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Un uomo da marciapiede – Tutti quanti stanno parlando

Un uomo da marciapiede – Tutti quanti stanno parlando My rating: 4.5 out of 5

Un uomo da marciapiede: il film che ha portato sulla cresta un attorone come Dustin Hoffman e un attore cult come John Voight. Se non lo avete visto, preparatevi a patire.

Avviso.

Avviso ai naviganti e ai cowboy della notte.

Questo articolo contiene spoiler pesante, molto pesante. Non è possibile parlare di Un uomo da marciapiede senza far riferimento al finale. Vi prometto e vi spergiuro solennemente, però, che segnalerò ogni mia caduta nel peccato originale del secolo XXI (che nella storia verrà ricordato con tre semplici parole vagamente simili nel suono: CRISI, ISIS E NETFLIX).

Uno di quei film.

Perché? Perché Un uomo da marciapiede è uno di quei film. Uno di quei film che tu continui a guardare nell’attesa di capire dove stia arrivando, quando a un tratto tutto finisce proprio quando meno te lo aspetti. Tutto ciò ti lascia semplicemente… di merda.

Ti rendi conto come il suddetto finale faccia assumere senso a tutto il film. Rimani di merda perché ti rendi anche conto come, allo stesso tempo, questo faccia invece perdere il senso a un sacco di altre cose, come la vita umana per esempio.

Insomma: Un uomo da marciapiede è un concreto esempio di come ti si possa far prendere malissimo in pochi frame. Purtroppo per te, guardandolo, non ti eri accorto che tutti 112 minuti precedenti servivano solo ad apparecchiare il piatto di sterco psicologico finale.

Prima che pensiate male per tutti i riferimenti alle defecazioni fatti sin qui, vi tranquillizzo: è un capolavoro.

Questo film, c’è da dire subito, è del 1969. Allora, l’onda di ottimismo della ripresa economica e l’entusiasmo dato dalla rivoluzione culturale sessantottina stavano ancora dipanandosi sul morale comune della gente dell’epoca. Ecco, la pellicola rappresenta una discreta pietra tombale sul sentimento positivo dell’epoca.

Ma veniamo ai dettagli tecnici.

Trama.

Joe Buck (un ottimo John Voight) è un texano che definire stereotipato è un eufemismo. Stanco della sua vita da lavapiatti in mezzo alla polvere e forte di un fisico avvenente, prende i suoi pochi risparmi e parte alla volta di NY, intenzionato a guadagnarsi da vivere come gigolò.

Le cose non vanno esattamente come se le aspettava.

Che New York trova, infatti, il nostro zoticone masticante cevingam? Ostelli che sembrano topaie, barboni che si scaldano con i bidoni e tanta sporcizia. E le donne? Nonostante la sua bellezza, il fare da cowboy spaccone retrò rende difficoltosa la ricerca di clienti da adescare.

Le cose continuano a peggiorare per Joe, che finisce per trovarsi in condizioni peggiori di quando è partito. In più, frequenti flashback di una donna amata lo perseguitano, suggerendoci come il ragazzo non sia un semplice e vuoto sventrapapere a pagamento.

Dal punto di vista umano è anche peggio. Ciò che trova Joe non è altro che una moltitudine di persone che parlano nelle strade, un eterno brusio di indifferenza che lo fa sentire un puntino nell’universo.

Impossibile non parlare di Un uomo da marciapiede senza menzionare il suo leitmotiv: Everybody’s Talkin’ di Harry Nilsson, che circonda questo sentimento di solitudine.

(caldamente consigliato far partire il pezzo per leggere il seguito, vi metterà nel giusto mood).

Il Sozzo.

Abbiamo parlato di una New York con la puzza sotto il naso, ma sporca e sordida da un lato.

È proprio nel sordido che  Joe troverà il suo primo e unico amico, di chiare origini italiane: Enrico Salvatore “Rico” Rizzo, soprannominato “Sozzo”, guarda te le sinergie. Come lo conosce? Si dà il caso che Sozzo cerchi di fregarlo, chiedendo soldi per indicargli un buon manager di puttani, che però si rivela essere solo un pazzo. Oh ma che strano, un tizio di origine italiana che vive fregando il prossimo .

Un altro stereotipo signore?

No grazie sono satollo!

Joe ritorna a prendersi il maltolto, pure una punta irritato, e il derelitto Sozzo, affetto da una poliomielite chiaramente non curata, finisce per sdebitarsi accogliendolo. Egli vive in una stamberga abusiva completamente scevra di comfort, senza riscaldamento e ha i soldi appena per comprarsi qualche alimento base.

Insieme nelle difficoltà. ****SPOILERISSIMO***

Se non avete visto il film forse dovreste saltare questa parte. Ma forse no, se preferite. Credo che per una volta potrebbe non rovinarvi la visione del film.

Dicevamo.

I due cominciano una sorta di commovente convivenza da “Due cuori e una Capanna”, provando ad aiutarsi nelle rispettive carriere di truffatore e puttano in saldo. Le risorse però mancano sempre di più e le condizioni di Sozzo peggiorano vistosamente. I due si fanno forza a vicenda, mentre Sozzo sogna continuamente la Florida, che potrebbe aiutarlo con la sua malattia.

Proprio quando Joe crede di cominciare ad ingranare, torna a casa e trova Sozzo in condizioni estreme, impossibilitato persino ad alzarsi dal letto.

Per procurarsi i biglietti per la Florida Joe arriva ad accettare di fare un servizio omosessuale, che però non va a buon fine. Inviperito, aggredisce l’uomo e gli prende comunque i soldi. L’uomo, infatti, aveva tentato di pagarlo con un santino di San Cristoforo, patrono dei viaggiatori. Un segno inequivocabile di come la disperazione della vita umana non possa essere consolata da un valore perduto come la fede.

**** Spoiler degli Spoiler****

Joe mette letteralmente Sozzo su un bus per Miami. Durante il viaggio il poveretto arriva persino ad urinarsi addosso. L’umiliazione finale.

Il biondone non si perde d’animo e, approfittando di una sosta, compra abiti nuovi per lui e per Sozzo. I due ora sono vestiti con allegre e pulite camicie estive. Joe butta finalmente i suoi lisi abiti da cowboy, rompendo il legame con il vecchio se stesso e con il passato. Un nuovo inizio, una nuova vita.

E poi…

No, basta. Vi ho dato molti elementi per interpretare i frame finali. Manterrò la decenza giornalistica di non scrivere proprio tutto tutto tutto.

Credo che ciò che ha detto un mio caro amico su questo film sia più vero di qualsiasi ciarlataneria possa scrivere:

Ho guardato quel film centinaia di volte, ma ogni volta che lo guardo spero un po’ che non finisca così.

Merda, quanto è dura la vita però.

Article written by:

Riccardo Cavagnaro

Vede la luce nell'anno 1991. Da quando ha visto "Jurassic Park" all'età di 3 anni sogna segretamente di toccare un dinosauro vivo. Appassionato lettore, viaggiatore, ascoltatore di musica e bevitore. Tutte queste attività arricchiscono sicuramente il suo bagaglio culturale, ma assottigliano pericolosamente il suo portafogli.

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