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The Triangle: il triangolo anche no

The Triangle: il triangolo anche no My rating: 2 out of 5

Oggi parliamo di horror. Anzi, vivendo nell’epoca della post verità e delle fake news, forse è più corretto parlare di post horror.

Ve la ricordate la scena di Aprile? Quella dove Nanni Moretti guarda in tv Berlusconi imbruttire D’Alema e comincia a dire “D’Alema reagisci, dì qualcosa di sinistra. Dì qualcosa, anche non di sinistra, ma dì qualcosa”.

Ecco, questo è in breve sintesi quello che ho da dire su questo film. Fammi paura, ti prego. Anzi, se vuoi non farmi proprio paura paura, ma fai almeno qualcosa. Qualsiasi cosa. E invece no.

Partiamo dal presupposto, Vostro Onore, che trattasi di found footage. Ovvero di uno dei generi (horror, ma non necessariamente) da prendere con le molle per eccellenza. E sì, perché il rischio di fare la cazzata è bello alto. Ah, ne avevamo parlato meglio qui. Per farla breve, l’idea è che tu, regista, ti presenti davanti al pubblico con un filmato. Filmato girato con la camera a mano e “ritrovato” in qualche modo. Spesso dopo che qualcosa di molto brutto è capitato a chi stava filmando.

Beh?

A volte ce lo presentano come un falso documentario, a volte no, dipende. C’è chi ci ha fatto dei bei soldi con questa idea (vedi The Blair Witch Project). C’è chi ha sfornato una discreta boiata. E poi c’è chi ha in parte bruciato un’opera anche più che discreta (The Poughkeepsie Tapes) presentandola al Frighfest come FATTI REALMENTE ACCADUTI. Col risultato di sputtanarsi agli occhi degli amanti duri e puri dell’horror, che giustamente non se la sono bevuta. Ma questa è un’altra storia.

The Triangle è un film del 2016. I protagonisti sono quattro giovani registi americani che nella vita fanno veramente i registi. Ma ecco la trama: i quattro giovani filmmakers ricevono una cartolina misteriosa da un loro vecchio amico. Il tizio si è ritirato in una specie di comune per giovani hippie da tre anni e li chiama con urgenza. Pare che laggiù abbiano bisogno di aiuto. Inoltre ci sarebbe anche il materiale per fare un documentario coi fiocchi. I quattro non ci pensano un attimo e partono. Attraversano gli Stati Uniti e arrivano nel deserto del Montana, in mezzo al nulla.

Qui vengono accolti dai ragazzi del campo. Alcuni sono contenti della loro presenza, altri li sopportano a malapena. La paura è quella che il documentario possa farli apparire sotto una cattiva luce. Che poi fossero questi i problemi. Ma insomma, poteva andare peggio. Nulla che possa insinuare il dubbio che forse era meglio starsene ognuno a casa propria.

Qui scopriamo anche il motivo del nome del film. CLAMOROSO! No, in realtà no. È solo che le tende dove vivono i ragazzi sono disposte a triangolo. E voi che pensavate a qualcosa di esoterico.

Senza fissa dimora, ma con stile

E insomma, tutto bellissimo no? La vita all’aria aperta, il senso di comunità. L’amicizia, il contatto con la natura. Ok, ma quand’è che succede qualcosa? Dopo questo preambolo di circa un’ora dove non accade praticamente nulla, mi aspetterei il twist narrativo. Che arriva.

Con la potenza di una biglia in salita.

È svenuto per il caldo o per la noia?

SPOILER SPOILER SPOILER. A metà film qualcuno inizia a sentirsi poco bene. Niente di che, eh: potrebbe benissimo trattarsi del caldo. In realtà i quattro scoprono qui il motivo del loro viaggio. I capi della comune mostrano loro una grotta. Dentro c’è un teschio di Tirannosauro. Con un dente che emana luce tipo led. E fa un rumore fastidiosissimo.

Sì, lo so. Lo so. Un bel respiro.

E poi salta fuori che parte dei ragazzi anni prima aveva fatto lo stesso sogno. Con la grotta, il tirannosauro, la luce led, ecc.ecc.

Che dire. Sostanzialmente il film scorre, il tempo passa ma non succede nulla. Per il 95% del film mai avrei detto che si trattava di un horror. L’idea iniziale ci potrebbe anche stare, eh. E personalmente non sono un fan di quei film dove tutto tace quando improvvisamente ti decolla un jet a 10 cm dall’orecchio. Però insomma, un sussulto, uno spavento, qualcosa che scrollasse via la noia ce la potevano tranquillamente concedere. Avrei anche accettato un film che fino agli ultimi 5 minuti non fa paura per poi dare tutto nel finale. Ma no, non è neanche così. Per carità, il finale è suggestivo. Ma non fa paura. E per un film catalogato come horror è un bel problema.

Article written by:

Simone Forte

Nato nel 1984. Nel 2012 scopro che l’anagramma del mio nome e cognome è “termosifone”. Spero che scrivere di cinema senza averlo studiato per davvero non mi renda come quelli che leggono articoli complottisti sui vaccini e poi vanno a contraddire i medici. Io scriverò lo stesso, ma prometto di limitare al minimo indispensabile l’uso dei “…………….” e dei “!!1!!1!”.

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