Slow West
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Slow West

Slow West My rating: 4 out of 5

Slow West: tra western e film di formazione.

Jay è giovane, scozzese e di buona famiglia. Un giorno, dopo che la ragazza che ama (non esattamente ricambiato) scappa in America con il padre, decide di inseguirla per coronare il loro (suo) sogno d’amore. Aiutato da un cowboy vagabondo e fuorilegge, Jay cavalca attraverso il selvaggio west alla ricerca dell’amata. Ma il Far West è un luogo ostile e la storia della bella Rose non è facile: sulla sua testa pende infatti una grossa taglia.

Il genere di Slow West è il western, e questo è fuor di dubbio: ci sono i cowboys, i fuorilegge e pure una bella ragazza da salvare. Ma chiamarlo solo western sarebbe riduttivo dato che Jay, con la sua innocenza di ragazzo, ci conduce in un viaggio di formazione e crescita personale. Con le cavalcate lente in mezzo alla natura selvaggia, Jay scopre che nulla è puro come sembra: il West è un luogo bellissimo ma duro e le stelle a cui guarda ogni notte sono sempre più lontane. Se lo sviluppo del protagonista – interpretato benissimo da Kodi Smith-McPhee – è verso una maturità dove non c’è più spazio per l’ingenuo candore dell’adolescenza, è il personaggio di Silas, il cowboy opportunista di Michael Fassbender, a invertire la sua personale rotta morale. Inizialmente attirato dalla promessa di un pagamento, Silas troverà nel giovane un amico da proteggere al di là del fine monetario.

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Ed è proprio Silas a crescere, a scoprire un sentimento nuovo – o forse solo sepolto sotto la scorza dura del West. Kodi Smith-McPhee gli insegna a guardare le stelle con occhi nuovi, alla ricerca di un senso della vita diverso dalla schietta sopravvivenza, perché vivere è qualcosa di più che arrancare e le stelle sono qualcosa di più di una luce lontana, dipende tutto dal senso di speranza che vi si ripone.

Lo Slow West di John Maclean è formativo per i suoi protagonisti, che conosciamo in un modo e salutiamo, alla fine del film, in una maniera totalmente diversa. E con loro cambiamo anche noi, il nostro giudizio si trasforma man mano che comprendiamo le azioni dei protagonisti e impariamo ad apprezzarne le sfaccettature. Le uniche cose immutabili sono la voce narrante di Silas, che ci accompagna – anch’essa lenta e morbida – per tutto il film e i paesaggi meravigliosi. La bellezza della Natura (gran parte delle scene sono state girate in Nuova Zelanda) si scontra con la meschinità delle azioni umani, ma alla fine, a prevalere, è la splendida “landa di speranza” che vediamo con gli occhi di Jay.

Article written by:

Giulia Cipollina

28 anni, laureata, lavoro in un negozio di ottica e fotografia. Come se già non bastasse essere nerd: leggo tanto, ascolto un sacco di musica e guardo ancora più film - ma almeno gli occhiali per guardare da vicino posso farmeli gratis.

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