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Rogue One – La nuova speranza è diventata certezza

Rogue One – La nuova speranza è diventata certezza My rating: 5 out of 5

Il primo episodio della Star Wars Anthology è finalmente sbarcato sul grande schermo e noi del MacGuffin ve ne parliamo in super anteprima…


AVVISO

La prima parte dell’articolo sarà spoiler free, mentre la seconda è riservata solo a chi ha già visto il film…


La galassia non è più così lontana lontana

Per voi che siete venuti da Marte e siete approdati per caso su questo articolo vi riassumo brevemente la faccenda: Rogue One è uno spin-off della saga di Star Wars che si pone nel periodo a cavallo tra gli episodi III e IV e va a raccontare come l’Alleanza Ribelle sia entrata in possesso dei piani per distruggere la Morte Nera. Semplice, semplice.

Non ci saranno discorsi magniloquenti e grandi tirate analitiche in questo articolo, perché a parlare è il cuore di un fan accanito ridotto a stracci, ma in senso positivo. In Rogue One inizia tutto con una famiglia distrutta e un mondo da ricondurre sulla retta via, esattamente com’era stato per Luke all’inizio dell’avventura che ci ha condotti fino a qui. Quello che però Edwards azzecca nel suo film (e dico “suo” non a caso) non sta tanto nel citazionismo (molto meno esibito rispetto a Episodio VII) o nella (ri)creazione di un’atmosfera, quanto nell’amore per il dettaglio e nella volontà di distaccarsi pur mantenendosi fedele (fedelissimo!).

Rogue One per noi fan era innanzitutto un grandissimo dubbio, funestato da un solo sordido termine: spin-off. La parola spin-off (così come molti sequel/remake(reboot) trascina con sé anni di delusioni, filmacci orribili e aborti vari che non sono mai riusciti a rendere merito agli originali di riferimento. La bravura di Edwards e del cast Disney è stata riuscire a trovare per Rogue One un suo spazio, un suo senso di esistere, un suo mood. Questo film esce per ultimo, ma – arrivando paradossalmente prima – giustifica gli episodi successivi (siete fan di Star Wars, lo sapete come funziona con questa roba) sia nel senso che amplia gli orizzonti di Episodio IV sia che ci invoglia eccome a vedere nuovi spin-off.
Sì, perché anche se George Lucas aveva iniziato la sua storia raccontandoci di una galassia lontana lontana sotto il tallone di un malvagio Impero Galattico, noi di questo Impero avevamo visto ben poco. Eravamo troppo impegnati a seguire Luke, a conoscere la via del Jedi, il valore di nuove amicizie e poi Yoda, e Darth Vader che ti spara a secco un”Luke sono tuo padre”…
La galassia era sì meravigliosa, ma lontana lontana per davvero. Con Rogue One e l’atmosfera di cupa disperazione di cui è permeato, invece, siamo molto più vicini a L’impero colpisce ancora che a Una nuova speranza. L’Impero c’è, è presente, non è solo un’astratta entità malvagia che deve essere combattuta a prescindere, per via di una qualche “pazza crociata idealistica”.

 In scala di grigio

Il film di Edwards invece ci permette di capire cosa fosse questo Impero, cosa facesse ai suoi abitanti, perché l’Alleanza Ribelle non fosse solo narrativamente necessaria, ma così tremendamente essenziale.
Rogue One poi è un film di spessore perché pone dilemmi ambigui, niente di trascendentale per la carità, ma per la (prima?) volta in Star Wars il confine tra bene e male non è così nettamente definito. Questa volta sotto la lente d’ingrandimento ci sono proprio i buoni solitamente senza macchia e senza paura: lo scontro tra bianchi e neri questa volta si riduce a una scala di grigi molto più interessante e realistica. Lo stesso personaggio di Jyn (Felicity Jones) ne è una prova lampante: l’Idea, la Causa, la Bandiera sono concetti alquanto distanti da lei. Lei che sarebbe facile assimilare al duo Luke/Rey, ma che invece se ne mantiene distante perché agisce quasi solo per motivi personali. La sua è una ribellione individuale che però assomiglia molto più a una vendetta che alla lotta per un ideale.

Sul lato tecnico una nota di merito va certamente agli effetti speciali inauditi che riescono a dipingere mondi vividi che si susseguono uno dopo l’altro; le scene di battaglia sono da cardiopalma e quando arriva la Morte Nera… tenetevi forte. Anche le musiche vanno ad elevare un comparto tecnico davvero invidiabile: una musica che è variazione di uno dei temi più famosi al mondo e che sa farsi aspettare, che non si concede in fretta allo spettatore, in modo che quando sente quelle note che hanno accompagnato la sua crescita allora sa che è il momento giusto, che è al posto giusto e che quello che sta guardando è proprio uno Star Wars.

Il film inizia lentamente, distribuendoci davanti al naso tutti i fili che piano piano vanno a intrecciarsi in una corda salda sulla quale possiamo arrampicarci. Un film che è una gioia per gli occhi di chiunque abbia amato questa saga ed entro il quale si possono rinvenire i soliti modelli narrativi che tanto funzionano: la multiplanarità degli scontri, la scelta tra bene e male, la ricerca, il sacrificio, la fede. Incasellato entro termini precisi (molto semplicemente l’Episodio III e l’Episodio IV in mezzo ai quali Rogue One si colloca) non soffre delle (poche) sbandate di cui ha sofferto Il risveglio della Forza, ma si pone più saldamente all’interno di un universo ben noto le cui prospettive, data un’opera di questo tipo, sono molto più rosee di quello che la parola “spin-off” fa solitamente presagire.
Con una battuta si potrebbe quasi dire che, visto Rogue One, Una nuova speranza sia il titolo giusto dato al capitolo sbagliato di Star Wars.

E con questo ci lasciamo: proseguite solo se avete visto il film oppure avete tanta voglia di spoilerarvelo. In entrambi i casi che la Forza sia con voi.


Da qui in avanti SPOILER a profusione


La bellezza di Rogue One fa capire che c’era bisogno di Rogue One

Per voi che, valenti e coraggiosi, avete fatto come il Vostro e siete andati al cinema la sera dell’uscita, beh questo spazio è solo per noi, una specie di privé in discoteca, solo che amiamo Star Wars, siamo nerd e la figa non ci interessa.

Tornando seri, Rogue One è un film che spiazza non solo per via della bellezza estetica di quello che si vede sullo schermo, la sua posizione mediana – mediana tra gli altri capitoli canonici che abbiamo già visto – non lo costringe a rimpicciolirsi, ma gli costruisce un alveo fatto apposta per lui. Mi spiego meglio: l’attenzione filologica di Edwards nel mettere insieme i pezzi e ricostruire il modo in cui i piani della Morte Nera sono venuti in possesso dell’Alleanza Ribelle va a riempire un buco di circa vent’anni del quale noi fan abbiamo sempre voluto sapere. Come si viveva dopo che i Jedi sono stati sconfitti e il cancelliere Palpatine è diventato l’Imperatore? Com’è cambiata la galassia? Quali sono state le nefandezze compiute dalle truppe imperiali? Rogue One è una risposta a tutte queste domande. Una storia che ci fa toccare con mano la crudeltà delle truppe imperiali e che prepara la venuta di Luke Skywalker perché ne sottolinea l’essenzialità.

Tra i due protagonisti delle saghe Star Wars fino ad ora complete – intendo Luke e Anakin Skywalker – Jyn Erso si pone a metà tra i due, rimanendo incorruttibile come Luke, ma votata a una causa come la vendetta che (e lo possiamo dire perché siamo nella parte spoiler) la condurrà inesorabilmente alla morte. Allo stesso modo il capitano Cassian in un qualche modo paga le cattive azioni commesse in nome della Causa con la vita, abbracciato a Jyn. Una morte ingiusta, forse, ma una morte serena, che dopo tanta (magnifica) CGI, dopo tanti combattimenti ed esplosioni, sa di realtà, riporta l’equilibrio nella Forza, se vogliamo usare la metafora. Jyn si sacrifica portando a termine la sua vendetta, redimendo suo padre, sé stessa e dando appunto una nuova speranza alla ribellione.

Ce ne sono di difetti?

Mi viene difficile trovare difetti in Rogue One, perché Edwards azzecca praticamente tutto: del lato tecnico abbiamo già detto, di quello narrativo pure, le creature sono splendide, il governatore Tarkin e la principessa Leia sono sostanzialmente perfetti, così gli androidi (standing ovation per quel super personaggio di K-2SO, che quando muore ci scappa il lacrimone), le ambientazioni, tutto è curato come al solito, perché il diavolo sta nei dettagli e il signor George Lucas diavolo se lo sa bene. Le due irruzioni di Darth Vader sono ben equilibrate e commisurate all’importanza che doveva avere in questa storia. Senza ricadere nell’ “Errore di Legolas” nel quale è – ahinoi – inciampato Peter Jackson negli due ultimi capitoli della saga de Lo Hobbit, Edwards gestisce al meglio Vader, affidando a lui l’unico “momento da spada laser” nel film. Ma è giusto così, e se ne avessi vista un’altra a caso mi sarei incazzato.

Il regista è riuscito nella difficile impresa di allacciare la materia, gettare ponti con gli altri tasselli della saga grazie a semplici riferimenti, semplici perché naturali e quindi ben riusciti: un “capitano Antilles” qua, un “Alderaan” là, una “guerra dei Cloni” messa al posto giusto, un senatore Organa che gira per la base ribelle (identica a quella dell’Episodio IV), l’interno della Morte Nera, gli allarmi, i portamessaggi-cinguettanti-con-le-ruote che seguono gli stormtrooper, gli stormtrooper che non capiscono una sega… tutto torna, Star Wars c’è in ogni frame, in ogni gesto, si è a casa veramente, come diceva Han Solo l’anno scorso.

Chiudere facendo classifiche è forse un po’ paraculo, ma mi sento di dire che questo Rogue One è uno dei migliori capitoli di Star Wars che si siano mai visti: sicuramente meglio degli episodi I, II, IV, VI e se la gioca alla pari con La vendetta dei Sith, L’Impero colpisce ancora e Il risveglio della Forza. Sarà il tempo a dirci cosa ne sarà dei prossimi capitoli, ma sicuramente la Disney ha dimostrato di sapere come si gestisce un brand come quello di Star Wars, tanto da non farci rimpiangere affatto il passato, ma guardare con occhi fiduciosi al futuro di questa nuova, bellissima speranza.

Article written by:

Federico Asborno

L'Asborno nasce nel 1991; le sue occupazioni principali sono scrivere, leggere, divorare film, serie, distrarsi e soprattutto parlare di sé in terza persona. La sua vera passione è un'altra però, ed è dare la sua opinione, soprattutto quando non è richiesta. Se stai leggendo accresci il suo ego, sappilo.

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