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Ultimo minuto: di calcio e di altre storie

Ultimo minuto: di calcio e di altre storie My rating: 3 out of 5

Il calcio è lo sport più amato in Italia e non solo. Dio, che intro banale. Ma in effetti è così. Alla fine di un campionato ti ritrovi a vivere 2/3 giorni di totale astinenza. Poi cominci a sfogliare il palinsesto di Sky, scoprendo canali che non sapevi di avere. O vai al risparmio e allora via con lo streaming. Ed è subito qualcosa tipo Chievo-Thailandia alle 3 del mattino.

“Eh ma sono solo 22 miliardari in mutande”: sì grazie, lo sapevamo già. “Eh ma a 18 anni guadagnano i milioni”: sapevamo anche questo. Sappiamo tutto. Eppure riusciremmo a smettere? No.

Che poi ognuno se la vive come meglio crede, eh. C’è chi ama il gioco in sé e se gli gira si legge Borges, Galeano e Brera. C’è chi invece si esalta per l’Instagram di Bobo Vieri e va beh, lì sono problemi suoi.

Tutto questo per dire che l’estate è lunga, lunghissima. Fine agosto non arriva mai, e passare tre mesi a spulciare il sito della Gazzetta può essere abbastanza deprimente.

Si può fare altro, un filo più costruttivo. Tipo vedere film.

Fare un film sullo sport in generale, e sul calcio in particolare, è operazione difficilissima. Non amo citare me stesso, ma qui avevo parlato di uno dei pochi esempi godibili di film di genere. Più spesso tocca sorbirsi prodotti mediocri se non scadenti tipo Goal!. Che poi altro non è che uno lungo spottone telefonatissimo (dopo due minuti si capisce dove si andrà a parare), ma tant’è.

Ho trovato niente male questo Ultimo minuto, film del 1987 di Pupi Avati. Per carità, non è un capolavoro. Però in una lunga, afosa estate ci può stare tranquillamente. Oltretutto dura 90 minuti, come una partita. Non credo sia una coincidenza, ma anche fosse poco importa.

La trama. Fine anni ’80. Una squadra di provincia della serie A (non verrà mai detto il nome) si appresta a cominciare una nuova stagione. Sono stati anni difficili, anni dove l’avvocato Walter Ferroni (Ugo Tognazzi), storico dirigente del club, è ricorso a qualche stratagemma poco elegante pur di non finire in serie B. In sostanza si è comprato le partite. Il tutto sempre in bilico sull’orlo del fallimento, tra bilanci taroccati e rapporti poco chiari con personaggi di contorno. Adesso però tutto sembra cambiare: Renzo Di Carlo (Lino Capolicchio), ricco industriale della zona, ha comprato la squadra. E improvvisamente cambiano le prospettive: ora i soldi ci sono. Ferroni pensa di poter restare in sella come se nulla fosse cambiato, con la solita rete di conoscenze e in più con i soldi di Di Carlo. Quest’ultimo però la vede diversamente. La società andrà gestita in modo pulito, moderno, senza intrallazzi e, in definitiva, senza Ferroni.

Capirà molto presto che le cose non sono così semplici come sembrano. Eh sì miei cari, il calcio è un mondo dove le regole dell’economia, della finanza, dell’etica e della morale sono un po’ più complesse di come possano apparire.

Sullo sfondo le storie di un procuratore (Diego Abatantuono), della figlia di Ferroni (Elena Sofia Ricci) e del (ex) bomber della squadra (Massimo Bonetti). E ancora di altri personaggi, minori ma con la loro ragione d’essere.

Film interessante, ovviamente non l’apice creativo di Pupi Avati ma con buoni spunti ed ottimi interpreti. Tutto o quasi poggia sulle spalle di Tognazzi, qui purtroppo a fine corsa ma ancora magnifico nella parte di quello che più che un avvocato di provincia ricorda un nobile decaduto.

Il finale ovviamente ve lo scoprirete da soli, se vi va. La lezione però è sempre quella, credo. Uno dei motivi, non l’unico, per i quali continueremo a seguire i famosi 22 in mutande. Se ti capita di fallire ci sarà sempre la prossima stagione per ricominciare.

Article written by:

Simone Forte

Nato nel 1984. Nel 2012 scopro che l'anagramma del mio nome e cognome è "termosifone". Spero che scrivere di cinema senza averlo studiato per davvero non mi renda come quelli che leggono articoli complottisti sui vaccini e poi vanno a contraddire i medici. Io scriverò lo stesso, ma prometto di limitare al minimo indispensabile l'uso dei "................" e dei "!!1!!1!".

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