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Black Sails 3×10 – “XVIII” – IL RE

Black Sails 3×10 – “XVIII” – IL RE My rating: 5 out of 5

Non so se davvero esista la perfezione assoluta, ma francamente non trovo un altro modo per descrivere questa terza stagione di Black Sails. Ognuno reagisce ad un’opera che ritiene grandiosa in maniera diversa: c’è chi si esalta e prende a pugni il malcapitato vicino, chi si commuove, facendo imbarazzare qualunque essere vivente nelle vicinanze, e chi infine contempla in rispettoso silenzio, quasi in uno stato di trance emotiva.

Non è che quest’ultimo goda meno eh, semplicemente è un modo diverso di esternare la propria gioia. Personalmente, appartengo a quest’ultima schiera. Pertanto, ogni volta che devo valutare un film, una serie tv, o anche un cd, mi ritrovo sempre ad ascoltare il mio stato d’animo, e da ciò traggo le conclusioni sull’opera in questione.

Tutto questo per dire che l’altra sera, al termine della decima puntata di questa stagione di Black Sails, ho provato semplicemente pace. Mi sono ritrovato sul divano, in silenzio, e mi sentivo leggero, appagato, felice. E questo mi succede poche volte,solo quando mi trovo davanti a qualcosa di grande e di indimenticabile. E cazzo, questa stagione di Black Sails lo è davvero indimenticabile. I pensieri che mi ronzavano in testa alla fine della domanda erano riassumibili essenzialmente in due domande: “ma cosa cazzo ho appena visto?” e  “ma che storytelling della madonna ha questa serie?“.

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Se sulla prima questione non mi sembra il caso di soffermarmi ulteriormente, della seconda non posso non parlare. Ah, Storytelling = tecnica di narrazione. Che a dare per scontate le cose si fa sempre una fine grama. In ogni caso, puoi avere fra le mani la migliore storia del mondo, ma se non sai raccontarla viene fuori una merda. Io ad esempio a parole faccio schifo a raccontare le cose, datemi la barzelletta migliore del mondo e scommetto che finirà fra l’imbarazzo generale. Tutto questo per dire cosa? Che Black Sails, oltre ad una storia drammatica e appassionante come poche, ha anche una capacità di raccontarla che rasenta l’illegalità.

E l’esempio migliore ci viene offerto proprio nell’atto finale di questa terza stagione. Tutta la puntata si sviluppa su due piani temporali diversi, il dialogo Flint – Silver e la battaglia, che tuttavia si sovrappongono nell’arco dell’episodio, fondendosi assieme in maniere assolutamente perfetta e funzionale. La Starz aveva adottato una scelta simile anche per l’ultima, immortale puntata della prima stagione di Spartacus (di cui prima o poi non potrò non parlare), ma qua si è andati decisamente oltre. Perché stavolta, tramite questa tecnica, l’ultima puntata non solo ha potuto dare la giusta conclusione alla storia di questa stagione, mostrando la (spettacolare) battaglia fra le giubbe rosse inglesi e l’Alleanza pirata, ma ha inoltre potuto concentrarsi profondamente sul vero protagonista di questo finale: John Silver, finalmente Long.

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Ma vogliamo parlare del modo clamoroso in cui è cresciuto e sta crescendo questo personaggio, e assieme a lui il suo rapporto con Flint? Lasciando perdere il fatto che Silver sia partito dall’essere uno stronzetto vagamente insopportabile e sia arrivato ad essere una leggenda fra i pirati, perchè tanto lo sapevano anche i piccioni che prima o poi sarebbe successo. Il punto è un altro: il modo in cui la sua crescita è stata trattata. Passo dopo passo, mattone dopo mattone, il personaggio è cambiato sotto i nostri occhi in maniera assolutamente credibile. Senza fretta, senza forzature. Dal piccolo approfittatore che pensava solo al proprio guadagno è diventato un vero comandante, consapevole del fatto che per mantenere la pace bisogna venire a patti con l’oscurità che il potere richiede.

Il meraviglioso dialogo con Flint (ormai ho perso il conto degli scambi clamorosi fra i due) che si dirama per l’intera puntata rappresenta praticamente un passaggio di consegne fra il vecchio e il nuovo Capitano. Certo, non ufficialmente, ma questa puntata rappresenta giù un’investitura. Perché è stata proprio un’intuizione di Silver a far sì che il piano dell’Alleanza andasse in porto, in modo che gli inglesi lo pigliassero in quel posto. O meglio: gli inglesi e quell’insopportabile bastardo di Hornigold. In ogni caso, Il mondo ormai si è ribaltato, e per il Capitano la sabbia della clessidra ha tristemente iniziato a scorrere. Un nuovo Re sta per nascere fra i mari delle Bahamas, e sul trono non ci può mai essere posto per due. E sappiamo tutti qual è il destino di chi perde al gioco dei trono.

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Certo, la spinta decisiva alla nascita della leggenda di Long John Silver  l’ha data (o meglio, la darà) quel gufo di Billy, che a chi gli chiede giustamente come mai non si possa utilizzare la figura di Flint per riunire nuovamente tutti i pirati sotto un’unica bandiera, risponde essenzialmente con un diplomatico “perché mi sta sul cazzo“. Severo ma giusto.

La domanda è ora una sola: gli sceneggiatori di Black Sails come risolveranno la successione al trono? Francamente non so proprio in cosa sperare, se nella morte di Flint, e quindi in un passaggio di consegne naturale e senza attriti, o in uno scontro fra i due pirati, allo stesso tempo amici e rivali. Mi viene difficile pensare che la soluzione possa essere diversa da queste, pertanto sento già il mio cuore scricchiolare.

In ogni caso, ora sono discorsi assolutamente prematuri. Perché c’è ancora un’Inghilterra da soggiogare, un’isola da riconquistare e soprattutto una biondina del cazzo da crocefiggere. Ma a questo ci penserà il Pentapartito formato da Flint, Teach, Silver, Rackam e Madi, che a fine puntata si riunisce attorno un tavolo che pare tremare dal carisma che lo circonda. Certo, a vedere questa scena, Charles Vane manca ancora di più, ma questo è solo il cuore che parla.

Comincia quindi la spasmodica attesa per la quarta stagione, che vedrà la luce solo nel 2017. Che a nominarlo ora non sembra molto distante dal 2080, ma fortunatamente noi amanti del cinema e delle serie tv abbiamo sempre qualcosa fra le mani per ingannare il tempo. Certo, non sarà facile continuare la storia a questo mostruoso livello di qualità, ma credo fermamente che questa serie sia totalmente impermeabile a qualsiasi caduta di stile.

Nella speranza di non averla gufata come mio solito, ripongo Black Sails III nel cassetto dedicato alle opere che mi hanno fatto più godere in assoluto. Passo e chiudo. Per il momento.

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Article written by:

Roberto Lazzarini

25 anni, cresciuto fin dalla tenera età a film, fumetti, libri, musica rock e merendine. In gioventù poi ho lasciato le merendine perchè mi ero stufato di essere grasso, ma il resto è rimasto, diventando parte di quello che sono. Sono alla perenne ricerca del mio film preferito, nella consapevolezza che appena lo avrò trovato, il viaggio ricomincerà. Ed è proprio questo il bello.

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