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Dr. House, ovvero come ho imparato l’arte dell’ipocondria

Dr. House, ovvero come ho imparato l’arte dell’ipocondria My rating: 4 out of 5

È vero, le serie procedurali non piacciono più a nessuno, e con la marmaglia di belle serie che vengono continuamente prodotte negli ultimi anni, sembra davvero difficile appassionarsi a una di esse partendo completamente da zero. A meno che essa non si chiami Dr. House – Medical Division. La serie sul medico più cinico della TV, infatti, mancava nel mio curriculum da nullafacente tanto che ho dovuto recuperarla in fretta e furia riuscendo finalmente a completare la mia personale mirabolante trinità dei porta-sfiga: a La signora in giallo e Don Matteo, si aggiunge Gregory House, che in 8 stagioni è in grado di far ammalare qualunque essere graviti nella zona di Princeton, in New Jersey, dove è, appunto, ambientata la serie.

Procedurale, ma non troppo.

Gli episodi di Dr. House, ben 177, sono quasi tutti costruiti sullo stesso schema di: introduzione del primo sintomo con cui si manifesta la malattia, ricovero del paziente, diagnosi del Lupus, somministrazione al paziente di antibiotici ad ampio spettro, complicazioni per diagnosi errata (che di solito non avviene mai ad opera del cinico dottore, perché lui non commette errori. Mai.), House che giocherella in ambulatorio prendendo in giro qualche paziente che si fa visitare in quanto non abbastanza arguto da capire di avere un raffreddore, scioglimento per diagnosi esatta sempre per opera dello stesso House in seguito a fallimentari test effettuati dalla sua equipe che si rivela costantemente utile come un’acquasantiera ad un concerto di Black Metal norvegese.

House che sperimenta la sintomatologia del Lupus sotto effetto di Vicodin, accanto una delle sue massime da santone tossicodipendente

Alcuni di essi, però, possono violare lo schema presentando situazioni diverse, come Euforia parte 1 e parte 2, presenti nella seconda stagione, che raccontano della malattia di un membro del team di House, ovvero Foreman. In genere, le storie “a schema libero” sono quelle che arricchiscono la trama centrale e non quella auto-conclusiva dei singoli episodi.

Nonostante l’innegabile ripetitività, però, Dr. House ha avuto su di me l’effetto che Despacito ha sulle trentenni disoccupate che vanno in palestra truccate come drag queen per rimorchiare i personal trainer allupati: non riuscivo a farne a meno. Sarà l’ottima mescolanza tra trama verticale e orizzontale, sarà che Hugh Laurie riesce, da solo, a reggere quasi un’intera serie, ma non riesco più a fare un colpo di tosse senza pensare di avere la malattia di Erdheim-Chester.

Per questo, ho deciso di stilare la mia personale top 5 degli episodi più fuori di testa (e quindi, inevitabilmente, belli) di tutta la serie, includendo ogni tipo di spoiler possibile ed immaginabile:

5) 7×22, Nella notte.

Dr. House qui porta l’esperienza vista in Rambo 3 ad un livello successivo: se nel film Sylvester Stallone riusciva a curarsi una ferita da solo utilizzando la polvere da sparo, qui il medico lo umilia barbaramente arrivando addirittura a provare ad estrarsi dalla gamba tre tumori, da sveglio. Ma tranquilli, non ci riesce. Ne estrae solo uno.

4) 3×05, Pazzi d’amore.

In questo episodio il vero twistone è rappresentato dalla diagnosi finale ché Shyamalan può accompagnare solo: i due coniugi in cura al Princeton Hospital con gli stessi sintomi sono, in realtà, fratello e sorella. Malatissimo.

3) 2×24, Mr. Jekyll e Dr.House.

“Salve, chi di voi è il Dr.House?” “Io.” e boom. Dovrebbe essere Game Over, ma House re-spawna con solo due ferite d’arma da fuoco generando uno degli episodi più fenomenali della serie, in cui trapela l’umanità di un personaggio che sembrava avvolto da un nichilismo impenetrabile.

2) 8×22, Tutti muoiono.

Lo straziante finale della serie, con morti importanti, rivelazioni strappalacrime e l’ingresso di Allison Cameron nel mondo delle Milf. Non si poteva chiedere di meglio.

House e Cameron si confrontano sul Lupus

1) 2×19, House e Dio.

Il mio episodio preferito in assoluto, in cui House si scontra con un ragazzino che è convinto di poter guarire le persone grazie ad un potere divino, riuscendo persino a mandare in remissione il cancro di un’altra paziente. Ma il potere divino di House è più forte: il dottore diagnostica al ragazzo un herpes trasmesso sessualmente che aveva attaccato il cancro della paziente, rallentandolo. Dr. House Wins, Fatality.

Il magnifico Gregory House è entrato, a pieno titolo, anche nell’Olimpo dei miei personaggi televisivi preferiti, preceduto solo da Rust di True Detective, Walter White di Breaking Bad, e Franco di Un posto al sole.

Ma dov’è la forza della serie?

Ciò è possibile solo grazie alla potenza di una sceneggiatura che affronta temi etici e morali con una profondità disarmante, che, al contempo, non risulta essere pesante, in quanto supportata da un personaggio dotato di una presenza scenica così devastante (mica come ne La carica dei 101 o Stuart Little), che lo spettatore non fa altro che attendere il momento in cui House distruggerà la psiche del prossimo stronzo che oserà frapporsi tra lui e tutto ciò che vuole fare.

Che poi, dico io, voi dipendenti del Princeton, dopo aver visto House salvare la vita pure al gatto della vicina di casa, perché non gli fate fare il cazzo che vuole, dato che si è dimostrato essere l’unico in grado di combattere l’ondata epidemica che colpisce il New Jersey?

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Nasce in quel di Napoli nel 1998 ma è rimasto ancora negli anni '80. Spesso pensa di esser stato un incidente ma i suoi genitori lo rassicurano: è stato molto peggio. Passa la totalità della sua giornata a guardare film e scrivere, ma ha anche altri interessi che ora non riesce a ricordare. Non lo invitate mai al cinema se non avete voglia di ascoltare un inevitabile sproloquio successivo, qualunque sia il film.

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