un cadavere che si rivela essere quello di Rebecca, per cui il corpo che aveva riconosciuto Max è quello di un’altra donna: inoltre, lo yacht in cui era morta la signora de Winter mostra segni di un affondamento provocato, non casuale.

Si aprono quindi le indagini e per Max le cose iniziano a mettersi male…

Tratto da un bellissimo romanzo di Daphne du Maurier (suo è anche il racconto Gli uccelli, da cui il celeberrimo film omonimo), a cui Hitchcock si rifà fedelmente, Rebecca – La prima moglie è un thriller psicologico molto intrigante, a partire dai personaggi.

La protagonista, interpretata da Joan Fontaine (sorella e acerrima rivale dell’altra super diva/Highlander – 101 anni!- Olivia de Havilland), all’inizio è una timorosa e goffa fanciulla, innamorata di un uomo imperscrutabile che sembra vivere nel ricordo della prima moglie, decisamente superiore a lei per bellezza e spirito.

Nel corso della storia la ragazza acquista lentamente consapevolezza e autorità, nonostante i tentativi subdoli di minarne la sicurezza da parte della signora Danvers: personaggio di una cattiveria assurda, magistralmente interpretata da Judith Anderson, che per questo ruolo si aggiudicò l’Oscar alla Miglior attrice non protagonista.

Se la signora Danvers dagli occhi sgranati è senz’altro quella che ti rimane più impressa, Sir Laurence Meraviglioso Olivier incarna invece l’uomo che tutte noi NON vorremmo ma al quale non potremmo resistere: bello, tormentato, oscuro, elegante. Con qualche problemino di rabbia repressa ma si sa, gli psicolabili ci piacciono un sacco.

C’è un’altra protagonista, non meno importante degli umani: il castello di Manderley, un castello da favola gotica, il luogo in cui si dipana l’intero intreccio, palcoscenico e comprimario al tempo stesso.

Un posto che racchiude molti segreti, il grande amore di Max, l’altare a Rebecca della signora Danvers, un grandioso monumento che non può che far sentire misera e tapina la nuova signora: forse è ancora più inquietante della governante.

E Hitch? Nemmeno con Rebecca – La prima moglie riuscì a beccar l’Oscar alla Miglior regia, anche se la pellicola vinse quella per Miglior film.

Anche se lontano dal terrore di Psyco, qui Hitch è già maestro del brivido, anche se concepisce la suspance in modo diverso: poco o niente sangue, molti sospetti e parecchie implicazioni psicanalitiche latenti (i personaggi farebbero la felicità del buon Sigmund).

Come al solito non manca il cameo del regista: individuare il faccione rotondo di Alfred è un giochino che mi piace sempre, quindi non vi dirò niente, guardatevi il film e vediamo se lo trovate!

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Pontifico dal 1990. La mia idea di sport è una maratona di film o di serie TV: amo il cinema drammatico, i gialli e la Disney. Sono una lettrice onnivora ed insaziabile. Ascolto musica di ogni genere ma soffro di Beatlesmania acuta. Mi piacciono gli spoiler. Tento di mettere a frutto la laurea in Lettere. Il mio sex-symbol di riferimento è Alberto Angela.

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