Dexter - Perché tutti quanti amiamo il macellaio di Bay Harbor
Serie TV

Dexter – Perché tutti quanti amiamo il macellaio di Bay Harbor

Dexter – Perché tutti quanti amiamo il macellaio di Bay Harbor My rating: 4 out of 5

Ed eccomi, dopo 5 anni dalla sua conclusione, qui a parlare di Dexter. Generalmente, quando qualcuno mi chiede qualche serie da guardare incurante del fatto che non le sostenga con molto ardore, questa è sempre nella tripletta insieme a Breaking Bad e True Detective (ovviamente la prima stagione, non la seconda in cui si vuole essere così Lynch da diventare Snyder, ma non mi dilungo…). E ciò perché Dexter, semplicemente, assolve a tutti quelli che sono i compiti di una serie TV: ottimi personaggi, storia appassionante – oddio, non sempre eh, ma almeno nella maggior parte dei casi, ma ne parlerò tra poco – e, soprattutto, tanto, ma tanto, intrattenimento.

Ma ciò non vuol dire che la serie di Showtime non abbia difetti, e, anzi, ne è assolutamente piena, ma il personaggio interpretato da Michel C. Hall è caratterizzato così bene che chiunque incominci a guardarla, anche per inerzia, si ritroverà a divorare stagione dopo stagione per capire cosa gli succederà.

Non vedo, però, miglior modo di parlarne che analizzandola stagione per stagione (Disclaimer: i voti che darò alle varie stagioni sono relativi solo all’ambito di questa serie TV, non vorrei ritrovarmi a dover spiegare perché abbia dato tre su cinque alla sesta stagione di Dexter e zero a The Punisher)

Partiamo. E, avviso subito, l’articolo sarà pieno zeppo di SPOILER.

Stagione 1 – Il capolavoro.

Voto: 5 su 5

Nella prima stagione ci vengono presentati i personaggi, calati in una Miami che sembra Miami anche a chi non la conosce: ne si percepisce l’afa, il calore, l’atmosfera e questo sarà il contesto che mai cambierà all’interno della serie. Dexter Morgan, esperto forense, è, in realtà, un sociopatico che uccide soddisfacendo il suo passeggero oscuro, e lo fa seguendo il codice di Harry. No, non sono stato colto da morbo della mucca pazza che mi ha fatto digitare parole a caso: pian piano lo spettatore imparerà a conoscere il background del personaggio, a scoprire cosa sia il codice di Harry fino ad empatizzare addirittura col serial killer.

Il villain di questa stagione è il temibilissimo killer del camion frigo, che si scoprirà essere il perduto fratello del protagonista ed avrà un ruolo chiave nelle stagioni successive nonostante la sua prematura (troppo prematura) morte.

In questi episodi l’interesse si mantiene alto, si costruisce un rapporto con i personaggi, e ne si vuole ancora, allo spettatore piace il sangue e, soprattutto, nel ventunesimo secolo, lo spettatore adora categoricamente gli psicopatici.

E poi, Doakes ci regala perle del genere:

 

Stagione 2 – Not anymore surprises, motherfucker.

Voto: 4 su 5

Nella seconda stagione si delinea meglio il personaggio di Dexter, il cui caso diviene un caso mediatico e inizia ad essere noto come il Macellaio di Bay Harbor, e viene già dato allo spettatore un briciolo di ciò che si aspettava: qualcuno scopre il suo segreto. Il problema è che questo personaggio è proprio Doakes, il fake Terry Crews/The Rock, che finisce inevitabilmente male. E poi c’è Lila, la seconda ragazza di Dexter dopo Rita, e anche lei muore dopo aver ucciso il citato Doakes. E, aggiungerei, per fortuna.

Ci si lega pian piano al personaggio di Debra, uno dei più riusciti, e ci si carica per una prossima stagione che aveva i presupposti per essere una bomba, e, infatti…

Stagione 3 – Non una bomba.

Voto: 2 su 5

La terza stagione è anonima. Insomma, c’è questo personaggio che senza nessuno stereotipo si chiama, ovviamente, Miguel, lo scalatore delle Ande, che dovrebbe passare per l’unica persona di cui Dexter abbia potuto fidarsi e che poi l’abbia tradito, ma, in realtà, ci si scorda di lui al primo episodio della quarta. E poi, il villlain… Lo scorticatore… io non ricordavo nemmeno come si chiamasse prima di iniziarne a scrivere. L’unica cosa degna di nota è l’annuncio della nascita del figlio di Dexter. Per il resto, nulla di esaltante.

Stagione 4 – Ma quello è il padre di Barney?

Voto: 5 su 5

La quarta stagione ci mostra Arthur Mitchell, che nel tempo libero è anche il Trinity Killer, ovvero il villain più riuscito della serie. Un continuo gatto e topo, un colpo di scena finale tra i più belli della serie, e reazioni umane non sminchiate (e mi riferisco alla reazione di Debra alla scoperta dell’identità di Brian Moser, o alla scena in cui Dexter pranza con la famiglia di Mitchell, che è una di quelle che più restano nitide nella mente), rendono questa la serie di episodi migliore di tutto lo sceneggiato. Fatta eccezione per la fotografia, che nelle scene di sogno diventa quella di Occhi del cuore, curata da Duccio Patanè.

Stagione 5 – “Mi sa che lo sceneggiatore è morto.”

Voto: 1 su 5

Lumen, nuova fiamma di Dexter, è un personaggio fine a se stesso che arriva e scompare nel giro di una stagione. Non è nemmeno un artificio per mandare avanti la trama perché, effettivamente, la sua presenza non porta svolte significative: questa stagione è un completo filler, riempitivo, senza il minimo senso di esistere. E nemmeno il villain riesce a salvarla: Chase non è né carismatico come Trinty, né ha segni distintivi particolarmente accentuati. Un grande “meh” si palesa nell’animo di tutti quelli che, alla conclusione di questa stagione, cercano di trovarvici un senso.

Mi dispiace, compagni.

Stagione 6 – Tu quoque, Dexte, fili mi.

Voto: 0 su 5

La stagione 6 è tragica. Noiosa in molti punti, inutile ai fini della trama centrale se non si considera ciò che succede negli ultimi trenta secondi dell’ultimo episodio e, santo Padre Pio, il colpo di scena di metà stagione. Il colpo di scena è un completo mind fuck. Il colpo di scena di metà stagione della sesta è come entrare dal panettiere e scorgere dietro il bancone Bin Laden. Il colpo di scena della sesta stagione è il disastro del piccolo schermo, che cancella tutto ciò che si era visto nelle puntate precedenti: “come possiamo stupire uno spettatore, che, in qualità di spettatore si presuppone sia onnisciente?” “Non lo so, Bill… facciamogli vedere cose che non succedono davvero!” “GENIO.” (dovrei smettere di citare Boris).

Probabilmente la peggiore dell’intera serie: il killer dell’apocalisse non è degno nemmeno di avvicinarsi al Trinity Killer.

Stagione 7 – Finalmente.

Voto: 4 su 5

La settima stagione torna su alti livelli, inserisce un personaggio chiave, ovvero Hannah, e offre un colpo di scena degno di questo nome, ovvero la morte di LaGuerta per opera della lampadatissima Debra, che la uccide per coprire Dexter dopo aver scoperto il suo segreto.

Questi episodi presentano una tensione verso la fine che è alquanto percepibile: a differenza delle altre precedenti, in questa stagione gli avvenimenti iniziano a far presagire ciò che avverrà, tutto va logorandosi e questo non può che far bene alla serie. E, fondamentalmente, Dexter Morgan dopo 7 stagioni continua a reggere da solo l’intera impalcatura. 

Stagione 8 – Il Gran Finale.

Voto: 4 su 5

Mi levo un sassolino dalla scarpa: mi è piaciuto il killer del cervello, mi è piaciuta la morte di Debra, mi è piaciuto il finale. Molte cose avrebbero potuto essere trattate diversamente, come, ad esempio, il tempo speso nel parlare di Masuka e sua figlia, per concentrarsi, invece, sulla reazione che Angel e Joey avrebbero avuto nello scoprire l’identità di Dexter – e, purtroppo, questo non avviene, il che è una grande pecca – , ma ho apprezzato la scelta finale di Dexter, che acquista un’umanità che non aveva mai avuto attraverso un evento che l’umanità dovrebbe farla perdere completamente. Si ha un cambiamento radicale nel personaggio, una maturazione quasi, e questo cliffhanger è sensatissimo, a mio avviso.

L’ottava stagione non è perfetta, pecca nel ritmo e in alcune situazioni chiuse molto alla veloce (l’uccisione del killer del cervello con la penna???????), ma è la perfetta conclusione di una serie che, chi ha guardato, sa essere un’esperienza che ci si porta dietro non solo per il periodo in cui la si è vista, ma anche a posteriori.

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Nasce in quel di Napoli nel 1998 ma è rimasto ancora negli anni '80. Spesso pensa di esser stato un incidente ma i suoi genitori lo rassicurano: è stato molto peggio. Passa la totalità della sua giornata a guardare film e scrivere, ma ha anche altri interessi che ora non riesce a ricordare. Non lo invitate mai al cinema se non avete voglia di ascoltare un inevitabile sproloquio successivo, qualunque sia il film.

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