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V per Vendetta: Viva la revoluciòn

V per Vendetta: Viva la revoluciòn My rating: 4.5 out of 5

La libertà è alla base della vita di ogni essere umano, unico diritto fondamentale ed irrevocabile che, negli stati democratici, viene esercitato dai cittadini in tutte le sue forme. Per quanto scontata ed ovvia sembri alla nostra generazione, la libertà è costata la vita a milioni di persone nella storia dell’umanità. C’è chi ha combattuto per la libertà del proprio popolo, come i nostri patrioti, chi per la libertà di espressione, come Giacomo Matteotti, chi per vivere in un mondo senza mafia, come Peppino Impastato, di cui è ricorso l’anniversario della morte giorni fa.

Eppure, tutt’ora c’è chi rinnega questo diritto inneggiando a movimenti politici estremi come il fascismo ed il nazismo, e molta gente si affida a queste correnti che promettono un’ordine ed unità adempiuta attraverso il terrore. Esattamente ciò accade in V per Vendetta. Nella graphic novel scritta da Alan Moore e la cui sceneggiatura è stata adattata per il grande schermo dai fratelli (oramai sorelle) Wachwoski; veniamo a conoscenza della storia di un uomo che, per la voce narrante ignota (ma neanche troppo) fino alla fine della pellicola, ha ricordato l’importanza del 5 di novembre e della libertà, in un mondo in cui questo valore era stato sostituito da un freddo ed asettico ambiente di controllo e terrore.

Gli eventi, infatti, si svolgono in una Londra futuristica e distopica in cui un regime di estrema destra (che ricorda molto il fascismo) di nome “Partito” controlla lo Stato. Qualcuno però ricorderà al mondo intero cosa significa libertà, ossia V, il protagonista della pellicola, che ci viene introdotto mentre salva dalle mani dei “castigatori” Evey – che per tutto il film svolgerà il ruolo di coprotagonista.

Ci vengono mostrate le capacità “sovrannaturali” di V, il quale dispone di una forza e di riflessi fuori dall’ordinario. Successivamente all’incontro di Evey con il nostro supereroe, quest’ultimo attenterà al vecchio “Bailey” ed il giorno successivo, dopo aver enunciato le sue ragioni in tutte le radio e televisioni nazionali, chiederà ai cittadini, ad un anno esatto da quel giorno, “di regalare al Partito un 5 novembre che non si dimenticherà mai più”.

A questo punto V dovrà compiere una rivoluzione per ricordare a tutti il vero significato della parola e del concetto che noi identifichiamo con la parola “libertà”. Lo fa lasciando ognuno di noi con una domanda: quanto siamo disposti a concedere della nostra libertà a chi ci governa, sperando di ottenere in cambio sicurezza? Uno scambio tra due valori che da sempre regola il rapporto tra il cittadino e chi lo governa. A questa domanda, tuttavia, la risposta non è affatto ovvia, e non vi verrà mostrata né da me, né dalla pellicola.

Una rivoluzione senza un ballo è una rivoluzione che non vale la pena di fare. 

V per Vendetta

La scelta di trattare questo titolo, in questo preciso istante, non è casuale. Le mode condizionano da sempre le industrie artistiche, tra queste ovviamente la più fruttuosa è il cinema. La storia ce lo racconta chiaramente, chiunque abbia vissuto il periodo degli anni ’80 o studiato cinema sa perfettamente come il genere di pellicole d’azione fosse spropositatamente presente rispetto agli altri generi in quel periodo, stessa cosa accadde prima con il genere dei western.

Adesso stiamo vivendo un periodo simile, seppur meno accentuato, (per fortuna), con un genere differente, ossia quello dei cinecomic. C’è chi usufruisce ed ama questo tipo di film, ma i detrattori si sono presentati innumerevoli, tra cui personaggi di spessore nel mondo del cinema, come ad esempio Iñárritu, regista di pellicole come The Revenant e Birdman e vincitore dei due ultimi premi Oscar alla regia.

Nei siti di critica stessi, vi è un dibattito tra giornalisti che disprezzano o apprezzano il genere, e qui, come spesso mi è capitato nella mia vita, sarò una voce fuori dal coro. Parlando di questo film, infatti, voglio ricordare a chiunque generalizzi, in positivo o in negativo che vi sono film che, pur facendo parte di un certo genere, ne trascendono la vera natura, risultando unici. Per quanto concerne le pellicole tratte da fumetti nei quali il protagonista è un supereroe, V per Vendetta costituisce questa voce fuori dal coro. Non fraintendetemi però, V per Vendetta rimane un cinecomic a tutti gli effetti e ne conserva molte caratteristiche. In primis, la natura “fumettistica” (ovviamente) dell’intera produzione, che si manifesta immediatamente nella presentazione dei personaggi di V e dei principali capi del “Partito”, considerabili come villain, seppur con alcune figure molto più “grigie” che vedremo analizzate nel proseguire della pellicola. Molto più “umani”, invece, risultano i personaggi di Evey ed Eric Finch, a cui sarà affidato il vero compito decisionale in tutto ciò che accade. A dimostrazione dell’estrema “fumettosità”, pari solo al suo carisma, ecco un estratto dal primo incontro di V con Evey.

Ma in questa notte estremamente fausta, permettimi dunque in luogo del più consueto nomignolo di accennare al carattere di questa “Dramatis Persona”. Voilà! Alla Vista un umile Veterano del Vaudeville, chiamato a fare le Veci sia della Vittima che del Violento dalle Vicissitudini del fato. Questo Viso non è Vacuo Vessillo di Vanità, ma semplice Vestigia della Vox populi, ora Vuota, ora Vana. Tuttavia questa Visita alla Vessazione passata acquista Vigore ed è Votata alla Vittoria sui Vampiri Virulenti che aprono al Vizio, garanti della Violazione Vessatrice e Vorace della Volontà. L’unico Verdetto è Vendicarsi… Vendetta… E diventa un Voto non mai Vano poiché il suo Valore e la sua Veridicità Vendicheranno un giorno coloro che sono Vigili e Virtuosi. In Verità questa Vichyssoise Verbale Vira Verso il Verboso, quindi permettimi di aggiungere che è un grande onore per me conoscerti e che puoi chiamarmi V.

V per Vendetta

Ma V per Vendetta ha, ed è, molto altro, oltre che personaggi ben caratterizzati ed interessanti. Molte delle caratteristiche più importanti di questa pellicola risiedono nella sceneggiatura, tratta dall’omonima graphic novel ed adattata dalle sorelle Wachwoski. Queste due opere hanno però delle differenze, a volte sensibili, a volte meno importanti, la maggior parte della storia e del plot rimane il medesimo.

Penso di non aver ancora, però, giustificato abbastanza la scelta di questo titolo come “l’altro lato della medaglia” dei cinecomic. Al di là della pregevole fattura tecnica della quale si parlerà, come di consueto, nella penultima parte di questa recensione, ciò che distanzia questa pellicola da molti altri film del suo stesso genere è l’argomento. V per Vendetta tratta un argomento estremamente delicato da affrontare, in un articolo, in un libro, ed ancor di più in una pellicola. Tanto difficile che ho riflettuto a fondo prima di parlarne, nonostante sia uno dei film che, personalmente, mi ha colpito in maniera particolare (sia per la sua cura per i dettagli, per la sua qualità, per i temi che tratta e per i fantastici personaggi) ed è anche uno dei film che ho visto (ed adoro vedere) più volte. Per le mie idee politiche ho faticato a comprendere quanto, a molti, non sia piaciuto il modo in cui è trattato l’argomento della “rivoluzione” e del tema di giustizia.

Per quanto i ruoli siano effettivamente molto marcati, ad una prima visione si fatica a capire quanto vi sia del “grigio”, e non solo del bianco e del nero. V compie una rivoluzione e lo fa in nome della libertà, ma si “vendica”. Non è casuale, la scelta della mia citazione, “perché io, come Dio e come V, non credo nelle coincidenze”. Nonostante si fatichi a comprenderlo inizialmente, ciò che fa V non lo rende un supereroe buono e magnanimo, anzi, lui stesso capirà di essere diventato un mostro, a causa di ciò che gli è stato fatto; perciò vi invito a riflettere particolarmente su ciò che vedrete o avete già visto.

“Vuol dire che io, come Dio, non gioco ai dadi, e non credo nelle coincidenze.” 
V per Vendetta
Tecnicamente ci troviamo di fronte ad un prodotto di pregevole fattura; la sceneggiatura è molto convincente, presente molte delle caratteristiche tecniche delle sorelle Wachwoski (il cui marchio di fabbrica è impressa a fondo nella pellicola) tra cui, ad esempio, la presenza di diverse rivelazioni finali che serviranno a chiudere il cerchio costruito durante tutta la durata del film (come accade, ad esempio, in Cloud Atlas). La regia di James McTeigue convince, pur rimanendo quasi sempre in secondo piano rispetto alla storia. Insieme alla fotografia, inoltre, la regia riesce a donare espressioni, ogni volta diverse e ogni volta convincenti, al protagonista, nonostante indossi una maschera di Guy Fawkes per tutta la durata del film.

Nascondi ciò che sono e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni. 

Probabilmente il tassello più pregevole del domino che costituisce la produzione, come un buon dessert che chiude al meglio un ottimo pasto, è la recitazione degli interpreti, di caratura elevata, a tratti magistrali, specie per i due protagonisti, Evey, interpretata da Natalie Portman ed ovviamente, V, interpretato con una perfomance strabiliante da Hugo Weaving.

Anche i personaggi “secondari” (in questo caso neanche troppo però) sono stati interpretati con una maestria degna di nota, a partire da Stephen Rea, che interpreta l’ispettore Eric Finch, uno dei personaggi cruciali e meglio scritto del film. Continuando con Tim-Piggot Smith e John Hurt, rispettivamente nei panni di Creedy (persone a capo di un organizzazione di giustizia i cui uomini sono definiti “cappucci neri”, e non si intendono i cappucini, sia ben chiaro). Altrettanto lodevole il lavoro di doppiaggio ed adattamento, che riescono a mantenere intatto tutto ciò che la pellicola trasmette in lingua originale.

V per Vendetta è un film coraggioso, non di quelli che innovano sul piano tecnico o tentano di sperimentare qualcosa di mai sperimentato, o che rischiano un flop disastroso al botteghino, nulla di tutto ciò, anzi: tecnicamente si limita a fare il suo dovere e narrare la sua storia, sicuro del successo al botteghino, che effettivamente c’è stato, con incassi che hanno più che raddoppiato le spese, non di certo infime, del budget.

Eppure è comunque un film coraggioso: perché tratta una tematica che in pochi possono permettersi di trattare e lo fa con una maestria davvero invidiabile. È coraggioso perché invita un pubblico politicamente apatico a rendersi conto di qualcosa e prendere una posizione, a rendersi conto che il comando è in mano a loro e che nessuno potrà mai privarli di un diritto, di una sola, dannata cosa: la loro libertà, non se loro stessi non glielo permetteranno.

E lo fa in modo ancor più coraggioso, perché non mette in luce buoni o cattivi, rendendo facile un “Viva la rèvolucion” che il titolo di questo pezzo vorrebbe preannunciare. Lo fa mettendo di fronte uomini che hanno compiuto delle scelte e che ne compieranno altre, che determinano il loro futuro, che sono il frutto degli eventi che hanno vissuto. Le loro scelte potranno sembrarvi giuste o sbagliate, ma, probabilmente, non saranno né l’una né l’altra cosa, come tutte le scelte, seppur viziate da un parteggiamento per il protagonista inevitabile in ogni pellicola. Eppure, come il futuro è nelle nostre mani, ciò che il film ci dona e ci consegna, è nelle nostre menti e sta a noi utilizzarlo come meglio crediamo.

V per Vendetta

Article written by:

Samuele Vitti

Nato nell'anno '00, sono la dimostrazione vivente che l'età è una delle tante variabili che compone l'essere umano. Difatti, scrivo male e non capisco nulla di cinema, però provo a fare ambe le cose. Sappiate che son anticonformista di natura, è più forte di me, quindi non stupitevi di trovar pareri differenti dal resto della community di cinefili. Comunque ho scritto anche altrove, ma fatevi i fatti vostri!

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