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Song of the Sea | La magia dell’animazione tradizionale

Song of the Sea | La magia dell’animazione tradizionale My rating: 3.5 out of 5

La prugna secca che ho impiantata nel petto quest’anno ha deciso che avevo voglia di magia. Con qualche compromesso, però: perché va bene concedersi un film di animazione per marmocchi, ma assolutamente non digitale. E ovviamente non Disney, che altrimenti è troppo facile. Così, perlustrando qua e là, ho trovato Song of the Sea, alias La canzone del mare.

Prodotto Di Origine Irlanda, arriva a giugno in Italia dopo aver visto la luce nel caro vecchio 2014*. *Ovvero quando eravamo tutti giovani e arzilli mentre il tempo che ci scorreva sotto le braghe senza che ce ne accorgessimo tramava nell’ombra per portarci nel 2017 invecchiati di ben due anni. Ma andiamo avanti.

Ringrazio papà Tomm Moore, regista e sceneggiatore del film, che mi ha regalato un’appagante ora e mezzo di magia ed incantevoli quadretti klimtiani–per l’esattezza, tipicamente celtici. Esattamente ciò che il mio animo segretamente dolce e romantico cercava (coff coff!). Grazie, Tomm, anche perché il tuo film di animazione mi ha insegnato a pronunciare il nome di Saoirse Ronan.

La storia è basata sulle leggende celtiche di tradizione scozzese e irlandese. Per questo, essendo italiani, non ne sarete adeguatamente soddisfatti se prima non vi informerete mediante questo articolo.

Chiariamo, il piccolo Irish child che vede questo film già conosce la figura della selkie. Scozia e Irlanda brulicano letteralmente di nonne bitorzolute che non fanno altro che raccontare ai nipotini di quelle bizzarre donne-foca! In Italia, invece, le nonne parlano dei medicinali per la tosse che pure hanno un nome simile, ma tuttavia ai nipoti urgono rudimenti.

Dalla parola scozzese “silche“, cioè foca, le selkie (“donne-foca”) assumono le sembianze di bellissime supermodelle quando escono dal mare. Solitamente, si divertono ad ammaliare il sesso debole (vale a dire gli uomini e me) per poi tornarsene beate nell’acqua dalla quale non riescono a stare lontane. Ragion per cui, i maschi che per costringerle a restare nascondono in un baule il loro manto sono giustificati al 35%.

Parzialmente giustificato, quindi, Conor, nerboruto compagno della selkie Bronach. Bronach e Conor hanno già un figlio, il piccolo Ben, ma sarà la figlia Saoirse ad ereditare le caratteristiche materne. A pochi istanti dal parto, Bronach si reca in mare per dare alla luce Saoirse, ma non riesce più a tornare indietro. Ben e Saoirse cresceranno quindi senza Bronach, soffrendo il distacco assieme al padre. Un giorno, Saoirse trova il suo manto di foca e si tuffa in mare…

Song of the Sea è la storia di una lacerazione familiare e del suo risanamento. Il genere di film che vedrei bene a Natale: non dichiaratamente natalizio e tuttavia fondato su valori buoni. È un film profondo dove non ci sono cattivi. Ci sono solo persone dall’anima ferita che scoprono i propri errori e si fanno aiutare. Da segnalare inoltre la bellezza delle immagini: l’animazione tradizionale, infatti, si sposa perfettamente con i simboli della cultura celtica, dando vita a scenari estremamente graziosi.

Piccola strizzata d’occhio per chi ha guardato o guarderà:

Provate a confrontare il personaggio della nonna con quello di Macha la strega, e poi chiedetevi ancora perché mi sono innamorata.

Article written by:

Chiara Leoni

Germoglio appena ventisettenne, vive infestando riviste, siti internet e cartelloni pubblicitari. Naturalmente propensa a turbare la quiete pubblica in modo sempre più variegato, oltre a posare come modella scrive articoli, disegna e, a discapito di innumerevoli marinai dispersi, canta.

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