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The Lego Movie: Mattoncini alla riscossa tra Orwell e buoni sentimenti

The Lego Movie: Mattoncini alla riscossa tra Orwell e buoni sentimenti My rating: 3 out of 5

Ci sono tutte le peggiori premesse per affrontare The Lego Movie: il rischio che si tratti di un’ora e mezza di semplice pubblicità alla casa produttrice danese è infatti elevatissimo. Sfido però a resistere al richiamo dei mattoncini: come non dare una chance al film che ha per protagonista il giocattolo più amato di sempre? Che poi, a ben vedere, “giocattolo” è quantomeno riduttivo: sì, perché con i Lego si possono costruire interi universi.

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È proprio questo il filo conduttore di tutta l’opera: Emmet è un omino giallo qualunque, che ogni mattina si sveglia con il sorriso, guarda la sit-com più di tendenza e si reca coscienziosamente al lavoro, non senza aver prima salutato amichevolmente i vicini. Il tutto canticchiando l’irritantissima Everything is Awesome, tormentone del momento che diventa ancor più insopportabile se lo si ascolta per intero: Everything is awesome/Everything is cool when you’re part of a team. La retorica di comunità e lavoro di squadra come solo nei peggiori sogni – pardon, incubi – americani.

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Epperò, lo scialbo Emmet un giorno incontra per caso una ragazza nel cantiere in cui è solito costruire cose attenendosi scrupolosamente alle istruzioni, e si ritrova appiccicato a un pezzo dalla natura incomprensibile, ma che tutti bramano; fra questi tutti spicca Lord Business, omino che tutti venerano ma che in realtà è un despota dalle oscure mire.

Lord Business è infatti un maniaco dell’ordine, e punta a sigillare per sempre tutti i passaggi per gli altri mondi e a cristallizzare ogni singolo mattoncino. Il pezzo misterioso a cui è legato Emmet altro non è che il tappo di un tubetto di colla, pericolosissima arma con la quale Lord Business vuole raggiungere i suoi scopi. A lui, alla ragazza misteriosa e a un gruppo di irresistibili ribelli il compito di salvare il mondo – i mondi – di Lego.

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Per la prima metà del film Phil Lord e Christopher Miller riescono nell’intento: il ritratto di Emmet, apparentemente un idiota felice ma in realtà disperato, e l’atmosfera orwelliana dove tutto è in ordine perché tutto è ingabbiato in regole e controlli, sono un’ottima parodia della società attuale.

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La caduta di stile avviene quando i pochi superstiti ad un attacco di Lord Business devono organizzare il contrattacco: è qui che le istruzioni da limite al genio e alla creatività del singolo si trasformano in fastidiosa retorica con cui salvare il mondo. Il film diventa improvvisamente convenzionale, un trionfo di buoni sentimenti che si risolve solo in parte con un finale anarchico e con l’entrata in scena degli equivalenti dei pupazzini Lego in carne ed ossa: un Will Ferrell che gigioneggia nel ruolo di padre di famiglia e uomo d’affari che non tollera che i suoi giocattoli vengano toccati, ed il figlio desideroso di piazzare draghi sui grattacieli e navi dei pirati in mezzo al Far West.

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Bisogna comunque dare atto a The Lego Movie di essere un piacevole divertissement, soprattutto per la maestria tecnologica con cui è stato girato: l’animazione in stop motion, con vastissime scenografie interamente girate con i mattoncini, unita agli interventi digitali per modificare le espressioni dei protagonisti, è puro godimento per gli appassionati del Lego e permette, oltre a un furbissimo sfoggio di tutti i set prodotti dalla casa di mattoncini, di apprezzare paesaggi e primi piani dettagliatissimi.

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A ciò va aggiunto che Lord e Miller mettono in scena uno stuolo di personaggi ormai storici, da un pompatissimo Batman, a un borioso Superman, passando per l’astronauta arrivato dagli Anni Ottanta e per il gattino-unicorno preso in prestito dalla Duplo. E ancora Lincoln, Shakespeare, e un grandioso poliziotto dalla doppia faccia, buona o cattiva a seconda della situazione e che spara, trovata geniale, proiettili fatti anch’essi di Lego; tutti quanti doppiati, nella versione originale, da attori del calibro di Liam Neeson e Morgan Freeman.

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E su tutti svetta lui, il Pirata Barbacciaio, antico nemico di Lord Business che per sopravvivere si è incastrato con i mattoncini più svariati.

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Perché questo è lo spirito dei Lego: costruire, assemblare, incastrare, fare e disfare seguendo la fantasia. E al diavolo le istruzioni.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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