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Black Sails 3×04 – “XXII” – Il caos non si comanda

Black Sails 3×04 – “XXII” – Il caos non si comanda My rating: 4 out of 5

Scampato miracolosamente alla morte e alle grinfie del mare,  l’equipaggio della Walrus si ritrova spiaggiato su un’isola apparentemente deserta, sulla quale può fare provviste di acqua e cibo per poi rimettersi in viaggio verso Nassau, dalla quale mancano ormai da molte settimane. Ed è proprio sul destino dell’isola pirata che si interrogano Flint e Silver, che sembrano aver finalmente trovato una reciproca intesa dopo aver risolto i rispettivi attriti nello scorso episodio di Black Sails. il Capitano e il suo quartiermastro si confrontano  con reciproco rispetto, comprendendo come unendo le loro menti e il loro ascendente sulla ciurma possano compiere atti straordinari per la causa pirata. Ma è proprio questo il problema: ora nessuno dei due è a Nassau a guidare l’Alleanza, a difenderla dagli inglesi, che vogliono riconquistarla non con i cannoni, ma con le amnistie. Nonostante si trovi a centinaia di leghe dall’isola, Flint sembra quasi essere a conoscenza di quello che sta succedendo a Nassau: la mancanza di un forte sentimento di appartenenza alla causa dei pirati porterà l’intera Alleanza a vendersi in poco tempo al miglior offerente. Basterà una promessa di libertà e i giochi saranno fatti per l’Inghilterra, che potrà di fatto tornare a mettere le mani su New Providence.

Ma Flint non ha tempo di pensare a Nassau, perchè l’isola ben presto si rivela tutt’altro che deserta, come già avevamo visto al termine dell’episodio XXI. In quel luogo dimenticato vivono infatti i cimarroni, una comunità di schiavi fuggiaschi, che sull’isola hanno deciso di costruirsi una nuova vita all’insaputa del mondo intero, liberi dalla frusta e dalle catene che hanno reso la loro vita un incubo. Essendo la segretezza dell’esistenza del loro rifugio un elemento essenziale della loro sopravvivenza, i membri della comunità catturano Flint e la sua ciurma, conducendola nel proprio accampamento. I pirati si ritrovano imprigionati in una gabbia al centro di un’isola che è essa stessa un’immensa prigione, in quanto immersa in una foresta colma di trappole invisibili e mortali. La Dea Sfiga è quindi tornata ad abbattersi sulla Walrus, avendo condotto il suo equipaggio in un luogo dal quale sembra impossibile uscire vivi.

Mentre i membri dell’equipaggio del Capi12747350_10156559464555230_5452874744355728364_otano Flint vengono interrogati e uccisi dai cimarroni, a Nassau è in corso un doppio assedio. Se sul mare la flotta del governatore Woodes impedisce la fuga alla flotta pirata capitanata da Teach, che è ancora disposta a muraglia a difesa dell’isola, sulla terraferma sono invece gli stessi pirati ad assediare il forte, dentro il quale si trovano ancora Vane, Jack e Anna. Come
abbiamo visto al termine dello scorso episodio, la tattica inglese (consigliata da Eleanor) di mandare il Capitano Hornigold ad offrire a tutti i pirati dell’isola l’amnistia, annunciando allo stesso tempo una taglia sulla testa di Charles Vane di 10.000 sterline, ha provocato nell’Alleanza pirata un terremoto che ha di fatto mandato in frantumi ogni concreta possibilità di resistenza alla conquista dell’isola da parte dei britannici. La causa di una Nassau libera ed indipendente dal dominio dell’Inghilterra ormai non interessa più a nessuno, tutti pensano solo a mettere le mani sulla taglia che pende sul collo di Vane. Non rimane che una cosa da fare per i tre vecchi compagni di ciurma: fuggire. Vane entrerà nella ciurma di Teach, mentre Jack e Anna utilizzeranno l’oro che si sono messi da parte per garantirsi un futuro lontani da Nassau. Per Vane e Jack è giunto quindi il momento dell’addio definitivo. Ovviamente noi immaginiamo che i due si ritroveranno prima o poi, ma così non è per i due pirati: per Jack, che deve salutare quello che è stato il suo mentore e la sua ispirazione di sempre, per Vane, che deve salutare forse l’unico vero amico che ha mai avuto. Il mondo della pirateria è spietato e non ammette quasi mai debolezze come l’amicizia sincera, ma è proprio questo il sentimento che si è stabilito fra i due, e noi lo percepiamo nettamente in pochi secondi, tramite poche righe di dialogo. Come dico sempre, quando i personaggi sono scritti bene, le emozioni vengono da sole, senza il bisogno di rimarcarle inutilmente
Nel frattempo, sull’isola dei cimarroni, Flint e gli altri fanno la conoscenza di Ben Gunn, ultimo membro di una ciurma che, come quella della Walrus, ha avuto la sfortuna di cadere nelle mani della comunità e della sua onnipotente Regina, che non permette mai a nessun prigioniero di sopravvivere. Billy vorrebbe le conoscenze di Ben per provare ad organizzare un piano di fuga attraverso la foresta, mentre Silver crede invece che sia più intelligente cercare nella comunità una voce fuori dal coro, cioè qualcuno che non approvi la politica ferrea e spietata della Regina, qualcuno con il quale poter instaurare un dialogo, qualcuno che possa comprendere che lui e i suoi compagni non rappresentano una minaccia per i cimarroni, in quanto entramb12747405_10156559464565230_5791798119842699830_oi hanno un comune nemico: l’Inghilterra. E Silver, sfruttando la sua ben nota scaltrezza, riesce ad individuare quello che può essere un alleato per la loro salvezza, ovvero la figlia della Regina. Quando i due si incontrano, il pirata riesce ad instillare il dubbio nella mente della donna. È davvero quella la via che la sua gente deve prendere per avere una vita serena? Uccidere senza pietà chiunque capiti fra le loro mani, vivendo nel terrore che l’Inghilterra li scopra? La ragazza sembra dubitarne, tanto da cercare un confronto con la madre. Ed è proprio da questo confronto che scopriamo a sorpresa l’identità del Re di questa comunità e del marito della Regina: il signor Scott. Lo storico aiutante dei Gutrhie a Nassau si rivela essere quasi un dio per questa gente, un uomo che da lontano veglia sulla comunità, procurandole quello che le serve, indirizzando schiavi verso le sue spiagge e facendo in modo che nessuno venga mai a scoprire della sua esistenza.

E in tutto questo cosa fa il Capitano Flint? Semplice, non fa niente. Flint è apatico, quasi disinteressato, appoggiato alle sbarre della sua cella. Non sembra aspettare altro che l’arrivo della morte. Nei suoi sogni continua a parlare con Miranda, confessandole quanto non riesca a lasciarla andare, a dimenticarla, ad andare avanti. Ma finalmente, dopo tanto tempo, Flint trova qualcuno con cui confidarsi, perchè lo stato d’animo del Capitano non passa inosservato a John Silver, che nel seguente, bellissimo dialogo, diventa probabilmente in maniera definitiva la spalla di Flint, qualcuno su cui il Capitano possa contare, qualcuno con il quale sia possibile, per un attimo, gettare quella pesantissima maschera da demonio implacabile e tornare ad essere un uomo normale, che come tutti è schiacciato dai rimorsi, dai sensi di colpa e dai dubbi. Flint confida a John di come, molti anni prima, proprio lui, assieme a Peter Ashe, Miranda e Thomas Hamilton, avesse lavorato ad un’amnistia generale che riportasse l’ordine a Nassau, in modo da riportare l’isola sotto il governo Inglese. Ed il paradosso che tutto ciò stia accadendo di nuovo, con la differenza che Flint ora sia passato dalla parte dei pirati, provoca nel Capitano sentimenti troppo complessi per essere decifrati. Finalmente è giunto per il Capitano il momento della resa dei conti con il suo passato: Flint o James? Difendere Nassau nei panni del condottiero dell’Alleanza pirata, oppure lasciare che sull’isola ritorni l’ordine, riabbracciando gli ideali che un tempo lo avevano guidato? Flint si trova ad un passo dal rinnegare tutto in cui credeva un tempo, e l’enormità di questa consapevolezza lo schiaccia:

“Mi domando se quanto sta accade12698658_10156559464560230_7624626742219915285_ondo a Nassau sia esattamente lo stesso obiettivo al quale lavorai tanti anni or sono. E sospetto che ostacolarlo rischi di fare di me l’antitesi di tutto quello che ritenevo un tempo buono e giusto: perdonare, trasformare il caos in ordine. Magari questa amnistia è la mia vittoria, e la più saggia delle reazioni che io ora posso avere è assecondarla, abbracciare una sorte che sembra inevitabile, e rassegnarmi alla fine del Capitano Flint”

L’ho già detto che Black Sails è una serie della santissima Madonna no? Perfetto, andiamo avanti.

Tramite un diversivo, Vane riesce a scappare dal forte, ma la fuga non sarà così facile, in quanto dovrà nascondersi da centinaia di pirati che lo cercano per fargli la pelle ed incassare le 10.000 sterline. Ed è quello che puntualmente succede dopo pochi metri, quando Charles viene accerchiato da numerosi pirati. Vane viene salvato solo dall’intervento di Teach, che appare in sua difesa brandendo spada e pistola, mostrandoci finalmente di cosa è capace il pirata più temuto dei sette mari (dopo Flint naturalmente). La coppia terribile è 10550108_10156559464655230_2100484713740100505_oquindi riunita dopo tanti anni, ma c’è ancora un ostacolo da superare prima di poter tornare a respirare il profumo della liberà: le navi del governatore Woodes. La flotta pirata si ritrova infatti senza via d’uscita, bloccata da un lato dalle fregate inglesi, dall’altro dalla terraferma ormai ostile, sulla quale Hornigold sta distruggendo il sogno di una Nassau indipendente a colpi di amnistie.

Ed è proprio dalla nave di Teach che Vane scopre con sgomento che al fianco del governatore Woodes c’è proprio al sua vecchia fiamma Eleanor, che ha ormai conquistato la fiducia del governatore grazie alle sue capacità strategiche. Ecco quindi svelato perchè l’amnistia riguardava tutti i pirati dell’isola tranne lui. Ancora una volta il cuore di Vane si spezza, troppe volte tradito da coloro ai quali aveva affidato la sua fiducia. A Nassau ormai per lui non è rimasto nulla, e non sarà certo una flotta di navi inglesi a fermarlo. Perchè lui è devoto al disordine e al caos, pertanto è in grado di scatenarli a suo piacimento. Sarà proprio lui infatti a guidare un vascello incendiato contro la linea di fregate britanniche, creando il diversivo giusto per permettere alla flotta pirata di dileguarsi nell’oscurità della notte, fra il fumo e il fuoco.

Nassau sembra quindi ormai perduta come la flotta del Capitano Flint, ma l’episodio si chiude con una scena che si preannuncia fondamentale per il futuro della serie. Nel tentativo di far fuggire gli schiavi addetti alla riparazione del forte, in modo da indirizzarli verso l’isola nella quale si trovano sua moglie e la sua comunità di fuggiaschi, il signor Scott viene gravemente ferito da due soldati inglesi. Gli schiavi in fuga decideranno di portarlo con loro per salvargli la vita? E come reagirà Scott quando si ritroverà davanti alla gabbia nella quale sono imprigionati Flint e i suoi?  Una cosa è certa: nei mari delle Bahamas, il caos continuerà a regnare ancora a lungo. Black Sails Italy Black Sails – Italian fans

Vai all’episodio 3×04 – “XXIII” – Non è ancora finita

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Article written by:

Roberto Lazzarini

25 anni, cresciuto fin dalla tenera età a film, fumetti, libri, musica rock e merendine. In gioventù poi ho lasciato le merendine perchè mi ero stufato di essere grasso, ma il resto è rimasto, diventando parte di quello che sono. Sono alla perenne ricerca del mio film preferito, nella consapevolezza che appena lo avrò trovato, il viaggio ricomincerà. Ed è proprio questo il bello.

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