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Una tomba per le lucciole, una tomba per l’umanità

Una tomba per le lucciole, una tomba per l’umanità My rating: 4 out of 5

Tutta la mostruosità della guerra

Tratto da un racconto di Akiyuri Nosaka, Una tomba per le lucciole è un film del cofondatore dello Studio Ghibli (assieme a Hayao Miyazaki) Isao Takahata, uscito nelle sale nel 1988.

La guerra è insensibile al dolore degli uomini, alla fragilità dei bambini, ed è proprio questo lo spirito del film: non fare alcuna eccezione, scegliendo il massacro dei nostri sentimenti. I protagonisti del racconto sono due bambini: un fratello (il maggiore) con la sorella, destinati a perire davanti ai nostri occhi. Il titolo del film ritorna nelle parole tristi della piccola Setzuko che, nonostante la tenera età, percepisce l’atrocità degli eventi che la circondano. La tragica vicenda, ricca peraltro di momenti di intensa agonia, ci appare quasi irreale: eppure è estremamente realistica.

Un’infanzia breve e dolorosa

Il giovanissimo Seita viene bruscamente travolto dal caos della Seconda guerra mondiale. Con il padre in guerra e una madre apparentemente svanita nel nulla, il ragazzo è presto costretto ad occuparsi della dolce sorellina, la piccola Setzuko. I due inizialmente vengono aiutati e, quando Seita scopre la crudele morte della madre, accolti a braccia aperte da una zia fuori città. Intanto Seita continua a mentire alla sorella riguardo la morte della , per risparmiarle ulteriore dolore. Nonostante un primo momento di serenità, con la penuria di cibo, la disponibile zia si mostra improvvisamente dura nei confronti dei due fratelli. Per questo lasciano la casa, trovando riparo vicino a un lago. Dopo qualche giorno, finiti i viveri di scorta, il fratello maggiore inizia a procurarsi cibo rubando nei campi vicini. I contadini, sensibili di quei tempi a ruberie giornaliere, non mostrano alcuna pietà per Seita, che viene scacciato via con violenza. Triste e debole, il giovane assiste inerme al progressivo deperimento della sorella, che ormai giace tutto il giorno in terra; sporca e senza energie. In quei giorni disperati, Seita scopre la morte del padre: l’unica speranza che gli era rimasta per salvare l’amata Setzuko. Infatti la piccola perisce davanti ai suoi occhi, senza neanche tentare di mangiare la frutta imboccata dal fratello. L’inevitabile fine di Seita avviene qualche tempo dopo, nella stazione di Kobe, sotto gli occhi di un mare di gente indifferente.

La morte cammina fra noi

Ferite, sangue, morte. Non abbiamo tempo di riprenderci, che un incendio nasce e divampa già alto; distruggendo vite intere. Il caso e il fato vanno a braccetto: spezzando il cuore di una madre, uccidendo l’amore attorno al corpo fragile di un bambino per scavarne poi la tomba.

Le immagini peggiori ci vengono mostrate senza filtri, disegnate con chiarezza e tragicità quasi bibliche. Molte sequenze ci strappano lacrime dagli occhi, urlandoci contro il delirio e la follia della guerra. Tra queste spiccano le morti, avvolte nell’indifferenza generale, della madre, di Setzuko e Seita. La prima viene presentata al figlio in fin di vita, circondata da decine di altri corpi, ustionata da capo a piedi; spira poco dopo davanti a lui, seduto al suo capezzale. La bambina vive una morte lenta e inconsapevole, nascosta, ignorata persino dal medico che la visita su richiesta del fratello; la tomba che le costruisce Seita viene scavata da lui, in estrema solitudine. La morte del fratello maggiore la viviamo all’inizio del film: schifato dalla gente, perisce in una stazione affollata, eppure inevitabilmente solo.

Lo scandalo

Quando al centro della violenza ci sono i bambini, il mondo intero inorridisce e piange. Questo perché sono vulnerabili, ingenui e bisognosi di affetto. Inoltre è ormai appurato che l’infanzia sia un momento delicato dell’esistenza: culla dell’armonia della vita da adulto. Per queste ragioni, con la sua apparente insensibilità senza censure, questo film ci tramortisce e scandalizza nel profondo, attuando una denuncia potente e di grande impatto.

Article written by:

Roberta Sciuto

Poco da dire: come tutti qui sono appassionata d'arte, di qualsiasi forma o colore. Trovo che il cinema sia arte a 360°, poiché coinvolge i sensi nel loro complesso, mettendoli in relazione tra di loro. Oltre a contemplare cose, adoro anche fare sport, leggere, disegnare e fotografare. Buona vita, ragazzi!

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