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The Voices: quando la pet therapy non va come previsto

The Voices: quando la pet therapy non va come previsto My rating: 3 out of 5

Quando si pensa a Marjane Satrapi, di solito le prime cose che vengono in mente hanno a che fare con il suo paese d’origine, l’Iran: Persepolis è il manifesto che l’ha portata alla ribalta, Pollo alle prugne una favola impregnata di poesia mediorientale, e insomma, diciamocelo: tutti quanti pensavamo che il suo campo d’azione sarebbe stato sì intrigante, ma ben delimitato. Epperò, si vede che nel 2014 la regista e fumettista si era stufata della solita etichetta di “artista che arriva da quelle parti e che non perderà occasione per ricordarlo”; forse perché radicata a Parigi da anni, forse perché i suoi interessi sono ben più vasti di quanto ci piaccia pensare, fatto sta che quell’anno è approdata al Sundance Film Festival con The Voices, spassosissima commedia nera, ma non solo. The Voices, nonostante sia stato girato a Berlino, è americano che più americano non si può: siamo in una generica cittadina di provincia, e Jerry (Ryan Reynolds) lavora in una fabbrica di vasche da bagno. Una vita all’apparenza normale, noioisetta e un po’ sfigata: il nostro eroe condivide un minuscolo appartamento con Bosco e Mr. Whiskers, rispettivamente un adorabile cagnolone e un gatto, beh, gatto, a fargli compagnia. Ogni tanto ci scambia pure qualche parola, ma suvvia, chi di noi non ha mai usato il suo animale domestico come psicologo?

Peccato solo che, più che da analisti, di cui peraltro Jerry è un discreto frequentatore a causa della sua infanzia un filino travagliata, i due si comportino come l’angioletto buono e il diavoletto cattivo – è superfluo dirvi chi dei due faccia cosa. The Voices, quelle dei suoi adorabili animaletti, dicono a Jerry di comportarsi bene, anzi no, di farsi valere, ma come, proprio ora che aveva finalmente imboccato la retta via, che stai dicendo, la retta via è da perdenti. Stremato, il povero Jerry decide di prendere il coraggio a due mani e invitare a uscire Fiona (Gemma Artenton), la collega della contabilità di cui è invaghito: la quale prima lo snobba, poi civetta e infine, embè, un incidente mortale al primo appuntamento può capitare a chiunque.

Che fare, considerando che il povero Jerry è già sotto l’occhio di psichiatri e tribunali? Bosco non ha dubbi: bisogna “fare i bravi”, correre alla polizia e raccontare l’accaduto. Non è dello stesso avviso Mr. Whiskers, che propende invece per nascondere il cadavere. Dove? Ma nel frigorifero, che domande. E, nel frattempo, perché non dare una chance anche alla simpatica Lisa (Anna Kendrick)? Il peggio che può capitare dopotutto è che le teste nel frigo passino da una, a due, a tre…

The Voices potrebbe sembrare una versione per adulti de Il Dottor Dolittle: animali parlanti, protagonista incompreso, e una spruzzatina splatter e politicamente scorretta per rendere il tutto più appetitoso. Tuttavia, limitarlo a questo sarebbe riduttivo: perché per ambientazione, interni squallidi e rapporti umani ancora peggiori, sembra più richiamare Small Apartments, non a caso un altro film indipendente in cui monolocali asfittici, cadaveri improbabili e vite ai margini la fanno da padroni. The Voices riesce a saltare con leggerezza dalla dark comedy all’horror grottesco, fino ad arrivare all’analisi psicologica, alternando vette di ironia e abissi di solitudine. Questi balzi sono prima di tutto visivi: si passa da una fabbrica dove tutto, dalle divise al nastro adesivo, è di un saturo rosa confetto, alla casa di Jerry, a mano a mano sempre più sporca, tetra e tristemente reale, fino ai titoli di coda deliziosamente scorretti, inquietanti e colorati. I dialoghi tra Jerry e i suoi animali sono tanto stereotipati quanto esilaranti, mentre i suoi flashback sono degni di Psycho: raramente un mix di stili così diversi è riuscito così bene.

Menzione d’onore per cane e gatto – soprattutto per quest’ultimo: sarà che sono una tifosa sfegatata di questa fazione, ma la malvagità e la saccenteria di Mr. Whiskers sono da manuale del comportamento felino. Che non per nulla è l’unico che ha la dignità di comparire nei titoli di testa disegnati dall’inconfondibile mano della Satrapi.

The Voices è un film insolito: da vedere se avete voglia di spaventarvi, ma anche di ridere e di commuovervi; in breve, se siete a un passo dalla schizofrenia e, soprattutto, se state pensando di prendervi un gatto.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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