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Black Sails 3×05 – “XXIII” – Non è ancora finita

Black Sails 3×05 – “XXIII” – Non è ancora finita My rating: 3.5 out of 5

Giunti al giro di boa di questa finora super terza stagione di Black Sails, la serie si concede un episodio di transizione in cui l’azione, fin’ora onnipresente nelle prima quattro puntate, è messa momentaneamente da parte. La battaglia per Nassau ha visto l’Alleanza pirata sciogliersi come un ghiacciolo nel deserto, pertanto ora è tempo di disporre nuovamente le pedine sul tavolo da gioco, in modo da aprire la strada alla seconda metà della stagione, che si preannuncia già da ora una figata atomica.

Come era facile prevedere dal finale dell’episodio precedente, il signor Scott viene portato nella comunità segreta dei cimarroni, della quale lui è di fatto il Re. E ovviamente, tempo due secondi dall’arrivo sull’isola, Scott ha modo di incontrarsi con Flint. Segue l’ennesimo, riuscitissimo dialogo di questa serie, nel quale Flint viene a sapere tutto della caduta di Nassau, del ritorno di Teach e dell’origine della comunità di schiavi fuggiaschi dalla quale lui e il suo equipaggio sono tenuti prigionieri. Nonostante l’amicizia e il rispetto che legano i due uomini, Scott non potrà garantire a Flint e ai suoi uomini la libertà, in quanto l’ultima parola spetta sempre alla Regina, che ha già dimostrato di non volersi fidare della ciurma della Walrus. Per uscire dalla situazione, Flint architetta un piano: tramite un’udienza procuratagli da Scott, proverà a persuadere la Regina a sigillare un’Alleanza contro il comune nemico inglese.

In caso contrario, utilizzando una piccola lama nascosta negli stivali, la prenderà in ostaggio, costringendola a scegliere fra la sua vita o quella dell’ equipaggio della Walrus. Silver fa giustamente notare che, anche qualora il piano dovesse prendere questa piega e l’equipaggio alla fine riuscisse a salvarsi, per Flint non ci sarebbero speranze. Ma questo è perfettamente in linea con quello che è ormai diventato il Capitano Flint: un uomo senza più motivo per vivere, e che anzi accetterebbe probabilmente volentieri le braccia della morte che lo farebbero ricongiungere alla sua amata Miranda, che continua a vedere nei suoi sogni assieme all‘oscura figura.

Nel frattempo a Nassau l’ordine è12779142_10156584403900230_578192236535810798_o tornato sovrano. Woodes ha piantato la bandiera della Union Jack sul forte e ha cominciato a riorganizzare l’isola con l’aiuto di Eleanor, per la quale il governatore comincia a provare sentimenti che potrebbero complicargli la vita non poco. Sicuramente a metterlo nella merda fino al collo ci pensa Max, che lo corrompe con le perle ottenute tramite il baratto dell’oro spagnolo per mantenere una posizione di rilievo nella sorgente New Provicence. Ingolosito da tanta ricchezza, Woodes accetta l’accordo, non tenendo però conto di una cosa: quello su cui sta ballando è oro della Spagna, e gli spagnoli non sono gente che conviene fregare. Come lo studente stupido che si fa beccare mentre copia da un libro bellamente aperto sulle gambe, stupendosi anche quando il suddetto libro gli viene spaccato sulla testa dalla prof, lo stesso accade al buon Woodes, circondato da spie manco fossimo in pieni anni ’50. Tempo zero e la Spagna è già venuta a sapere che del suo oro se va bene ne ritroverà i 2/3, di conseguenza le supercazzole che il governatore utilizza per tenere buoni i suoi ispanici finanziatori rischiano di avere vita brevissima. Questa incrinatura nel rapporto fra Inghilterra e Spagna potrebbe creare una breccia che i pirati potrebbero usare per tornare a far sentire la loro voce sui mari ormai quieti delle Bahamas? 

Oddio, effettivamente le robe quiete sono altre, visto che sul mare naviga ora lasuper flotta pirata di Teach e Vane, che non vede l’ora di ingrassarsi con il bottino di qualsiasi nave gli porti l’orizzonte. E vuoi la sfiga/culo che il primo vascello che si manifesta abbia vele spagnole. In teoria vigeva fra i pirati una regola non scritta che prevedeva di non toccare le navi spagnole, per evitare poi che questi si sentissero in dovere di mandare 200 fregate a radere al suolo Nassau. Teach però risponde all’osservazione di Vane con uno “sticazzi” da manuale e urla “viuuuuuuuleeeeeenza” dando il via all’attacco. Dall’espressione di Vane è evidente però che per lui l’isola significhi ancora qualcosa. Nonostante la testa gli dica che ormai l’utopia di un’isola pirata indipendente è ormai andata in vacca, al cuor non si comanda. Però da bravo pirata qual’è non si fa certo pregare, che tanto non si piange sugli spagnoli versati

12764903_10156584403770230_8576995597750770019_oO almeno è quello che credeva Vane prima di avere un bellissimo e indimenticabile dialogo con un membro dell’equipaggio della nave spagnola che ha appena infilzato a morte. Nonostante sia un nemico, Charles sembra provare compassione per la morte di un uomo che si è battuto per la sua patria e la sua famiglia. Un bel momento di alta televisione, dove ancora una volta intravediamo quanto ci sia di interessante sotto la scorza dura di Charles Vane. L’assalto alla nave spagnola tuttavia non si rivela utile solo per scannare gente, perchè il vascello si scopre essere una roba tipo la base marina dei servizi segreti ispanici, che, oltre a spiare Woodes anche quando si lima le unghie, sta raccogliendo informazioni per poter invadere Nassau con facilità qualora fosse necessario. La nave è una miniera d’oro di note e documenti che aspettano solo di essere utilizzati, ma da chi? Teach dice apertamente che con quei fogli per lui si può anche organizzare una gara di areoplanini volanti, che tanto fottesega di Nassau, ma a Vane brillano gli occhi, nonostante sia costretto abbozzare davanti al suo capitano. Perchè Vane sotto sotto non vede l’ora di tornare a Nassau da conquistatore per riprendersi ciò che gli è stato strappato con la vigliaccheria e con l’inganno. Riuscirà a convincere Teach a tornare indietro? O dovrà nuovamente scegliere fra tradire il suo mentore o tradire quello che davvero desidera?

Una cosa è certa, Vane non è il solo a volersi riprendere Nassau. Che Flint fosse bravo a parole si era capito, ma a ‘sto giro il Capitano riesce a superarsi. Posseduto dallo spirito di Spartacus, Flint propone alla Regina dei cimarroni una scelta: continuare a vivere nascosti, nella paura che prima o poi l’Inghilterra venga a reclamare anche la loro isola, oppure unirsi in un’Alleanza per fare di Nassau non l’isola-patria di un’utopia solamente di pirati, ma di tutti gli schiavi, i deboli e gli oppressi ai quali il Re ha tolto tutto. L’offerta che non si può rifiutare è così accettata dalla Regina, e Flint si ritrova finalmente libero, sia dalle catene che lo tenevano fisicamente imprigionato in una cella, sia da quelle che lo stavano trascinando nell’abisso. Ora ha un motivo per cui vivere e per il quale continuare a combattere: riprendersi ciò che è suo. Ora, contando anche l’ultima frase che il Capitano rivolge a Silver prima della fine della puntata, volete davvero farci credere che Vane e Flint tempo due o tre puntate non saranno alla testa di una cazzutissima flotta pirata diretta dritta dritta verso Nassau? Dai, fate i bravi…

Vai all’episodio 3×06 – “XXIV” – Il duello

Visitate le pagine Black Sails ItalyBlack Sails – Italian fansBlack Sails Italia Official!

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Article written by:

Roberto Lazzarini

25 anni, cresciuto fin dalla tenera età a film, fumetti, libri, musica rock e merendine. In gioventù poi ho lasciato le merendine perchè mi ero stufato di essere grasso, ma il resto è rimasto, diventando parte di quello che sono. Sono alla perenne ricerca del mio film preferito, nella consapevolezza che appena lo avrò trovato, il viaggio ricomincerà. Ed è proprio questo il bello.

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