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Soul Kitchen: musica – e piatti – per organi caldi

Soul Kitchen: musica – e piatti – per organi caldi My rating: 4 out of 5

“Il viaggiatore non ha ancora raggiunto la sua destinazione”: è con queste parole che lo stellatissimo e schizzatissimo chef Shayn Weiss (Birol Ünel) abbandona la cucina à la page nel pieno centro di Amburgo dopo la richiesta di un gazpacho caldo, eresia!, per approdare a Soul Kitchen, e mettersi a fare, sul serio, una cucina dell’anima. Ma cominciamo con ordine.

Soul Kitchen è un vecchio capannone abbandonato nella periferia di Amburgo che lo squinternato proprietario Zinos (Adam Bousdoukos), un ragazzo di origine greca, ha trasformato in una tavola calda senza troppe pretese: patatine fritte, pollo fritto, suole di scarpe fritte e birra di pessima qualità. Il cibo perfetto per i suoi avventori, del resto. Accanto a lui, una band che usa il suo locale come sala prove, un fantastico marinaio anch’esso greco, Sokrates (Demir Gökgöl), che ci vive, ma naturalmente senza pagare un centesimo di affitto, Lucia (Anna Bederke), cameriera dall’aria scontrosa e con velleità da artista, e un sacco di debiti. E, non si sa bene come, Nadine (Pheline Roggan), fidanzata bionda, snob e aspirante giornalista, che non esita a partire per Shanghai appena se ne presenta l’occasione.

È proprio durante la cena di saluti di Nadine che Zinos fa la conoscenza di Weiss, per la precisione nell’esatto momento in cui quest’ultimo minaccia di morte un cliente a causa della temperatura di una salsa di pomodoro; tra intesa immediata e colpi della strega, i due porteranno Soul Kitchen ai fasti che si merita. Peccato però che a complicare le cose ci siano Illias (Moritz Bleibtreu), il fratello galeotto di Zinos tanto simpatico quanto imbranato, e Neumann (Wotan Wilke Möhring), vecchio compagno di Zinos decisissimo a mettere le mani su quel locale…

Soul Kitchen è esattamente ciò che promette il titolo: un nutrimento per la mente. Un cous cous speziato, per la precisione. Pervaso di buoni sentimenti, ma anche di parecchia ironia, è un crogiolo di salse, coltelli, danze e fughe per una Amburgo nuvolosa, vitale e mitteleuropea. Turchia, Grecia e Germania si fondono in un melting pot variegato, chiassoso e adorabile, una specie di rave, ma alla luce del sole e con l’avocado al posto del LSD.

A fare da cornice alle avventure di Zinos e compari c’è poi dell’ottima musica: scelta furbissima del regista Fatih Akın, che accompagna ogni gesto dei suoi personaggi con uno squillo di tromba, le note di un fado, le carambole di una fisarmonica. E che nel 2009 gli ha permesso di portarsi a casa da Venezia un Leone d’Argento.

soul kitchen

Ma il vero punto di forza di Soul Kitchen sono i suoi protagonisti: tutti un po’ incerti su cosa faranno il giorno dopo, tutti un filino fuori di testa, tutti adorabili. Persino i cattivi, in qualche modo. E la città, vera innamorata di Zinos: questa Ambrugo giovane, alternativa e brulicante di vita. E di sapori. Da vedere per ridere, per ballare, e per organizzare subito un viaggio sulle rive dell’Elba.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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