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Death Note: l’anime per chi odia gli anime

Death Note: l’anime per chi odia gli anime My rating: 4 out of 5

Questione di domande

Molto spesso il motivo per cui ci rivolgiamo ad una storia di fantasia non è tanto esplorare e scoprire un altro mondo, quanto rispondere a dei quesiti che ci poniamo sul nostro; ad esempio “cosa accadrebbe se un professore di chimica a cui viene diagnosticato un tumore, decidesse di produrre metanfetamina?”, la risposta è Breaking Bad, oppure ancora “cosa accadrebbe se una persona conoscesse la data della fine del mondo?” e la risposta che l’autore, in questo caso Richard Kelly ha dato, possiamo visionarla in Donnie Darko.

Death Note immagina un mondo in cui il nostro universo e quello degli Shinigami (dei della morte della mitologia giapponese) vengono a contatto attraverso un quaderno, noto appunto come Death Note. Conoscendo il volto ed il nome di una persona, scrivendo quest’ultimo sul quaderno lo si ucciderà potendo perfino decidere, entro determinati limiti, le condizioni della morte e il momento in cui essa accade (ovviamente finché è precedente alla morte naturale dell’individuo). Questo quaderno arriva nelle mani di un classico adolescente giapponese, Light Yagami, che adesso si troverà con un dilemma morale fin troppo complesso per un adulto, figurarsi per un adolescente, e si ritroverà con uno Shinigami di nome Ryuk in casa, che potrà vedere solo lui in quanto proprietario del quaderno.

Presto il mondo intero si accorgerà di come misteriosamente stiano morendo molte personalità negative estremamente conosciute, cosi nascerà Kira, pseudonimo che nasconderà l’identità di colui il quale sta attuando questa serie di omicidi. Una figura considerata divina da molti suoi estimatori, che credono sia la giustizia fatta persona, e che alimenta inevitabilmente i deliri di Light.

Death Note

Un diverso tipo di scontro

Kira però oltre ad adoratori si farà anche numerosi nemici, il cui principale è L, un detective dall’identità incognita (proprio per questo Light non può neutralizzarlo, secondo le regole del quaderno) che collabora segretamente con una task force della polizia giapponese per catturarlo. Da molti punti di vista Death Note è un anime molto atipico, il primo probabilmente è perché privo di qualsivoglia combattimento, cosa abbastanza rara nei prodotti d’animazione giapponesi (chiaramente nei prodotti sportivi vi è una competizione sotto un punto di vista differente, ma che racchiude molte delle sensazioni di un combattimento, qui accade qualcosa di diverso).

Tutta la narrazione dell’anime si fonderà quindi sullo scontro psicologico tra L e Kira, basato sulle loro scelte sul fronteggiarsi continuo. I personaggi sono tutti molto caratterizzati e coerenti con loro stessi, dai protagonisti, L e Kira, sino ai personaggi secondari, quasi insulsi, come i membri della task force, Misa e gli stessi Shinigami, che hanno anche una scrittura davvero molto ispirata, grazie al fatto che il loro unico modo di morire sia allungare la durata vitale di un umano uccidendo un altro individuo.

Punti fissi

Come in un buon thriller quindi, (Death Note è più un thriller che uno shonen sotto molti punti di vista) ci sarà una sfida e la tensione deriverà esclusivamente dal voler scoprire cosa hanno in mente quei due geniacci, e chi prevarrà sull’altro.

Un’altra caratteristica singolare del prodotto, che lo differenzia da molti altri del suo stesso medium, è un evitare quelle immagini di donne osè piazzate in maniera gratuite che, spesso, se non quasi sempre, affliggono in maniera inflazionata molti anime solo per renderli più appetibili al suo consumatore medio adolescente. In Death Note invece, tolto qualche sprazzo con Misa, non vediamo situazioni che gridano al “Because Japan”.

Death Note

Un unica stagione in due atti

Death Note ha un’unica stagione divisa però in due grandi atti; ritengo che il primo atto sia perfetto, sotto ogni punto di vista, specie quello della storia che si fa più interessante in ogni episodio, tanto da spingere lo spettatore ad un bisogno biologico e patologico di fagocitarsi un episodio dopo l’altro, anche per chi, come me, è solito centellinare questo tipo di prodotto.

Il secondo atto, a causa della scomparsa di un personaggio molto importante, di cui per evitare spoiler vi riserverò l’identità, risulta scadere quasi in un loop, che toglie interesse e suspance allo spettatore, ma che si riprende con un crescendo finale spaventoso. Inoltre di positivo c’è che, rispetto ad altri anime, rimane coerente con sé stesso dall’inizio alla fine (vero Berserk?!) e termina con l’unica conclusione possibile, perciò è un lavoro da apprezzare e sostenere, che risulta talmente coerente da sembrare un lungometraggio molto esteso (difatti sono stati realizzati dei film che comprendono tutti gli episodi, più scene extra, che facevano parte del cut content).

Death Note

Un anime insolito

A questo punto siamo giunti alle caratteristiche tecniche, nelle quali, ora, dovrò dilungarmi più del solito, vista la natura di Death Note. Iniziamo da due temi dolenti per gli anime che vengono trasposti in occidente: sia il doppiaggio che l’adattamento sono ben fatti, molto fedeli nei confronti della versione originale del prodotto e non deludono in alcun modo, risultando una piacevole sorpresa, visto l’adattamento pessimo a cui gli anime ci hanno abituati negli anni. Dal punto di vista artistico l’animazione regala piacevoli sorprese, dona un’atmosfera unica al prodotto, sopratutto nel mondo degli Shinigami e nella loro realizzazione artistica a dir poco sublime. Sicuramente la colonna sonora è valida, con molti temi, sempre vari e calzanti, che riescono a colorire ancor di più l’atmosfera.

Death Note è un anime insolito, quasi unico; non aspettatevi quindi il solito prodotto molto teenager oriented, con combattimenti, banchi di scuola e nudità gratuita. Piuttosto, un thriller psicologico che riesce a tenerci sempre col fiato sospeso, ed appiccicati allo schermo, con delle qualità artistiche e tecniche indiscutibili, peccatore però di un secondo atto che perde un po’ di mordente. In attesa del remake, in versione lungometraggio in live action, annunciato recentemente, mi sembrava d’obbligo farvi riscoprire e sapere cose ne penso, su un anime che saprà ingolosire sia gli amanti di questo genere di animazione, che chi odia gli anime.

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Article written by:

Samuele Vitti

Nato nell'anno '00, sono la dimostrazione vivente che l'età è una delle tante variabili che compone l'essere umano. Difatti, scrivo male e non capisco nulla di cinema, però provo a fare ambe le cose. Sappiate che son anticonformista di natura, è più forte di me, quindi non stupitevi di trovar pareri differenti dal resto della community di cinefili. Comunque ho scritto anche altrove, ma fatevi i fatti vostri!

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