Serie TV

Big Mouth, la 13 Reasons Why di cui avevamo bisogno

Big Mouth, la 13 Reasons Why di cui avevamo bisogno My rating: 4 out of 5

La domanda è una: c’era bisogno dell’ennesima serie TV animata a sfondo satirico?

Già, perché Big Mouth rientra di nuovo in quella categoria. Produzione originale Netflix, disegni poco realistici, immoralità a non finire. Una roba già sentita, che di solito non adoro. Però, dato che tutti abbiamo i consiglieri fidati che ascoltiamo ciecamente, ancora una volta da brava amica mi sono fidata.

E ancora una volta, ho fatto bene.

La retorica…

Una cosa che ho notato di recente è quanto vada di moda la retorica del “serviva fare il prodotto x perché parla dell’argomento y di cui non si parla mai abbastanza”. Vero, ma questa storia è diventata una scusa per non poter giudicare il prodotto fine a se stesso. Sticazzi se Tredici parla di suicidio, se è una serie fatta male è fatta male, anche se il tema è importante. Sono contenta se abbiamo riflettuto tutti su quanto l’umanità faccia schifo, specialmente nell’adolescenza, ma lo sono di più se quello che vedo funziona anche cinematograficamente, non solo sui moralismi.

E di moralismo qui ce n’è ben poco, ve l’assicuro.

…e Big Mouth che se la gestisce

Ebbene sì ragazzi, la ragione per cui Big Mouth funziona è anche questa. Potremmo quasi dirne – facendo incazzare parecchie persone – che è la Tredici di cui avremmo avuto bisogno. Perché credetemi: sotto tutta quella demenzialità apparente, di situazioni delicate e anche un po’ drammatiche ce ne sono anche qui. Solo senza retorica.

Anticipo per i fan di 13 Reasons Why: so benissimo che il presupposto della serie è molto più drammatico già di base, volendo parlare del suicidio, ma la mia opinione resta quella che si può parlare delle difficoltà di crescita senza appesantire così tanto. Poi, de gustibus.

Come funziona questa serie quindi?

Partiamo da un presupposto, necessario anche prima di iniziare a guardarla: Big Mouth supera il concetto di immorale, di scandaloso e volgare. Davvero, lo supera così tanto che a volte esagera oggettivamente, smettendo di far ridere/riflettere e facendo storcere il naso. Dove però resta nei ranghi, la sua volgarità funziona benissimo, perché serve a raccontare tutto ciò che accade durante quella fase di vita orrenda che è l’adolescenza. E badate bene, non stiamo parlando solo di amori non corrisposti e primi baci; parliamo di ciclo mestruale, erezioni, crisi ormonali, brufoli, autoerotismo e chi più ne ha più ne metta.

Cosa succede dunque, in parole povere? Che sì, la serie tira in ballo, addirittura sdogana, argomenti di cui non si parla abbastanza (l’autoerotismo femminile, ad esempio), ma lo fa in modo comico, irriverente e dunque più efficace, scansando prontamente tutti i buonismi retorici di sta minchia e senza dar contro a nessuno. Non c’è spazio per femminismo e maschilismo, durante la pubertà siamo tutti condannati a non capire, non sapere e trovarci di fronte alle novità completamente impreparati.

Anche così.

Una formula vincente, dunque.

Riuscire a parlare di un qualcosa di delicato come le crisi dettate dal crescere, passando attraverso la fisicità in modo piuttosto volgare, ma toccando anche le questioni più delicate ed emotive, è già da sticazzi. Però Big Mouth non si ferma qui e aggiunge pennellate di puro genio, in pieno stile animazione satirica, ma tutte originali. Senza farvi troppi spoiler: ogni episodio contiene una canzone in chiave musical, che sfotte il genere e ironizza sul tema trattato.

Ancora, vi sono personaggi spalla geniali e completamente assurdi: i mostri degli ormoni, sorte di coscienze degli adolescenti in fase puberale e che quindi li spingono a scelte terribili e impulsive, ma che hanno una coscienza autonoma che li rende spesso vulnerabili a loro volta. Oppure il fantasma di Duke Ellington, che vive nella soffitta di uno dei protagonisti e fa da confessionale ad alcuni di loro.

Se poi ci mettete le frequenti rotture di quarta parete e la presenza di numerose guest starsotterrete davvero la formula vincente, di quelle che alla fine di ogni episodio (per giunta breve, in barba alla pesantezza) ti fa scuotere la testa ripetendo “Geniale”.

Big Mouth

Quel fantasma ha un’aria familiare…

Big Mouth è la serie di cui si sentiva il bisogno, per ricordarsi che per parlare delle cose di cui non si parla abbastanza a volte serve non prendersi troppo sul serio.

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1994, ma nessuno ci crede e ancora bersi una birra è complicato. Cinema, libri, videogiochi e soprattutto cartoni animati sono nella mia vita da prima che me ne possa rendere conto, sono stata fregata. Non ho ancora deciso se sembro più stupida di quello che sono, o più furba; pare però che il cinema mi renda, quantomeno, sveglia. Ah, non so fare battute simpatiche.

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