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Tutti giù per terra: sorridi, tanto andrà sempre peggio

Tutti giù per terra: sorridi, tanto andrà sempre peggio My rating: 3.5 out of 5

In tutti giù per terra c’è la rabbia di una generazione di giovani che non ce l’ha fatta, ma che forse non ha neanche voglia di provarci. Dopo vent’anni le cose non sono migliorate, anzi si è deciso di continuare a far finta di niente piuttosto che agire. Walter, è un ragazzo come tanti, figlio di un mondo che non vuole prendersi cura di lui.

Oggi i temi del precariato, le brevi assunzioni a tempo determinato e le false speranze di un futuro migliore esistono sempre. Si è persa però quella rabbia e voglia di lottare rimasta soltanto dentro la musica dei CCCP, che ci accompagna durante tutto il film. Tra malinconia e ribellioni interiori, facciamo un salto indietro nel tempo, in una società che stava iniziando a diventare vittima del sistema e delle sue contradizioni.

Walter, è un sognatore mancato. Ama raccontare la sua vita in terza persona, fantasticare sbattendo i suoi pensieri sul suo piccolo quaderno personale. Ovviamente ha anche altri difetti, come il taglio di capelli alla Montella e le mille paranoie.

Mi piacevano i libri, perché nei libri tutto è chiaro e bello anche quando è brutto, mi spiego? Mi spiego: quelli che ti fanno stare male, ti fanno stare male bene. Anzi più ti fanno stare male meno male sto. Mi sono spiegato? No

Come si fa a dargli torto? Il suo ragionamento ha una logica tutta sua  è vero però che si fonda su principi condivisibili. Ecco perché è esplosa la bolla della musica indie o ci piacciono tanto quei film supermega depressi che continuiamo a guardare anche se ci fanno male. No non è masochismo è qualcosa di più.

Come avrete già capito, io sono la classica persona che abita neanche a centometri dalla spiaggia, ma al caldo e alla sabbia preferisce l’ombra delle persiane abbassate, per  scoprire e vivere nuove storie nascoste dentro uno schermo.

È stato naturale quindi identificarmi e condividere i problemi di Walter (Valerio Mastandrea) le sue insicurezze, ma soprattutto amare i suoi modi di fare. Nel suo mondo perfetto, tutto dovrebbe essere diverso, però sicuramente è più facile lasciar perdere inutili sogni e non farsi schiacciare dal presente. Non è una forma di vigliaccheria, anzi può essere definita come l’unica strategia utile per sopravvivere.  Alla fine anche Darwin teorizzava che solamente chi riesce ad adattarsi sopravvive mentre gli altri, muoiono.

Fingere che andrà tutto bene, vivere la vita che abbiamo desiderato fin da quando siamo nati diventa inevitabilmente la soluzione al problema. Non è facile riuscire a rimanere se stessi in una società che ti vuole bello, ricco e con una famiglia se no o sei uno sfigato o devi convivere con il tuo disagio.

Tutti giù per terra, in alcuni passaggi, sembra quasi  uno di quei film dove Stefano Accorsi recita la parte del giovane insicuro spaventato dalla vita e fottutamente idealista come Santa Maradona o Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Il suo essere così tanto anni 90′, oltre ad avere un fascino vintage, spaventa. Se non esisteva spazio per gli eroi in un Italia pre Euro e crisi economica, figuriamoci ora, verrebbe da pensare.

Ora che i CCCP non ci sono più, ora che Walter probabilmente non vuole più fare il commesso e aspetta la pensione, io sto bene, io sto male, io non so dove stare, io sto bene, io sto male, io non so cosa fare.

Article written by:

Nicolò Granone

Simpatico, curioso, appassionato di cinema, sono pronto a esplorare l'universo in cerca di luminosi chicchi di grano da annaffiare e far crescere insieme a voi, consigliandovi ogni tanto film da scoprire qui alla luce del Sole.

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