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Black Sails 3×07 – “XXV” – Non si scherza con i fantasmi

Black Sails 3×07 – “XXV” – Non si scherza con i fantasmi My rating: 4 out of 5

Dopo aver salvato la pellaccia nel main event delle Bahamas contro Teach, Flint si ritrova ora con un cazzutissimo alleato in più, Charles Vane, ma con un fottio di navi in meno di quanto sperava. Eh sì, perchè l’obiettivo primario del Capitano era quello di mettere le mani sulla flotta di Barbanera, che invece ha preso il largo assieme al suo barbuto comandante, fottendosene bellamente del destino di Nassau.

L’unico modo per avere una qualche speranza di sovrastare le forze del governatore Woodes è trovare prima di lui Anne, che custodisce la parte del tesoro trafugata da lei e Jack alle ricchezze spagnole. Mettere le mani su quei gioielli vorrebbe dire poter organizzare un esercito sufficientemente forte da spingere la flotta inglese ad un’unica battaglia decisiva, che Flint vorrebbe portare proprio sull’isola dei cimarroni, in modo da poter giocare in casa. La corsa contro il tempo la fa quindi da padrona in questo episodio di Black Sails: se da una parte Flint e i suoi non possono permettere di lasciarsi sfuggire la loro ultima occasione per scacciare la bandiera inglese da Nassau, dall’altra il governatore Woodes ormai scambia ogni rumore improvviso come la bordata di una fregata spagnola.

Eh sì, perchè l’ultimatum della Spagna è sempre più vicino alla scadenza. Che pena che mi suscita questo Woodes. Da quando ha preso Nassau senza neanche mettersi le scarpe, su di lui si sono abbattute solo sfighe. Prima si fa scappare la flotta di Teach, poi si fa prendere dagli spagnoli con le mani nella marmellata, poi si deve occupare di un infinita quantità di scazzi a causa di Anne e Jack ed infine, incredibile ma vero, ci si mette pure un’epidemia ad abbattersi sui suoi uomini.

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Roba che, quando Eleanor decide di buttarsi fra le sue braccia e di riportare la percentuale di nudi della serie ad un livello accettabile (che in questa stagione, cara Starz, in quanto a culi e a tette stai facendo il braccino eh!), ti pare anche giusto che a sto’ poraccio venga concessa almeno una gioia. Facendo i seri per un attimo, la storia fra Eleanor e Woodes è l’ennesimo rapporto riuscito di Black Sails. Partito come un semplice cattivo di stagione, il governatore è cresciuto episodio dopo episodio, trasformandosi in un personaggio davvero interessante (su questo aspetto torniamo dopo). Purtroppo per lui, temo che la storia con Eleanor gli porterà solo altre grane, come ben fa notare Max ad un certo punto della puntata. Come può infatti essere permesso dall’Inghilterra e dagli stessi soldati che un uomo nella sua posizione si orizzontalizzi una fuorilegge condannata a morte? Come dicevo prima, che pover’anima questo Woodes.

Mentre su Nassau impazza quindi il toto scommesse sulle sfighe giornaliere che dovrà affrontare il governatore, Flint e i suoi decidono di passare all’azione. Tornati sull’isola, la ciurma di Capitano si dividerà per una tripla missione: Vane dovrà prendere contatto con Anne per arrivare al tesoro nascosto; la figlia senzanome di Scott (o la madre aveva paura che gli inglesi gli rubassero pure quello, oppure penso ai cazzi miei ogni volta che lo pronunciano. Devo ancora capirlo) si recherà in un deposito di armi e munizioni custodito da uomini fidati del padre, rimasto sull’isola segreta; Silver e Billy si recheranno alla locanda, nel tentativo di convincere quanti più pirati possibili a rispettare il giuramento prestato a Flint tempo addietro: chiunque non si unirà alla causa della liberazione di Nassau, dovrà temere la vendetta del Capitano per il resto della sua vita.
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Ma perchè non va direttamente Flint a fare le sue minacce mafiose che gli vengono sempre un sacco bene? Perché, come dice giustamente quel gufo steroidato di Billy, Flint deve alimentare la sua leggenda di fantasma tornato incazzatissimo dal regno dei morti. Se Flint vuole essere temuto da ogni singolo pirata di Nassau, non dovrà essere lui a consegnare il messaggio. E quindi si manda il monco, che tanto con le parole ci ha sempre saputo fare.

E John Silver mette in piedi il suo show. In mezzo al silenzio della locanda, con parole misurate e taglienti, il braccio destro di Flint scopre finalmente il suo lato oscuro. Affinché il messaggio sia chiaro per tutti, servirebbe un bel numero da cattivone sanguinario oltre alle parole. A ciò si presta volentieri quella faccia da cazzo di Dufresne, che personalmente desidero vedere morto male dal primo momento in cui è apparso in Black Sails. Tempo di dire due cazzate, e il buon Dufre si ritrova a terra con il cranio spappolato dalla gamba di ferro di Silver. Locanda ammutolita, Silver alza lo sguardo e si presenta ufficialmente: “il mio nome è John Silver, è ho una memoria fottutamente lunga“. Se la leggenda di Long John Silver aveva bisogno di un capitolo iniziale, direi proprio che Black Sails ce lo ha appena mostrato.

E che questa storia lascerà segno profondo nell’animo di Silver lo scopriamo nel breve e bellissimo dialogo che segue fra lui e Flint. Quante cose sono cambiate anche solo da pochi episodi fa. Ora il Capitano si confida apertamente con il suo quartiermastro. con il quale può finalmente condividere il fardello di una discesa verso l’oscurità iniziata in solitudine tanto tempo prima. Ora anche Silver sa cosa significa essere costretti a trasformarsi in un mostro pur di sopravvivere. Ma Silver non vede solo il male in tutto ciò: con stupore, scopre che il viaggio verso l’oscurità che ha iniziato ad intraprendere non gli suscita solo dolore e tormento, ma anche piacere.

Hai capito il bastardello? Ogni volta che assisto ad una scena di questi due che dialogano, mi ritrovo a pensare a cosa potrà riservare il futuro di Black Sails al loro rapporto. John Silver prima o poi reclamerà il trono di pirata più cazzuto dei sette mari? O raccoglierà semplicemente l’eredità di Flint? Devo ammettere che l’ipotesi di uno scontro fra i due mi attizza veramente parecchio, a patto che venga gestito come si deve, senza fretta e con un senso. Ma, quando si parla di qualità e di gestione dei tempi, ormai Black Sails è una certezza.

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Tornando al presente, il giorno dopo le minacce mafiose di Silver, è giunto il momento per Flint di raccogliere i frutti. Tuttavia, giunto alla spiaggia dove Silver aveva indirizzato chiunque volesse tornare a far parte dell’Alleanza pirata, il Capitano trova ad aspettarlo nientepopodimeno che il governatore Woodes, battente bandiera bianca e con un bel tavolo da riunione allestito sulla sabbia. Nulla da dire, mossa cazzuta! Flint e Woodes si ritrovano quindi faccia a faccia per la prima volta, e il governatore parte subito cattivo, giocandosi di prima mano un briscolone di quelli corposi: io sono oggi quello che tu eri un tempo, sto solo finendo il lavoro iniziato da te e Thomas Hamilton anni fa, quando tu ti chiamavi ancora James McGraw.

E se il governatore colpisce nel segno è semplicemente perchè dice la verità, come lo stesso Flint aveva fatto presente nella puntata XXII. Il piano di concedere a tutta Nassau l’amnistia era un suo vecchio piano, e andare contro a Woodes significherebbe andare definitivamente contro al suo passato, del quale il governatore è la rappresentazione. Black Sails ancora una volta ci sbatte in faccia il fatto che noi facciamo il tifo per i cattivi, senza possibilità di giustificazioni. E sì, è proprio questo che ci piace tanto.

Ovviamente l’incontro non porta a nulla di concreto, ma consente ai due di studiarsi e di capire con chi hanno a che fare. Dove si va sul concreto è invece sul fronte “tesoro di Anne”. La piratessa ha infatti accettato ad uno scambio propostogli dal governatore: la restituzione delle ricchezze rubate in cambio della liberazione di Jack, tenuto prigioniero da Woodes. Anne accetta, non sapendo che in realtà Woodes ha già in programma di consegnare Rackam agli spagnoli assieme all’oro della Urca, in modo da evitare che agli ispanici venga voglia di radere al suolo Nassau lo stesso. Che sono tipi abbastanza incazzosi.

Vane viene a sapere del luogo dello scambio, ma organizzare una retata per mettere le mani sul tesoro vorrebbe dire consegnare Jack a morte certa. Ecco allora l’idea geniale: Charles decide di permettere agli inglesi di portarsi a casa l’oro. Quando poi le ricchezze della Urca saranno restituite agli spagnoli assieme a Jack, solo allora scatterà la trappola che consentirà a Flint di ottenere sia il tesoro che la liberazione di Rackam. Un altro prezioso alleato per la guerra che sta per iniziare. E questa volta, che guerra sia. Poche cazzate.

Vai all’episodio 3×08 – “XXVI” – Le rimonte sono per pochi

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Article written by:

Roberto Lazzarini

25 anni, cresciuto fin dalla tenera età a film, fumetti, libri, musica rock e merendine. In gioventù poi ho lasciato le merendine perchè mi ero stufato di essere grasso, ma il resto è rimasto, diventando parte di quello che sono. Sono alla perenne ricerca del mio film preferito, nella consapevolezza che appena lo avrò trovato, il viaggio ricomincerà. Ed è proprio questo il bello.

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