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Tokyo Gore Police: cinefilia colta, arte estrema e divertimento trash

Tokyo Gore Police: cinefilia colta, arte estrema e divertimento trash My rating: 3 out of 5

Avviso ai lettori: la recensione contiene immagini forti adatte a un pubblico adulto!

 

I giapponesi, si sa, per quanto riguarda ultraviolenza fumettosa, amenità e follie audiovisive varie non hanno proprio rivali. Tuttavia, davanti a Tokyo Gore Police, coloro che pensavano di aver visto di tutto con il leggendario Ichi the Killer di Takashi Miike dovranno ricredersi.

La pellicola, firmata Yoshihiro Nishimura, è un vero e proprio manga splatteroso che prende vita attraverso l’esibizione di godereccia violenza gratuita e ironici spunti politici.

Trama: Blade Runner chi?

L’azione si svolge in una folle e marcissima Tokyo fanta-fascista che fa apparire un parco giochi la Los Angeles di Blade Runner. Tra le strade della città infuria una guerra tra un’organizzazione privata di poliziotti/samurai e gli Ingegneri, creature mutanti la cui peculiarità è trasformare le proprie ferite in armi letali, potere riconducibile a un tumore a forma di chiave.

La giovane Ruka è uno di questi agenti privati, e ha un solo scopo nella vita: eliminare il responsabile della morte del suo adorato padre.

Sagra della teratologia

Proprio come nei migliori manga deliranti, l’impianto narrativo di Tokyo Gore Police è spezzettato in una sequela di episodi che si susseguono a ritmo indiavolato. E così come la narrazione, pure l’uso dei colori è totalmente folle e malato; tra luci al neon e illuminazioni pop, quale colore potrebbe mai predominare in un film intitolato Tokyo Gore Police? Il rosso, ovviamente.

Per quasi due ore, le vostre retine e i vostri stomaci saranno presi a martellate da esplosioni immani di sangue spruzzato a pressione come neanche nel massacro degli 88 folli di Kill Bill. Pezzi di carne e frattaglie varie si ammasseranno pantagruelicamente davanti ai vostri occhi durante le numerose e tamarrissime scene di combattimento, rigorosamente all’arma bianca.

Il tutto però viene filtrato attraverso il sarcasmo nero petrolio di una sceneggiatura che è più un canovaccio pretestuoso dove la figura di Ruka funge da collante, abbastanza abbozzato e bidimensionale, tra una strage e l’altra.

Un divertissement colto

Le invenzioni conturbanti si sprecano, affettuoso omaggio al body horror di Cronenberg (Videodrome) e Shin’ya Tsukamoto (Tetsuo). Vagine a forma di mascelle di coccodrillo, capezzoli che spruzzano acido corrosivo (Alien chi?) e peni/bazooka sono alcune tra le chicche truculente per stomaci di titanio che non spoilero per non rovinare la sorpresa e la gran parte del divertimento.

Esilaranti le finte pubblicità che intervallano le fiumane di violenza: davanti ai cinegiornali che “invitano” ad arruolarsi alla polizia privata e agli spot promozionali di un gioco per la Wii dove con delle piccole katane montate sui controller si fanno a fette i nemici, ci sarà da ridere a denti davvero stretti.

Poco cambia se la seconda parte, da revenge-movie, sia più cupa nei toni; la violenza resta così esagerata e rustica negli effetti speciali che è praticamente impossibile prenderla sul serio.

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Classe 1996. Studente di lettere moderne a tempo perso con il gusto per tutto ciò che è macabro. Tenta di trasformare la sua passione per la scrittura e per il cinema in professione.

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