Old Movies

Romeo e Giulietta, ovvero tutto quello che so dell’Amore (con la A maiuscola)

Romeo e Giulietta, ovvero tutto quello che so dell’Amore (con la A maiuscola) My rating: 4 out of 5

A una settimana dall’evento dell’anno, ovvero il Congresso delle Famiglie, il ritorno al Medioevo più oscurantista, la regressione allo stadio evolutivo più infimo, insomma, la dimostrazione che il meteorite causa dell’estinzione dei dinosauri ha sbagliato tempi e bersaglio, ho deciso di ricordare che la Verona martoriata dagli embrioni di plastica è il teatro della più grande storia d’amore (quello vero) di tutti i tempi, quella di Romeo e Giulietta.

Di tutte le riduzioni cinematografiche del dramma di Shakespeare, quella che amo di più e che ha segnato la mia adolescenza è quella del 1968 diretta da Franco Zeffirelli.

Romeo e Giulietta ha rovinato la mia vita e quella di molte altre ragazzine illuse dal mito del tipello bono in calzamaglia che declama versi d’amore mentre si suicida per te: a ventotto anni suonati posso confermare che il massimo che puoi ottenere è un poke su Facebook (e ancora manco ho capito cosa diavolo sia un poke).

Ma soffro di sindrome di Stoccolma e alla combo Scuotilancia/Zeffirelli non so resistere, per cui…

La trama la sappiamo tutti: da anni le casate di Montecchi e Capuleti, entrambe ricche e potenti, si fanno la guerra, insanguinando le strade della bella Verona.

Avulso dalle beghe familiari è Romeo/Leonard Whiting, infatuato di certa Rosalina, che non se lo fila manco di pezza: ansioso di ricevere l’ennesimo due di picche s’imbuca ad una festa in casa della schiatta rivale, dove invece conosce e s’innamora pazzamente, stavolta ricambiato, di Giulietta/Olivia Hussey, figlia del signor Capuleti e già promessa a un altro.

I due giovani si giurano eterna devozione e decidono di convolare a nozze, il tutto nel giro di una mezz’ora, a dir tanto: complici la balia della ragazza e Fra’ Lorenzo/Milo O’Shea, gli amanti sfortunati sfidano le rispettive famiglie in nome dell’amore.

ALLARME SPOILER: LA STORIA FINISCE IN TRAGEDIA.

Forse sono troppo legata a Romeo e Giulietta per essere completamente obiettiva ma mi sforzerò, in nome della Dea dell’Imparzialità: è però un dato oggettivo – e non lo dico io – che questo film sia da considerare una delle migliori trasposizioni della tragedia del Bardo, non fosse altro per la fedeltà quasi maniacale di Zeffirelli ai dialoghi originali.

Come dire: che bisogno c’è di modificare Shakespeare? Tanto più che quest’opera giovanile del drammaturgo inglese vanta un linguaggio scorrevole e di facile comprensione.

Il punto di forza di Romeo e Giulietta, oltre alla ricostruzione di grande precisione filologica di copione, costumi e scenografia risiede nei due protagonisti: Olivia Hussey e Leonard Whiting sono così belli, puri e azzeccati per interpretare gli sfortunati amanti che viene da chiedersi se mai ci saranno attori tanto adatti per tali parti (scusate Leonardo DiCaprio e Claire Danes, a questi due gli allacciate le scarpe). 

Anche il resto del cast si contraddistingue, oltre che per l’avvenenza, per la bravura: in particolare, segnalo un esordiente Michael York/Tebaldo e John McEnery nei panni di Mercuzio.

Chiaro che a tredici anni mi innamorai perdutamente di Whiting: ma, al di là della bellezza di questo Romeo dal viso angelico, ciò che ovviamente mandò in subbuglio i miei sensi di adolescente fu la tematica portante della storia, l’Amore.

R: «Oh amore che odio avvelena! Oh odio a cui si mesce tanta tenerezza! Che altro sei tu, o amore, se non una larva feconda di sventure, un ineffabile sentimento, che dal nulla tutto crei?» (da Romeo e Giulietta, atto I, scena I). 

Ecco, Giulietta e Romeo sono due adolescenti, alle prese con i primi turbamenti amorosi: Romeo spasima per Rosalina, che piuttosto che starci si fa suora; lei invece non ha mai messo il bel musino fuori di casa e già il padre le impone di sposare un certo Paride.

Poi s’incontrano e tremano, si baciano, si avvinghiano l’uno all’altra: è la scoperta della sensualità e del desiderio. Come non immedesimarsi nei due virgulti?

Credo sia per questo che la prof d’inglese scelse di farci vedere questo film in terza media, nel pieno della tempesta ormonale: peccato che in questo modo abbia consapevolmente instillato nelle nostre impressionabili menti di fanciulli l’idea che bastino qualche sguardo e un paio di bacetti per trovare l’altra metà della mela.

Se qualche teenager sta leggendo quest’articolo, vi prego: NON FARTI INFINOCCHIARE, NELLA VITA REALE NON FUNZIONA COSÌ. 

Sognare è sempre lecito, però.

Article written by:

Avatar

Pontifico dal 1990. La mia idea di sport è una maratona di film o di serie TV: amo il cinema drammatico, i gialli e la Disney. Sono una lettrice onnivora ed insaziabile. Ascolto musica di ogni genere ma soffro di Beatlesmania acuta. Mi piacciono gli spoiler. Tento di mettere a frutto la laurea in Lettere. Il mio sex-symbol di riferimento è Alberto Angela.

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi