Old Movies

Sukiyaki Western Django

Sukiyaki Western Django My rating: 4 out of 5

…E se vi dicessi “Quantin Tarantino + Takashi Miike + Sergio Leone + samurai pistoleri + sangue a fiotti”?

Lo so, molti di voi sono già corsi a cambiare la biancheria.

Dite che sono andato troppo di corsa? Ok, rallento subito…

Il film di cui vado a parlarvi si chiama Sukiyaki Western Django e la prima cosa che mi ha colpito è stato il titolo: se un film parte così, può essere anche un melò alla Harmony recitato dagli attori de Il Segreto, ma gli do un 8 in pagella comunque…

Non lo nego: questo gioiellino rappresenta un motivo di vanto per il sottoscritto, non tanto perché io c’entri qualcosa (i miei sogni erotici più spinti mi vedono a scrivere una sceneggiatura western-pulp insieme allo zio Quentin), ma perché prima di scovarlo (non vi dico come) non l’avevo mai sentito nominare da nessuno. Quindi se lo guardate grazie a questa recensione sappiate che farete di me un bimbo felice (per le questioni sul mio ego guardate pure la descrizione che faccio in fondo alla pagina).

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“Ezechiele 25, 17..”

La storia di Sukiyaki Western Django è questa (tenetevi forte e state quieti): in un villaggio popolato da giapponesi mezzi samurai e mezzi cowboys (!!!) due fazioni di guerriglieri (i rossi e i bianchi come nella Guerra delle Due Rose) si contendono un malloppo d’oro, fino a quando un cavaliere senza nome arriva a modificare gli equilibri della contesa.

Ok, sì, lo so, si tratta essenzialmente della trama di Per un pugno di dollari, ma il contesto è del tutto nuovo: il Takashi Miike che sta dietro la macchina da presa si diverte come un matto – e si vede! – mettendo in scena una follia totale, girata con la sua maestria e con il suo gusto per il grottesco. Un elogio palesissimo a quel filone che dovrebbe essere il NOSTRO orgoglio nazionale, che tutti ci invidiano (roba come Django Unchained, The hateful eight non ciccia fuori dal nulla), ma che noi abbiamo dimenticato: si chiama spaghetti western e se non ne avete mai visto uno sappiate che non meritate questo sito.

A questo marasma di giapponesi che si sforacchiano e sanguinano e si urlano addosso, si aggiunge il gusto tipicamente tarantiniano per la violenza estetizzata, una violenza talmente esagerata che viene completamente privata del suo senso e che non è altro se non strumento di divertimento per lo spettatore.

Diciamo che il filone è quello dei due Grindhouse (A prova di morte e Planet Terror) di Tarantino e Robert Rodriguez: un cinema di serie Z, che omaggia il cinema di serie Z degli anni ’70/’80, fatto però dai migliori registi (mio gusto personale) di questa generazione.

Sukiyaki Western Django è un film DIVERTENTE che ti fa passare un’ora e mezza in totale allegria e, nonostante qualche perdonabilissimo difettuccio, ha sequenze che ti fanno bagnare il divano: una su tutte l’opening. Se vi piacciono Leone, Tarantino e tutte le belle cose di cui stiamo parlando, tenetevi forte perché (soprattutto se di questo film non ne sapete niente), i primi 5 minuti sono un po’ come scoprire che al pranzo di Natale, insieme a nonne zie e cugini, è venuta anche Scarlett Johansson.

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Il risultato è qualcosa di fresco, originale, inaudito e totalmente non-sense, ma che diverte, intrattiene e fa riscoprire il gusto per un cinema artigianale, rozzo, fatto a mano, che al palato risulta meno finto e plasticoso di questa accozzaglia di cinecomics delle palle fatti coi miliardi per fare i miliardi. Un cinema che è ancora arte nel senso di “saper fare qualcosa” e non business senz’anima.

Non stiamo parlando di un capolavoro, non vorrei che ci fossero malintesi: il film è una cagnata, ma una cagnata voluta, che si fa beffe di tutto e tutti, quindi spegnete il cervello, tornate bambozzi e divertitevi a guardare katane, teste che volano, cowboy senza nome, sangue e pallottole senza questionare. Perché alla fine mi ringrazierete.

Article written by:

Federico Asborno

L'Asborno nasce nel 1991; le sue occupazioni principali sono scrivere, leggere, divorare film, serie, distrarsi e soprattutto parlare di sé in terza persona. La sua vera passione è un'altra però, ed è dare la sua opinione, soprattutto quando non è richiesta. Se stai leggendo accresci il suo ego, sappilo.

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