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The Breakfast Club: dimmi come fai colazione e ti dirò chi sei

The Breakfast Club: dimmi come fai colazione e ti dirò chi sei My rating: 5 out of 5

Tra i film cult degli anni ’80 troviamo Breakfast Club e voglio subito mettere le mani avanti: non stiamo parlando del solito teen movie, ma del padre di tutti i teen movie, quando ancora questo genere non era così inflazionato a Hollywood e per essere definito tale non doveva esserci per forza di mezzo Hannah Montana…

Grazie al regista John Hughes i giovani coi loro problemi trovano un posto sul grande schermo e il luogo perfetto da cui partire è l’edificio scolastico: il terribile posto dove sei costretto ad essere quello che non sei, altrimenti non sei nessuno.

Shermer High School, ore 7.00. Cinque studenti, per punizione, sono costretti a rimanere nove ore rinchiusi nella biblioteca della scuola. Una matita e un foglio per svolgere un tema dal titolo ‘Chi sono?’. Cinque estranei che si conoscono solo attraverso le solite etichette: l’atleta, la principessa, il genio, la pazza e il criminale.

THE BREAKFAST CLUB, Judd Nelson, Emilio Estevez, Ally Sheedy, Molly Ringwald, Anthony Michael Hall, 1985. ©Universal Pictures/Courtesy Everett Collection

L’apparenza porta ognuno a continuare a vedersi per la maschera che indossano e quello che tengono nella borsa del pranzo sembra solo confermare le loro tesi.

Pranzo della PRINCIPESSA: sushi.

Pranzo dell’ATLETA: patatine fritte, tre sandwich, un pacco biscotti al cioccolato, un cartone di latte, una banana e una mela.

Pranzo della PAZZA: un panino con burro, zucchero (tanto zucchero) e cereali.

Pranzo del GENIO: zuppa, succo di mela, sandwich senza crosta.

Pranzo del CRIMINALE: non pervenuto.

Anche gli abiti che indossano parlano di loro, come gli stessi colori… molto Power Rangers: la pazza è nera, assenza di colore; il criminale è rosso, una furia incontrollabile; il genio è verde, calmo e pacato; la principessa è rosa, confetti e zucchero filato; l’atleta è blu, rimanda subito ad una divisa.

Ma mentre sulla scrivania il foglio resta bianco e la matita rimane con la punta intatta, le lancette avanzano inesorabili e ben presto i cinque ragazzi scoprono di non essere tanto diversi tra loro, anzi… Una volta raggiunta questa consapevolezza capiscono che tutti hanno dei problemi, anche chi non lo esterna (soprattutto chi non li esterna). E chi sono i cattivi della favola? Se si parla di adolescenti la risposta è molto ovvia: i grandi.

Breakfast Club è un pesante pugno allo stomaco, un film che mette a nudo i protagonisti fotogramma dopo fotogramma. Breakfast Club è come quel fastidioso momento in cui tutti voglio sbirciare la tua foto della patente o della carta d’identità, dove puntualmente sei venuto con la faccia da scemo.

Il film si avvicina alla conclusione con una scena memorabile: il ballo di gruppo sulle note di We are not alone di Karla DeVito. Noi non siamo soli.

Segue un interessante scambio di oggetti: ognuno si porta a casa davvero un pezzo dell’altro mentre ascoltiamo Don’t you forget about me dei Simple Minds. Non dimenticarti di me.

Caro signor Vernon, accettiamo di essere stati in punizione a scuola di sabato qualunque sia stato l’errore che abbiamo commesso, ma pensiamo che lei sia proprio pazzo a farci scrivere un tema nel quale dobbiamo dirle cosa pensiamo di essere. Tanto lei ci vede come vuole! In termini semplici, per essere più chiari… Quello che abbiamo scoperto è che ognuno di noi è un genio, un atleta e un pazzo, una principessa e un criminale. Abbiamo risposto alla domanda? Con affetto, il Breakfast Club.

E ora dimmi… Tu chi sei?

 

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Article written by:

Federico Luciani

Nasce nel 1990. Sette anni più tardi s'innamora del teatro e da allora sono fidanzati ufficialmente. Laureato al DAMS di Bologna e impegnato nel teatro sociale da diverso tempo. Quando non scrive, divora film di ogni genere. Dylan Dog come eroe, Samuel Beckett come mentore, Woody Allen come esempio e Robin Williams come mito.

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