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The Dressmaker aka Come prendersi una rivincita coi controca**i

The Dressmaker aka Come prendersi una rivincita coi controca**i My rating: 4.5 out of 5

“LA VENDETTA È UN PIATTO CHE VA SERVITO FREDDO… MA ANCHE CALDO VA BENE”

Ritrovarsi per caso al cinema a volte può non essere una cosa positiva. Come ad esempio quando capitai per sbaglio a vedere Transformers 3… ancora non capisco come possano piacere quei cosi. Con The Dressmaker però il fato è stato generoso, lasciandomi, alla fine della proiezione, con un bel sapore in bocca.

Siamo nel piccolo paesino di Dungatar, nell’Outback australiano, dove la sarta Tilly Dunnage (Kate Winslet) torna in circostanze misteriose per accudire la madre, rimasta sola e in precarie condizioni abitative. L’avvenente maestra di taglio e cucito troverà immutata l’atmosfera chiusa e borgatara del piccolo centro, popolato da circa 50 persone, da cui era stata “esiliata” tanti anni prima, quando da ragazzina aveva compiuto qualcosa di terribile.

La memoria è offuscata, i ricordi sono vaghi, ma l’unica cosa che è certa è la voglia di vendetta. Anzi, Vendetta, con la V maiuscola, perché quello che si scatenerà sarà un inferno… rigorosamente in baveri e merletti da boutique francese. Tra i pochi graziati da Tilly ci sarà Teddy McSwiney (Liam Hemsworth), il “ragazzo della porta accanto”, campione della locale squadra di football e fattore nell’appezzamento terriero di famiglia.

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La stamberga della madre diventerà passerella di moda

Bene, sono convinto che sulle vostre facce ci sia un espressione tipo “Meh. Era la stessa che avevo io quando, per caso, entrammo al cinema per vedere qualcosa, visto che avevamo un paio di biglietti gratis e fuori pioveva a dirotto. La scelta era proprio tra The Dressmaker e Un’estate in Provenza. Senza nulla togliere a Jean Reno, entrambi i film – almeno a prima vista – non sembravano allinearsi con i nostri canoni di gradimento: da una parte avevamo quella che sembrava una smielata commedia sentimentale (mai nulla fu così sbagliato), dall’altra il solito film francese (vi giuro che non li odio… è solo che, dopo essere stato costretto da mia madre a guardare quell’accozzaglia di robe sulla tolleranza chiamata Non sposate le mie figlie!, sono ancora in fase di rigetto).

The Dressmaker non è assolutamente una scialba commedia sentimentale. Non posso dirvi nulla, e fidatevi che è difficile, perché con un paio di righe potrei annullare l’effetto che Jocelyn Moorhouse produce sapientemente per 118 minuti. Colpi di scena, cinismo, svolte inaspettate… e poi i personaggi! Nei primi 5 minuti fa la sua comparsa il Horatio Farratt (Hugo Weaving), quello che subito sembrerebbe essere il classico poliziotto gay presente in decine di pellicole. Dirimpetto abbiamo la madre Molly Dunnage (Judy Davis), un ex prostituta che vive isolata sopra una collina. Entrambi sono favolosi, cinici, provati dalle difficoltà che la vita ha riservato loro ma nonostante tutto ancora con la forza di prendere per il culo il prossimo; le loro battute confluiscono sempre nel riso e mai nella banalità… in parole povere: fanno ridere.

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Se vi dico che non sarà la classica storia d’amore tutta rose e fiori fidatevi…

Kate Winslet nel film è semplicemente meravigliosa. Anche con qualche kg in più addosso (e forse è ancora meglio). D’altro canto, nella scena in cui Liam Hemsworth si spoglierà, rimanendo in mutande, in sala si è registrata una media di 5 donne infartuate su 10, senza discriminazioni d’età. Anche i personaggi secondari sono dipinti benissimo, dal farmacista gobbo al vicino autistico, dalla ragazza dell’emporio al sindaco.

Altro grande pregio del film, nella sua versione italiana, è la traduzione. La resa è ottima, la ritmica dei dialoghi è tenuta alla perfezione ed è uno dei rari casi in cui le battute, tra le massime difficoltà che il destino riserva al traduttore, sono effettivamente ben tradotte. Quello che vi resta da fare è tirare un lungo respiro, sedervi e guardare il film. Perché ne vale davvero la pena.

Article written by:

Giuseppe D'Amico

Classe '93, venuto al mondo in una metropoli di 5000 anime sull'Appennino abruzzese. Da ragazzino ascolta musica, legge libri e soprattutto guarda un sacco di film con i suoi teneri amichetti in cameretta, proseguendo poi fino ai 23 anni. Osserva molto e scrive bene, almeno questo è quello che gli dice sua madre.

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