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The Little Death: tutto quello che etc etc, con un velo di romanticismo

The Little Death: tutto quello che etc etc, con un velo di romanticismo My rating: 3 out of 5

In Francia, l’orgasmo viene comunemente definito la petite mort. In Inghilterra, qualche anno fa per indicare le sporcacciate dentro e fuori dalle lenzuola è stato coniato il termine Netflix and chill. Basta uno sputacchio di oceano per ammazzare la poesia. Per fortuna, i cugini australiani hanno preferito ispirarsi alle baguette anziché ai cetrioli, e hanno deciso di chiamare una delle loro commedie più brillanti The Little Death. Ben quarantadue anni dopo l’immortale Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere), Josh Lawson ha girato una piccola chicca di umorismo, con ogni tanto un velo di malinconia.

Cinque coppie nei quartieri residenziali di Sidney cercano, in modi più o meno tragicomici, di esplorare le loro fantasie più inconfessabili – in realtà nulla di particolarmente scandaloso, ché suvvia, siamo pur sempre nel mondo anglosassone, e il film doveva passare sul grande schermo, non nei negozietti a luci rosse di periferia.

Strutturato come un manuale a metà fra un dizionario, un’enciclopedia e le istruzioni dell’Ikea, The Little Death ci presenta nell’ordine Maeve (Bojana Novakovic) e Paul (lo stesso Josh Lawson), lui feticista dei piedi, lei intrigata dall’idea dello stupro; Dan (Damon Herriman) e Evie (Kate Mulvany), che vorrebbero ritrovare la passione di un tempo e che ci proveranno, sì, ma con qualche travestimento di troppo; Richard (Patrick Brammall) e Rowena (Kate Box), che a forza di cercare di avere un figlio rischiano di far saltare tutto e, purtroppo o per fortuna, di versare qualche lacrima; Maureen (Lisa McCune) e consorte (Alan Dukes), tipica coppia di mezza età un po’ insofferente e incapace di parlare apertamente dei propri desideri; e infine Monica (Erin James) e Sam (T. J. Power), che coppia non sono ancora, ma che tra una telefonata hot e una chiacchierata nel linguaggio dei segni, magari chissà. Sopra tutti aleggia la presenza di Steve (Kim Gyngell), nuovo vicino dall’aria bonaria, ma con un passato oscuro alle spalle.

Molto più raffinata del suo dozzinale rifacimento spagnolo di un paio di anni più tardi, The Little Death mette in fila una serie di feticismi, o presunti tali, per fare ironia su quella cosa a cui si pensa per gran parte della giornata, sulla quale si nutrono aspettative altissime e che alla fin fine raramente va come si era immaginato. Ma in realtà il sesso e tutto quello che gli ruota intorno è un mero pretesto: The Little Death ricorda più che altro Love Actually, ma senza gli orpelli natalizi e con nomi meno di spicco.

Alcune storie nascono, altre finiscono, altre ancora risorgono: un racconto corale che è un perfetto mix di divertimento, imbarazzi, silenzi, riconciliazioni. Come la vita, come l’amore, come il sesso. Da vedere, per ricordarsi che non è un male togliere le ragnatele da quel completino osé che avete nascosto in fondo al cassetto.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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