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The Words – Storia di un ladro di parole

The Words – Storia di un ladro di parole My rating: 4 out of 5

Quante volte…

…non troviamo quelle giuste? Quante volte ne è scappata qualcheduna di troppo? Quante altre volte ce le siamo tenute per noi? Quante ci son rimaste sulla punta della lingua? Quante volte siam rimasti senza?

Parole! Parole! Parole! Stiamo parlando di parole, ovviamente!

Parole che la fanno da protagonista nel meraviglioso film di Brian Klugman e Lee Sternthal del 2012, The Words. Chi sono ‘sti due? Ah non fate queste domande, tanto nessuno risponderà (se non Wikipedia). D’altronde questo film ha un cast tanto pazzesco che nessuno si preoccupa degli sceneggiatori/registi.

“C’era una volta un re che sedeva sul sofà…”

Allora, raccontiamo la trama… vediamo di trovare le parole giuste.

Avete presente quella storiella dove c’è un re che chiede al servo di raccontargli una storia che racconta di un re che chiede al servo di raccontargli una storia la quale racconta di un re che chiede al servo di raccontargli una storia ecc…? Beh, The Words ha lo stesso meccanismo.

Il noto scrittore Clay Hammond (Dennis Quaid) presenta il suo nuovo libro e ne legge gran parte di fronte ad una affollatissima platea, dove siede anche un’affascinante ragazza (Olivia Wilde). Il romanzo racconta di Rory Jensen (Bradley Cooper). Da poco sposato, cerca di sfondare come scrittore proponendo a diverse case editrici il suo lavoro, ma ricevendo sempre dei rifiuti. Un giorno entra in possesso di una logora valigetta di pelle: regalo di sua moglie (Zoe Saldana) durante il viaggio di nozze a Parigi. Dentro alla valigetta trova un vecchio manoscritto interamente battuto a macchina. Rory lo legge tutto d’uno fiato e ne rimane affascinato a dir poco. Quelle parole rappresentano tutto quello che vorrebbe essere e decide di masticarle come sue ritrascrivendo l’intero libro al computer. La moglie lo legge per caso e, convinta che si tratti di farina del suo sacco, lo sprona a provare a farlo pubblicare. Così avviene e nel bel mezzo del successo, Rory Jensen si ritrova faccia a faccia con il vero autore (Jeremy Irons) di quelle parole, il quale gli racconta la sua storia…

Se credete che vi abbia spoilerato l’intero film, vi sbagliate. Manca molto. Mancano i personaggi, le loro personalità, i loro punti di forza, le loro fragilità, i loro drammi. E sono proprio questi tasselli a comporre il vero cuore di questo film straordinario.

The Words: la maledizione dello scrittore

Ticketi-ticketi-tap-tapititac-tic-tic-tap… Il ritmo di The Words è scandito da l’incessante rumore della macchina da scrivere o della tastiera del portatile. Ritmo incalzante che insegue il rispettivo protagonista di ogni storia raccontata come il ticchettio dell’orologio.

Tre sono le coppie, tre sono gli amori diversi ma molto simili tra loro. Indissolubile il filo che lega i tre scrittori e la loro ricerca continua di parole per raccontare quello che hanno dentro.

Si dimenticava di dormire o di mangiare. Le parole semplicemente sgorgavano da lui: erano un flusso che non riusciva a controllare, né a spiegarsi dove venisse. Le parole divennero forma, la forma divenne un tutto e dopo due settimane era finito.

Chi di voi scrive non può fare a meno di capire l’emozione, la frenesia, l’angoscia, la ricerca, la maledizione che ogni scrittore si porta appresso. La storia di Clay, di Rory e del vecchio in fondo è la storia di chiunque abbia provato ad esprimere se stesso attraverso le parole scritte, a costruire un mondo dove le cose possono andare meglio che nella vita reale.

A sposarsi terribilmente bene con i fili di The Words c’è la delicata musica di Marcelo Zarvos: ogni nota suonata dà l’idea di essere stata ponderata e scelta come le migliori parole.

Le ultime parole famose

Un film che parla non solo delle parole, ma anche di quello che viene esattamente prima: della scelta, la scelta di esse. Un film che parla delle conseguenze delle nostre scelte, delle nostre parole. Parole in questo caso rubate…

In fondo, siamo tutti ladri di parole! L’importante è imparare la potenza della parola scritta. L’importante è ricordarsi che la vita non tanto come un computer, ma più come una macchina da scrivere: una volta messo tutto nero su bianco, non si può tornare indietro e cancellare.

Article written by:

Federico Luciani

Nasce nel 1990. Sette anni più tardi s'innamora del teatro e da allora sono fidanzati ufficialmente. Laureato al DAMS di Bologna e impegnato nel teatro sociale da diverso tempo. Quando non scrive, divora film di ogni genere. Dylan Dog come eroe, Samuel Beckett come mentore, Woody Allen come esempio e Robin Williams come mito.

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