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This Is England: qui dove sono cresciuto tra gli Skinheads

This Is England: qui dove sono cresciuto tra gli Skinheads My rating: 5 out of 5

È importante sfatare subito una credenza abbastanza comune: Skinheads non vuol dire naziskin. O meglio, ci possono essere alcuni con idee nazionaliste e xenofobe come vediamo grazie al personaggio di Combo, mentre la maggior parte condivide qualche idea anarchica o apolitica, di antirazzismo e di fratellanza.

Ecco, uno di questi ragazzi si chiama Marco e nel bel mezzo di una classica conversazione notturna, indecisi se ordinare un’altra birra, mi ha consigliato di vedere This Is England.

A distanza di anni, è arrivato finalmente il momento di dirgli grazie.

 

Shaun (uno straordinario Thomas Turgoose) è un bambino vittima di bullismo, con il padre morto in guerra lontano da casa e una madre assente non per scelta, ma per necessità.

Così, quasi nell’indifferenza generale, il giovane deve imparare a cavarsela da solo, in una periferia inglese del 1983 piena di problemi, disoccupazione e diseguaglianze sociali.

In questa situazione sicuramente non facile, Shaun ha la fortuna di conoscere Woody e la sua allegra combriccola di Skinheads. Rasato a zero, e con un paio di Dr Martens ai piedi o qualcosa di simile, si sente subito integrato in questa nuova famiglia.

 

Con i toni e i modi tipici del cinema indipendente made in UK, è scattata l’ennesima scintilla nel mio cuore e mi sono messo a urlare con i pugni al cielo “God Save The Queen“.

In realtà, se ci avessi pensato qualche secondo in più, dalla mia bocca sarebbe uscito un più raffinato: “Lunga vita ai vari Ken Loach, Danny Boyle e Company”. Uno slogan sicuramente meno populista del precedente, ma con un suo fascino più ricercato molto d’essai.

Shane Meadows con questo film dimostra di avere tutte le carte in regola per sedersi allo stesso tavolo dei registi citati in precedenza e sono curiosissimo di recuperare, in qualche modo, la serie omonima This Is England che, con lo stesso cast, racconta le cose successe anni dopo i titoli di coda.

Il ritorno dal carcere di Combo dà una svolta inaspettata alla storia. Piano piano emerge un mood più drammatico fatto di scelte e sacrifici. Tutti devono guardarsi dentro e decidere da che parte stare. Oltrepassare o no il confine significa sacrificare se stessi per difendere un preciso ideale.

Shaun a soli 12 anni deve crescere e diventare adulto, imparare a prendere la vita non più come semplice gioco. Woody e Combo (l’attore che lo interpreta, Stephen Graham, sembra il sosia del centrocampista dell’Inter Radja Nainggolan) sono due personaggi agli antipodi, ma entrambi con modi di fare diversi provano a colmare il vuoto lasciato dalla morte del padre del ragazzino.

Si crea empatia con questi skinheads, dopo che a prima vista sembrano soltanto dei delinquenti tutti tatuati  e pronti a scippare le vecchiette. Viene voglia di rasarsi la testa a zero, non per estetica, ma soprattutto come gesto di solidarietà verso questi giovani che nonostante vivano in un sobborgo dimenticato dal mondo provano a vivere la propria vita sempre con un sorriso che sa di rivoluzione. È vero forse qualcuno esagera e non è proprio un buon esempio da seguire, sono sicuro però che il mio amico Marco si sarà schierato dalla parte giusta.

Article written by:

Nicolò Granone

Simpatico, curioso, appassionato di cinema, sono pronto a esplorare l'universo in cerca di luminosi chicchi di grano da annaffiare e far crescere insieme a voi, consigliandovi ogni tanto film da scoprire qui alla luce del Sole.

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