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Swiss Army Man – Sogno o son morto? No, sono vivo più di prima

Swiss Army Man – Sogno o son morto? No, sono vivo più di prima My rating: 4.5 out of 5

Una vita in perenne ritardo; sì arrivo sempre dopo… lo so! Swiss Army Man è un film del 2016 (tra poco compie 3 anni) e io l’ho solo recuperato stasera. Difficilmente al cinefilo medio questo titolo potrebbe suonare sconosciuto: negli ultimi tempi Swiss Army Man, o per gli amici il film con Harry Potter morto, si potrebbe definire come la pellicola indipendente (o da Sundance) per eccellenza, con la sua buona fetta di fans sparpagliati per il globo.

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Una storia bizzarra e con tutte le carte in regola per far cadere la mandibola anche allo spettatore più navigato (che, ovviamente, non sarei io): Hank (Paul Dano) è un naufrago intrappolato su un’isola deserta nel mezzo del nulla; nel giorno in cui decide di farla finita, ormai stufo della sua solitudine, vede sulla spiaggia un cadavere trasportato dalle onde. Incuriosito, Hank si risparmia e si precipita a vedere se il corpo dà ancora segni di vita.

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Se già tutto questo vi sembra grottesco, non avete ancora idea di che cosa vi aspetti. Stiamo solo grattando la superficie.

Poetry and farting

Perché, ovviamente, un sottotitolo in inglese fa più scena. Swiss Army Man è un tripudio di idee geniali, trovate brillanti, poetica nichilista e scoregge. Esattamente, avete capito benissimo: scoregge. Siamo di fronte a un film che riesce a rendere giustizia a peti e puzzette. SPOSTATE ENZO SALVI!

Il cadavere Manny, interpretato dal Potter cinematografico (Daniel Radcliffe), come suggerisce il titolo, altro non è che un coltello svizzero multiuso e, per esempio, le sue scoregge lo rendono un gommone a motore. Già qui si sarebbe dovuto consegnare l’Oscar agli sceneggiatori. Il senso di incredulità che lascia la scena d’apertura ha davvero pochi eguali: man mano si entra in un mondo folle e per certi versi pericoloso, pieno di assurdità e colori sgargianti. Una vita in bilico, appesa a un filo e a un morto.

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E se il tema di fondo non fa che richiamare a gran voce Cast Away o vagamente Into the Wild, sulla via della fuga e dell’esilio dalla quotidianità, in realtà Swiss Army Man riflette sul senso e sulle ingiustizie della vita agli occhi di un bambino. Il film prima di tutto si ricorda di essere (?) una commedia e a far letteralmente morire dal ridere sono i dialoghi, le battute e i pensieri scambiati tra due protagonisti magnifici, scritti perfettamente ed empatici al punto giusto. Un rapporto morboso, al limite del necrofilo, ma che riesce con dolcezza e semplicità a raccontare la forza dell’amore e dell’amicizia. Il più bell’ammasso di poesia e letame mai visto.

Cedere alla pazzia

A rendere Swiss Army Man un film completo non sono solo due prove attoriali giganti o la scrittura spigliata e dinamica, bensì ogni sfumatura… persino la più piccola: guidati da una colonna sonora sperimentale, totalmente fuori da questo universo, entriamo in una realtà fragile e insicura, spinti da un profondo desiderio di rinascita e consapevolezza. Giuro, i film che riescono a mandarmi in trip li adoro.

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Mai stato più d’accordo.

Una lotta per la sopravvivenza, un viaggio nell’Io più profondo che riesce a scavare così tanto da scatenare un potpourri di emozioni tutte diverse. Swiss Army Man è un film intellettuale e allo stesso tempo grezzo, sporco e raffinato, spassoso e deprimente. I registi Daniels (Kwan e Scheinert) rendono plausibile l’impossibile, straordinario l’ordinario e cullano lo spettatore in uno di quei sogni ad occhi aperti che questa volta non potrà dimenticare facilmente.

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Un montaggio perfetto, pulito e sempre on-point fa scorrere la narrazione con una facilità impressionante; un trionfo di colori incornicia un film incontenibile nel concetto di genere. Swiss Army Man abbraccia l’eccesso e la follia più totale, e per questo ne sarò per sempre grato. Poco importa se il finale è un po’ tirato per i capelli e non torna in un paio di cose…

SPOILER

Perché mai il padre di Hank dovrebbe sorridere nel vedere il figlio impazzire e sussurrare a Manny?! Non era forse meglio chiudere 5 minuti prima, tenendo nascosto “il mondo reale”?

FINE SPOILER

Perché Swiss Army Man si conferma un autentico gioiello nella sua imperfezione. Selvaggio, indomabile e non per tutti; una corsa verso la libertà e una boccata d’aria fresca in mezzo allo smog del Cinema americano.

Swiss Army Man salverà anche la vostra, di vita.

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Anche se è una di quelle vite inutili, di gente che guarda malinconicamente fuori dal finestrino ascoltando musica depressa. Ok, ho finito.

Article written by:

Davide Casarotti

sono un ergastolano from Val d'Ossola; nella mia prigione fatta di montagne e natura, sogno ad occhi aperti di vivere in un film di Scorsese. Nei weekend, volo sul pianeta dei fratelli Coen e una volta al mese faccio tappa sul satellite Tarantino. Potrebbe sembrare, ma non faccio uso di sostanze stupefacenti. Do solo sfogo alle mie visioni scrivendo di cinema, pur non capendoci un tubo.

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