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Solo: è più divertente affogare

Solo: è più divertente affogare My rating: 1 out of 5

Alvaro Vizcaino è il classico surfista che potrebbe rimorchiare quantità di figa industriali, passeggiando sul litorale di Fuerteventura, con la tavola sulle spalle e fischiettando il nuovo tormentone estivo di Alvaro Soler. Però no, lui vuole di più. Vuole sentire il brivido, toccare il pericolo con mano e cercare la pace tra onde e scogliere.

Così un giorno, dopo una litigata con il suo miglior amico perché ha ceduto alla tentazione di diventare un padre responsabile e passare le domeniche all’Ikea, sale sul suo fuoristrada e parte in esplorazione.

Con l’aria da sborone, non si capisce come e perché, fatto sta che oplà! Scivola sulla sabbia e, sfortunatamente, vola giù da una scogliera.

Tributo ad Aldo Baglio in “Tre uomini e una gamba” nella celebre scena non posso né scendere né salire

Qui il dramma diventa sempre meno adatto per i deboli di cuore. Non perché si fa fatica a respirare colti da attacchi d’ansia o bisogna iniziare a pregare in aramaico antico per salvare il nostro eroe, ma perché è di una noia mortale. L’effetto suspance dura tipo neanche 30 secondi. Ok che è tratto da una storia vera e quindi i più secchioni sanno già che il nostro amico sopravvive, però i flashback, dove lui sta sdraiato proprio in quella spiaggia, bullandosi con la tipella di quando sia stato bravo e forte per sopravvivere 48 ore in condizioni disperate, anche no.

Nell’idea del regista Hugo Stuven questa storia doveva essere un misto tra survival movie e dramma romantico, mentre Netflix puntava più sull’adrenalina e lo catalogava come thriller. Bella mossa acchiappaclick che mi ha inculato.

Aspetta non mi ricordo cosa dobbiamo dire

La sceneggiatura presenta buchi clamorosi, i tempi sono gestiti, per dirla con un termine tecnico, un po’ a cazzo.  Alcune scene cult sono quelle dove troviamo il protagonista con una mano tagliata, il bacino rotto e altre ferite varie, mentre riesce a improvvisarsi Dr. House e preparare un bendaggio funzionale con della carta stagnola abbandonata.

Per non parlare poi della videochiamata con i genitori, scena molto cringe per non dire patetica. Le interpretazioni dei vari attori sono monocorde, tutti sanno fare una sola espressione e non sembra neanche con molta voglia.

Alain Hernandez riesce a far rimpiangere la recitazione di The Rock, con quell’espressione odiosa da tanto c’è il lieto fine, per la quale non ci si prova neanche a creare una vera e propria empatia. Anzi, quasi quasi inizi a sperare che rimanga tutta la vita, morente su quella spiaggetta paradisiaca, perché forse un po’ gli sta bene.

Ona (Aura Garrido), la ragazza di cui non si capisce bene se il protagonista sia innamorato o meno, dimostra pochissima personalità e anche lei diventa subito un personaggio facilmente dimenticabile.

La cosa più grave però è che l’amore, la lotta per sopravvivere e il surf sono motivi di contorno a qualcosa di più. Il titolo infatti, con la parola Solo, dovrebbe far riferimento ai turbamenti della condizione umana. Il giovane, abbandonato a se stesso inizia a pensare ai suoi comportamenti e pentirsi. Si dispiace per come ha trattato la sua famiglia, la sua fidanzata e il suo miglior amico. Il tutto però avviene sempre in maniera frivola e raffazzonata. Sembra più un metodo per pararsi il culo, ovvero pulirsi la coscienza per andare davanti a Dio e bussare, con la testa bassa, alle porte del paradiso.

Il vero Alvaro Vizcaino viene celebrato come un miracolato, che non si sa come riesce a essere salvato, ma anche come uno stronzo che probabilmente non se lo sarebbe meritato.

Solo è una vera e propria delusione, soprattutto per chi ha così tanto rispetto verso il Cinema che non osa schiacciare il tasto stop o abbandonare la sala neanche per una roba così noiosa e inutile. Se uno spin off di Star Wars con il titolo omonimo aveva diviso la critica tra delusi e fan entusiasti, qui penso che ci sia ben poco da discutere.

In tutto questo mare di noia e pietismo c’è qualcosa che si salva? A essere clementi diciamo che le inquadrature fatte con il drone o i campi lunghissimi a riprendere la costa non riescono a maltrattare del tutto i bellissimi panorami delle Canarie. Sorge spontaneo chiedersi se a questo punto non era meglio lasciar perdere questa storia di sopravvivenza, diventata subito una fastidiosa soap-opera, per creare uno spot turistico.

Magari scrivendo alla fine: “Se cercate il brivido dell’avventura occhio a non esagerare”.

Article written by:

Nicolò Granone

Simpatico, curioso, appassionato di cinema, sono pronto a esplorare l'universo in cerca di luminosi chicchi di grano da annaffiare e far crescere insieme a voi, consigliandovi ogni tanto film da scoprire qui alla luce del Sole.

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