Old Movies

The Big White. C’era una volta in Alaska…

The Big White. C’era una volta in Alaska… My rating: 5 out of 5

“When you need somebody, any body will do”

The Big White (2005) è un film passato in sordina, ma che meriterebbe di essere ricordato quanto Fargo del 1996.

Certo, si assomigliano molto per certi versi (neve, inquadrature, situazioni), si può perfino dire che sia una scopiazzatura. Ma sarebbe un’interpretazione errata. Il semi-sconosciuto regista Mark Mylod, con The Big White ha voluto solo omaggiare il fortunato film dei fratelli Coen e lo dimostra con chiari riferimenti.

Come protagonista abbiamo l’indimenticabile Robin Williams. Il grande trasformista qui non ha avuto spazio e possibilità di dare sfogo alla sua irrefrenabile energia, ma è lo stesso riuscito a fare la sua bella figura, calzando perfettamente i panni del suo sobrio personaggio, Paul Barnell.

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Alaska

Paul Barnell possiede un’agenzia di viaggi sull’orlo della bancarotta; suo fratello è scomparso nel nulla da cinque anni; è sposato con Margaret, la quale è affetta da una particolare forma della sindrome di Tourette che non le permette di avere un sussidio statale. Un bel gruzzoletto è proprio quello che ci vorrebbe per vivere bene e portare Margaret dai migliori specialisti del paese. Ed ecco l’imprevedibile!

Tutto inizia con un cassonetto della spazzatura. Dopo essere stato riempito da mille e mille schifezze, un paio di uomini ci cacciano dentro un cadavere.robin-williams-in-the-big-white-20334 Paul lo trova e ha un’idea. Perché non inscenare il ritrovamento del cadavere di suo fratello divorato dai lupi? In questo modo potrà incassare la polizza assicurativa che ammonta a un milione di dollari.

A mettergli i bastoni tra le ruote troveremo i due malviventi che rivogliono il cadavere, il fratello redivivo che ha scoperto l’inganno di Paul e un’impiegato della compagnia assicurativa che nutre sospetti sulla faccenda.

Il bianco

Il colore bianco in questo film, come già ci suggerisce il titolo, si fa carico di tutto ciò che è pesante e opprimente.

Paul è un agente di viaggi in un posto sperduto dell’Alaska, addirittura ha in esposizione un cartonato di una ragazza hawaiana… Non è più molto strano che sia in debito con la compagnia elettrica, vero?the-big-whiteOltre a questo la sua vita privata lo schiaccia, per ovvie ragioni. La malattia della moglie è motivo di vergogna e depressione, soprattutto riguardando vecchi nastri della loro vita insieme.

Per Ted, il perito della compagnia assicurativa, il bianco, la neve… sono incentivi ad accanirsi sulle persone che spremono l’assicurazione come un limone. E’ ossessionato dallo smascherare i truffatori per ottenere un trasferimento al sud: odia e soffre molto il freddo.

Il rosso

Ed ecco che il bianco si tinge di rosso! Chi ha presente Fargo, sa che il rosso, il sangue, non portano niente di buono.

Partendo dall’ingresso del cadavere e proseguendo di seguito con la messa in scena della morte accidentale per mano/bocca dei lupi, si aziona una reazione a catena di spargimenti di sangue: dalle semplici botte a… Basta! Non dico altro! Non voglio spoilerare troppo!

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Conclusioni

The Big White è film tragicomico. Una sceneggiatura semplice, ma complessa nella stesura per la sua sottile natura ironica.

I personaggi sono molto ben costruiti, ricchi di dettagli e sfumature. Questo riguarda tanto quelli principali quanto i secondari.

La regia? La regia è molto pulita… bianca direi (ahahah che ridere!).

Un film che merita la vostra attenzione. Potrà piacervi come no, potrete vederlo come un thriller fatto male, una trama tirata per i capelli… ma avrete sempre torto se prima non la vedete per quello che realmente è: una splendida storia d’amore.

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Article written by:

Federico Luciani

Nasce nel 1990. Sette anni più tardi s'innamora del teatro e da allora sono fidanzati ufficialmente. Laureato al DAMS di Bologna e impegnato nel teatro sociale da diverso tempo. Quando non scrive, divora film di ogni genere. Dylan Dog come eroe, Samuel Beckett come mentore, Woody Allen come esempio e Robin Williams come mito.

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