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Small Apartments: piccole case, piccoli sogni, grande umorismo

Small Apartments: piccole case, piccoli sogni, grande umorismo My rating: 3 out of 5

Voglia di divertirvi, ma anche di sentirvi dei grandissimi intellettuali da festival semisconosciuto per raffinare la vostra arte da rimorchio? Signore e signori, ecco l’arma perfetta per portare a termine questo piano tanto diabolico quanto banale: Small Apartments, chicca del 2012 premiato al South by Southwest Film Festival – che poi a ben vedere così sconosciuto non è.

Diretto da Jonas Åkerlund e sceneggiato da Chris Millis, autore dell’omonimo romanzo – non affannatevi a cercarlo, in Italia non è mai uscito –, Small Apartments narra le vicissitudini di Franklin Franklin (Matt Lucas) – nome e cognome, avete letto bene – e dei suoi vicini. Costretti in minuscoli e squallidi monolocali in una non meglio specificata ma sufficientemente bruttina periferia americana, l’anziano Mr. Allspice (un grandioso cameo di James Caan) si diletta con dipinti di dubbio gusto; Tommy Balls (Johnny Knoxville) inventa pipe ad acqua innovative, passa il tempo con droghe e fanciulle più o meno pesanti e cerca di risolvere la relazione tormentata con la madre (Amanda Plummer); Simone (Juno Temple) pianifica la sua fuga come nientemeno che spogliarellista verso la scintillante Las Vegas. Ah, Franklin è anche un fervente amante di Svizzera e corni alpini, ha un fratello maggiore ricoverato in un ospedale psichiatrico che gli spedisce per posta unghie e audiocassette, e un cadavere in salotto di cui sbarazzarsi. Per fortuna che a indagare su questo caso tragicomico c’è Burt Walnut (Billy Crystal), poliziotto ovviamente alcolizzato, ovviamente separato, e ovviamente meno gretto di quanto sembri.

Small Apartments da noi è passato in sordina; forse, avere tra i titoli di testa un nome tipo i fratelli Coen sarebbe stato d’aiuto. Perché storia, dialoghi e umorismo sembrano portare la loro firma: irriverenti, scorretti, a tratti un filino creepy – la maldestra messa in scena di un suicidio da sola vale il film. Con un retrogusto costante e amarognolo di incubo americano, che un po’ per l’ambientazione, un po’ per i personaggi, un po’ per la mancanza di futuro che sembra accomunare tutti i protagonisti ricorda Un sogno chiamato Florida.

Ma non temete: il dramma è appena accennato. Come qualcosa che fa parte della vita, ma a cui non dare troppo peso. Come la ceretta, ecco: fastidiosa, se ne farebbe volentieri a meno e putroppo non si può, ma superabile. Ne vale la pena, se considerate che poi potrete andare a tutte le feste che vorrete in forma smagliante.

Non è un capolavoro, certo; ma Small Apartments è un filmetto insolito e simpatico, che riuscirà nella doppia impresa di divertirvi e di farvi sentire straordinariamente intelligenti. Da recuperare, per serate come queste.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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