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Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’Oriente: Gaza ride

Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’Oriente: Gaza ride My rating: 3.5 out of 5

Un libro non si giudica dalla copertina. Per i film vale lo stesso, però con il titolo. Che in questo caso è pure poetico, per carità. Ammetterete tuttavia che Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’Oriente è un filino lunghetto. Ma come vi dicevo: non lasciatevi ingannare dal titolo, che rischia di evocare terzomondismo, buoni sentimenti e cascate di melassa. O dalla produzione, a cavallo tra Francia, Belgio e Germania. Perché se guarderete questo film la cosa che più farete sarà ridere. E parecchio. E senza ritegno.

Ma andiamo con ordine: Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’Oriente è l’opera prima del giornalista-scrittore-videomaker-tuttologo uruguayano Sylvain Estibal; opera che nel 2012 gli è valsa un César per il miglior debutto, per dire. Gli attori protagonisti probabilmente vi diranno poco o nulla: Sasson Gabay, Baya Belal, Myriam Tekaïa, Gassan Abbas, Khalifa Natour. Peccato, perché sono tutti molto bravi.

Nonostante il titolo poco incoraggiante, il naufrago in questione non è un migrante in cerca di riscatto o un Ulisse da terzo millennio, bensì la fonte di un sacco di (dis)avventure per il povero Jafaar, un pescatore palestinese che vive lungo la ridente striscia di Gaza. Braccato tra debiti, creditori e soldati israeliani installatisi indefinitamente a casa sua, Jafaar se ne sta tranquillo a pescare, quando ecco che dalla sua rete salta fuori nientemeno che un maiale. Brutta grana, soprattutto se vivi in un territorio dove palestinesi e israeliani litigano su tutto, fuorché su una questione: il maiale è un animale assolutamente impuro. Che fare dunque della simpatica bestiola? In un primo tempo Jafaar pensa di sbarazzarsene, salvo poi scoprire che per i coloni russi il, come dire, materiale riproduttivo del maialino vale oro …

Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’Oriente ironizza su un tema delicato come il conflitto arabo-israeliano, e ci riesce alla grande: non nasconde le divergenze tra i due popoli sotto una cappa arcobaleno, ma al contrario le enfatizza per mostrare tutta la loro assurdità ed ipocrisia. Un esempio? Il maiale si ritrova ad indossare dei calzini ogni volta che passa sul territorio israeliano, per non contaminarlo. O ancora, l’animaletto è impuro e blablabla, però non sono pochi quelli che in realtà li allevano a causa del loro sorprendente fiuto per gli esplosivi.

Ma Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’Oriente va oltre, ripescando sketch della comicità più bassa e godereccia e rendendoli ancora più nonsense, vista la specie a cui appartiene il protagonista. Epperò, proprio in virtù dell’assurdo della situazione, queste scene riescono comunque a non perdere in eleganza e poesia. Su tutte, il momento il cui il maiale deve, ahem, fare il suo dovere di maschio, ma ha bisogno di un piccolo incoraggiamento: e dove non riesce Sasha Grey, perché non provare con Miss Piggy?

La forza di questo piccolo gioiello sta proprio questo: nell’esasperare, irridere, desacralizzare. E nel mostrare che, in fondo, la storia si ripete ed è fatta da omini in fondo poco interessati alla causa: come nella Seconda Guerra Mondiale i soldati tedeschi finivano per fraternizzare con i loro ospiti, così lungo la striscia di Gaza, e con una telenovela becera come collante. Non per nulla, il titolo originale è Le cochon de Gaza: scorretto, ridanciano e irrispettoso. Un titolo à la Charlie Hebdo, ma che a differenza della rivista riesce ad essere al contempo ironico e delicato. 

Unica pecca? Il finale democristiano e fastidiosissimo, che in pochi minuti riesce a distruggere un’ora e mezza di puro umorismo. Ma in fondo è solo il primo film per Estibal, e dunque glielo si può perdonare. Per il resto, Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’Oriente è un capolavoro di risate di cui troppo poco si parla. 

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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