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Breaking Bad: semplicemente la serie più bella di tutti i tempi

Breaking Bad: semplicemente la serie più bella di tutti i tempi My rating: 5 out of 5

Chiariamoci: se non avete mai visto Breaking Bad lasciate questa pagina e cercatevi un posto dove espiare, perché non siete degni del MacGuffin.

Breaking Bad non è una semplice serie, Breaking Bad è un modo di concepire la serialità televisiva mai visto prima e difficilmente replicabile; Breaking Bad è la figlia prediletta di quel ribaltamento di ruoli a cui stiamo assistendo e che vede contrapposti  un cinema in crisi di idee e un mercato televisivo che invece offre roba migliore, a minor prezzo e di maggior fruibilità.

Lo show si è concluso da quasi tre anni (29 settembre 2013), ma lo si può definire cult dal momento stesso in cui è stato trasmesso in tv: ha già stabilito riti, modi di dire, immagini ricorrenti, personaggi conosciuti da fan e non, perché il suo stile è talmente originale e talmente figo da incidersi a fuoco sulla pelle di chi lo guarda.

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Breaking Bad inizia su AMC il 20 gennaio 2008 e fin dal pilot si presenta per quello che è: una mano che avvinghia i testicoli dello spettatore e che non li molla fino all’ultima sequenza dell’ultimo episodio.

Da molti etichettata come “serie più bella di tutti i tempi”, si lascia dietro una quindicina di Emmy conquistati in cinque stagioni, per un totale di 62 episodi.

La storia è nota a tutti, ma per quei tre che fino ad ora sono vissuti su Urano possiamo dire che c’è un professore di chimica, Walter White (Bryan Cranston), che scopre di essere malato terminale di cancro ai polmoni. Oltre a una moglie incinta che non lavora, un figlio con gravi problemi di salute e un conto in banca assai magro, Walt ha due anni scarsi di vita e sa che quando lui morirà la sua famiglia finirà sul lastrico, ma Walt conosce la chimica meglio di chiunque altro e grazie al cognato Hank (Dean Norris), che lavora nella DEA, scopre quanti soldi si possono fare cucinando cristalli di metamfetamina.

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Ciò che gli serve è un socio, qualcuno di affidabile che si occupi della distribuzione, ma quello che gli riserva la fortuna è invece un suo ex alunno: lo scapestrato Jesse Pinkman (Aaron Paul).

Walt e Jesse siglano il patto scellerato che li porterà a doversi confrontare con il mondo della droga della degradata Albuquerque, il fantastico scenario che fa da sfondo alla scalata al potere di colui che comincerà a farsi chiamare Heisenberg.

 

La serie si gioca tutta nei dualismi: il dualismo tra Walt e Jesse, i loro litigi furibondi, il loro rapporto di fiducia incrollabile, i loro pugni in faccia; il dualismo tra i segreti di Walt e la famiglia, soprattutto la moglie e il cognato che comincerà a indagare su di lui; il dualismo tra Walt e le organizzazioni di narcotrafficanti che lo vogliono morto; il dualismo, quello fondamentale, tra Walter ed Heisenberg: il bene che a poco a poco scenderà sempre più a compromessi col male.

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La serie è stata partorita dalla mente geniale di Vince Gilligan (già autore di una trentina di episodi di X-Files e Hancock) che ci dice come il suo scopo fosse in realtà quello di mostrare la corruzione di un personaggio buono, facendolo diventare il vero e proprio antagonista, e Gilligan ci riesce. La sua formula è in realtà molto semplice: prove attoriali da urlo, una regia degna della Hollywood dei bei tempi, una tensione uniforme e una sceneggiatura a prova di bomba. La scrittura dei personaggi rasenta poi la perfezione, tanto che alla fine ci innamoriamo di tutti loro, dei loro difetti, scommettiamo su di loro e cerchiamo di capire fino a dove si spingeranno per ottenere quello che vogliono.

  • Say my name.

  • …Heisenberg.

  • You’re goddamn right!

Gilligan progetta un ingranaggio fatto di problemi che, episodio dopo episodio, si ingigantiscono sempre più, lasciando però tutto quanto in mano ai personaggi, alle loro scelte, ai loro colpi di fortuna, alla loro cieca ambizione. Il tutto procede senza fretta, prendendosi il suo tempo, scavando sempre più a fondo nella mente delle figure che vediamo sullo schermo e nelle quali diventa impossibile non immedesimarsi.

Guardando Breaking Bad si ha l’impressione di trovarsi di fronte a un’architettura perfettamente riuscita in cui, come in un’equazione chimica, tutto torna e nulla avanza, neppure il dettaglio più minuscolo.

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Alla fine della visione, quando si allenterà la stretta di quella famosa mano sui nostri testicoli, scoprirete che i veri drogati non sono quelli che si sono goduti la Blue Sky cucinata da Walt, ma siete voi stessi, in preda a una crisi d’astinenza che non verrà colmata da niente al mondo se non da una seconda visione.

I’m not in danger Skyler, I’m the danger! A guy opens his door and get shot, and you think that’s me? No… I am the one who knocks!

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Article written by:

Federico Asborno

L'Asborno nasce nel 1991; le sue occupazioni principali sono scrivere, leggere, divorare film, serie, distrarsi e soprattutto parlare di sé in terza persona. La sua vera passione è un'altra però, ed è dare la sua opinione, soprattutto quando non è richiesta. Se stai leggendo accresci il suo ego, sappilo.

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