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Black Mirror 5: un enorme ed incredulo punto di domanda [NO SPOILER]

Black Mirror 5: un enorme ed incredulo punto di domanda [NO SPOILER] My rating: 2 out of 5

In momenti come questo, dove devo pensare all’introduzione per l’articolo/recensione, cerco negli angoli della mia mente distorta un aneddoto vagamente simpatico o una frase ad effetto. Poi finisco sempre a parlare di me eh, ma quello è colpa del mio egocentrismo. Oggi vi stupirò: tirerò fuori un detto tanto caro e allo stesso tempo tanto odiato…

Maggio, studente fatti coraggio!

Non ve lo aspettavate, eh?! Diciamo che questo memento mori scolastico mi ha ispirato per affrontare il pienissimo mese di giugno: vi scrivo in data astrale 05/06 e ho appena finito la quinta mini-stagione di Black Mirror (argomento di oggi), il primo dei grandi appuntamenti televisivi che si susseguiranno i prossimi giorni:

  • 10 giugno: esce Chernobyl, la serie evento che sta conquistando il pubblico e le vette delle classifiche di siti molto poco attendibili come IMDb;
  • 14 giugno: Prime Video abbraccerà NWR e la sua prima serie tv Too Old to Die Young. Scimmia ballerina sulla spalla;
  • 21 giugno: seconda stagione di Dark su Netflix. Non vogliono farmi scendere dall’hype train.

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Quindi, caro il mio orologio biologico preparati a passare delle notti insonne molto presto. Oggi parliamo e partiamo dall’ultima stagione di Black Mirror, la fugace 5a raccolta antologica.

Tra ieri e oggi, né carne né pesce

Annunciata nello stupore generale del web, dopo essermi preso una vagonata di m**** per non aver apprezzato Bandersnatch, mi sono approcciato a questi nuovi episodi come chiunque nella mia “posizione” avrebbe fatto: con una tranquillità disarmante. Zero informazioni preliminari, niente possibili spoiler e nessuna aspettativa di alcun tipo; mera e semplice curiosità. Mente sgombra e attacco con la mini-maratona.

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Non c’è un cazzo da ridere

Sì parlo di “mini” perché questa 5^ stagione ha solo tre episodi in elenco: una scelta studiata a tavolino, per far credere probabilmente ai nostalgici della produzione only BBC di essere tornati al Black Mirror nudo e crudo. Invece, anche senza tutti i pregiudizi possibili, siamo di fronte alla conferma che Black Mirror è diventata la scusa degli snob del web (me compreso) per uscire dalla loro fogna e criticare aspramente la creatura di Charlie Brooker. Questa volta con tutte le ragioni del mondo. La quinta stagione è un tripudio di idee trite e ritrite, poco d’impatto e poco supportate dalle peggiori sceneggiature di tutta la saga, punto di forza da sempre.

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Striking Vipers, Smithereens e Rachel, Jack and Ashley Too sono tre corti da poco più di un’ora ciascuno che mal si amalgamano con la filosofia nichilista del suo ideatore. La serie indie capace di togliere il fiato allo spettatore sembra ormai aver lasciato il posto alla copia sbiadita di sé stessa, commercializzandosi  e diventando esclusivamente una macchina dai soldi facili. Se già le ultime due stagioni di Black Mirror hanno avuto molti più bassi che alti, questi tre nuovi episodi hanno perso ogni mordente; moscio e senza una particolare attrattiva, il trio pare il crepuscolo di un orizzonte che ha dato il suo meglio e giocoforza si arrenderà alla rabbia dei fan. Andiamo un po’ più nello specifico:

Striking Vipers – Owen Harris | ⭐⭐

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Due ex coinquilini si incontrano dopo anni: per il compleanno di quello accasato e con moglie, l’altro gli regala un videogioco in realtà virtuale. I due si incontrano in rete, ma ben presto emergeranno dettagli sorprendenti sul passato di entrambi.

Primo episodio e subito le prime perplessità: per tutta la durata si respira aria di un déjà vu fastidiosissimo, in un clima che tanto ricorda Playtest (per le affinità con i videogame/realtà virtuale), San Junipero e Hang the DJ. Tinte pseudo-drammatiche a fare da sfondo ad una storia infarcita di spunti interessanti come l’identità sul web, l’intimità di coppia rovinata dai social e il solito (pallosissimo) pippone moglie-marito… Ma che non riescono mai a fare colpo. Visivamente pigra e senza anima, nemmeno Anthony Mackie riesce a salvare una puntata mediocre, infarcita di stereotipi e che verrà dimenticata molto presto dagli amantori.

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Zero tensione, zero ritmo, idee povere… E poi basta con questa riesumazione degli anni ’80, porca t****!

Smithereens – James Hawes | ⭐⭐⭐

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Mosca bianca tra le macerie. Chris, tassista londinese riservato e misterioso, rapisce Jaden, stagista di una compagnia social media egemone nel mondo di internet; la richiesta del rapitore è parlare con il grande capo (il Mark Zuckerberg della puntata) altrimenti verrà ucciso il giovane.

Smithereens è quanto di più simile alla decenza possiate trovare tra i resti di Black Mirror: britannico, freddo e distaccato quanto basta, stiamo parlando di una partita a scacchi dove ogni mossa muove un pedone e rivela nuovi scenari. Un taglio decisamente migliore, più a fuoco, per un episodio sorretto dal meraviglioso Andrew Scott mattatore della scena. L’argomento social network non viene assolutamente messo sotto una luce nuova o sconvolgente, ma qui il messaggio c’è e per un amante della comunicazione come chi vi scrive è sicuramente un dettaglio non da poco.

Black Mirror

Rimangono gli interrogativi: perché una puntata come questa? Visto sotto un occhio più critico, siamo di fronte a un episodio che ricorda tanto una pubblicità progresso e molto meno una blackmirrorata. Mah.

Rachel, Jack and Ashley Too – Anne Sewitsky | ⭐

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Mi sento quasi in imbarazzo. Non voglio parlarvi di questo scempio. Rachel è una ragazzina orfana di mamma che vive con la sorella maggiore e il padre: è in totale adorazione per la popstar Ashley O (Miley Cyrus), giovane astro nascente della musica. Dopo che Hannah Montana (e non è detto a caso) presenta al mondo la bambola Ashley Too, sua versione robotica ideata per teenager sole e depresse, le vite delle due ragazze sono destinate ad incrociarsi.

Da dove partire… Rachel, Jack and Ashley Too è l’archetipo della presa per il culo definitiva firmata Netflix: una puntata frivola, fuori luogo e scritta con i piedi al posto delle mani (ditemi quello che volete, non ci credo sia opera di Charlie Brooker). Al limite del grottesco e del patetico, per un’ora e passa si assiste ad una puntata di “Hannah Montana nel futuro, oltretutto diretta con la vena artistica dei peggiori scolaretti. Miley Cyrus è improponibile come attrice (come d’altronde è sempre stata), ma strappa qualche sorriso nei panni della voce di Ashley Too; finita lì. Il più delirante episodio di Black Mirror mai visto fino ad oggi è l’apoteosi della commercializzazione di una serie che ormai ha venduto l’anima al diavolo.

Black Mirror

…E no, non ci spero più

Come vi ripeto, non avevo aspettative. Non volevo nemmeno arrabbiarmi più per una delusione tipo questa. Eppure oggi depongo le armi perché la quantità ha vinto sulla qualità; perché Black Mirror non sarà più la stessa. Stringiamoci amici e che questo bagno di sangue finisca.

Se non siete ancora sazi… passate a salutare i nostri colleghi e amici di Serie Tv News

Article written by:

Davide Casarotti

Antipatico e logorroico since 1995. Scrivo di Cinema da quando ho scoperto di non saper fare nulla. Da piccolo volevo fare il cuoco, crescendo ho optato per il giornalista; oggi mi limito ad essere pessimista, bere qualche birra con gli amici e andare al Cinema da solo. Giuro, non sono una brutta persona.

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