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The Great Wall – come ho imparato a non preoccuparmi e ad apprezzare le vaccate

The Great Wall – come ho imparato a non preoccuparmi e ad apprezzare le vaccate My rating: 2.5 out of 5

In realtà questa recensione non dovevo nemmeno scriverla io, visto che a suo tempo se l’era già prenotata uno stimato collega di questo covo di brutta gente che è il MacGuffin. È successo però che l’altro ieri il suddetto collega si è presentato da me e mi ha scaricato sui piedi questo The Great Wall come un sacco di spazzatura che non si ha voglia di andare a buttare.

Allora io gli ho chiesto perché si stesse liberando di un film su cui aveva voluto scrivere, e lui mi ha risposto:”Perché ho letto che è una vaccata e non ho voglia di andare al cinema a vedere una vaccata”.

La mia domanda successiva è stata quindi: “Ma dimmi, caro e stimatissimo collega, cosa ti aspettavi che uscisse da un film che piazza Matt Damon in cima ad una Grande Muraglia cinese assediata da un’orda di lucertole giganti o quello che sono?”.

Risposta “Un bel film di Zhang Yimou, non una cagnata. Anche Hero è pieno di azione, ma è una poesia. Di andare a vedere Scontro tra titani sulla Grande Muraglia non ne ho voglia”.

Fortuna vuoi che The Great Wall ero andato a vederlo la sera prima e mi ci ero pure divertito assai. E questo proprio perché ero ben consapevole che stavo andando a vedere una vaccata coi fiocchi, e quindi me la sono goduta per quello che era.

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Tutto questo per dirvi una cosa, cari lettori: se da questo The Great Wall vi aspettate qualcosa di più del semplice intrattenimento ignorante e fine a sé stesso, allora fate come il mio collega, e passate la mano.

Se quello che desiderate è invece azzerate le vostre capacità mentali per poco più di un’ora e mezza, e non chiedete altro che godervi uno spettacolo visivo e sonoro fatto come si deve, beh, allora siete i benvenuti.

Perché alla fine il discorso è tutto qua. Tu puoi anche prendere un regista talentuoso e stimato come Zhang Yimou, ma da un plot di questo tipo non si può chiedere altro se non un sano e tamarrissimo guilty pleasure. Qualcosa che riesca a divertire e intrattenere senza pretese, e che possibilmente non sia un’accozzaglia di sterco fumante come un Gods of Egypt, per intenderci. Dalle cose bisogna sempre aspettarsi quello che possono realmente darci, altrimenti la delusione è automatica, e questo vale per il cinema come per la vita. Se poi la realtà riesce a superare le aspettative, beh, ben venga.

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La trama di The Great Wall è, come detto, niente di più che un pretesto per buttare in faccia allo spettatore un’orgia di azione folle, di colori e di CGI di buon livello. Matt Damon e Pedro Pascal (alias l’Oberyn Martell di Game of Thrones e  il Javier Peña di Narcos) sono William e Pero, due mercenari europei che si recano nella remota e misteriosa Cina spinti dal desiderio di mettere le mani sulla leggendaria polvere nera, che non è altro che la polvere da sparo, ancora sconosciuta in Europa. Viaggiando attraverso il deserto, i due giungono al cospetto della Grande Muraglia, che scopriranno essere un’immenso avamposto militare costruito per difendere la Cina e i suoi abitanti dall’orda dei Taotie, mostruose creature che ogni sessant’anni si risvegliano per portare morte e distruzione nell’Impero.

Ora, il resto della la sceneggiatura è talmente prevedibile che a tratti stavo quasi per convincermi di aver ottenuto poteri divinatori nella strada da casa al cinema. Ma, come ho detto, girare il coltello nella piaga su cose scontate come l’approfondimento dei personaggi, i dialoghi, la recitazione, i momenti WTF e le voragini di trama sarebbe tanto facile e scontato da risultare sadico, e pure un po’ ingiusto.

Ecco perché aprirò solo una piccola parentesi per elencare alcune delle domande che mi sono sorte durante la visione. Il prossimo paragrafo, e solo quello, sarà a lieve rischio SPOILER. Quindi, se non avete ancora visto The Great Wall, proseguite a vostro rischio e pericolo. Altrimenti ci vediamo dopo le due immagini.

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  • I neri sono la fanteria. I rossi gli arcieri. I blu sono le tipe yo-yo. Ma i soldati gialli a che cazzo servono?
  • Quelle fotoniche lame giganti che spuntano dalle mura faceva brutto usarle anche durante il primo attacco?
  • Le soldatesse blu che si cacciano giù come uno yo-yo hanno uno scopo oltre a quello di far salire il nazismo alle bestiacce?
  • Sul serio per far portare William e Pero dalla galera alla cima della Muraglia hanno fatto dire ad uno sgherro che doveva chiuderli in cella “Non trovo le chiavi“?
  • Cos’è successo alla vita di Willem Defoe per indurlo ad accettare ruoli del genere?
  • Perché mai un mercenario inglese in marcia nel deserto cinese in rotta verso casa di Dio dovrebbe portarsi dietro un magnete grosso come un melone?
  • Quante altre volte ancora nella nostra vita ci verrà propinato lo schema “Se ammazziamo la regina ci salviamo il culo“?
  • Possibile che l’Imperatore della Cina sia sempre un bimbominkia?
  • Ma prima che tirassero su la Muraglia come ci si difendeva dai Taotie? L’umanità non dovrebbe essersi estinta il giorno stesso in cui sono apparse per la prima volta?
  • Ma avete visto quanti sono i Toutie? Se per buttarne giù uno ci vogliono dieci cinesi (e due americani), l’orda di bestiacce avrebbe dovuto passare sulla Muraglia come uno tsunami fin dal primo attacco. E poche cazzate. Invece in cima alla Muraglia arriveranno se va bene tre creature. Boh.
  • Gliel’ha spiegato qualcuno a questi Taotie super intelligenti che la Grande muraglia è lunga 8800 km e che non è che sono obbligati ad attaccarla per forza nell’unico punto in cui sono schierati i Power Rangers che ti accolgono con meteoriti di fuoco e lame rotanti?

Lo so, lo so, molte delle domande che ho posto erano solo provocazioni per farsi due risate. È chiaro come il sole che Zhang Yimou se ne sbatte altamente della logica della sceneggiatura, in quanto il suo unico obiettivo è quello di intrattenere con una messa in scena basata unicamente sullo spettacolo, volutamente esagerata ma allo stesso tempo estremamente curata in ogni minimo dettaglio.

I risultati del grande lavoro fatto sul piano visivo esondano nella clamorosa scena del primo assalto dei Toutie alla Grande Muraglia. Zhang Yimou spara tutte le sue cartucce in questa lunga sequenza, sapendo bene che sarà il momento più alto del suo The Great Wall.

Tramite gli occhi di William e Pero, il regista ci mostra l’immensità della Muraglia e del suo esercito, in una scena che vale da sola l’acquisto del biglietto. La trovata di distinguere con colori diversi i vari reparti dell’armata si traduce in un autentico spettacolo per gli occhi, mentre l’idea di affidare al suono dei tamburi il compito di organizzare le manovre di attacco è la trovata giusta per far salire l’adrenalina al livello che ti consente di soprassedere sulle puttanate e di goderti il film per quello che è.

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La regia di Zhang si conferma perfetta anche nelle scene d’azione. Certo, l’effetto è palesemente quello di un videogioco, ma, come ho già detto, l’importante è che diverta e che non sia un pugno negli occhi, e The Great Wall rispetta entrambi i requisiti.

Quindi, caro lettore, se non sai se andare a vedere o meno The Great Wall, non devi far altro che essere onesto con te stesso ed essere ben consapevole di che tipo di film stiamo parlando. E se dopo un’attenta analisi deciderai comunque di cedere i tuoi preziosi denari a questo film, ti assicuro che alla fine non rimpiangerai di averlo fatto.

Se invece ti farà schifo lo stesso, beh, allora scrivimi e mandami a cagare, cosa vuoi che ti dica.

I soldi però non te li ridò.

P.s. trovate l’articolo anche sulla pagina dei nostri amici di Giornale7. Fateci un salto!

Article written by:

Roberto Lazzarini

25 anni, cresciuto fin dalla tenera età a film, fumetti, libri, musica rock e merendine. In gioventù poi ho lasciato le merendine perchè mi ero stufato di essere grasso, ma il resto è rimasto, diventando parte di quello che sono.
Sono alla perenne ricerca del mio film preferito, nella consapevolezza che appena lo avrò trovato, il viaggio ricomincerà. Ed è proprio questo il bello.

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