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DuckTales, o della coerenza e del conquistarsi ogni tipo di spettatore

DuckTales, o della coerenza e del conquistarsi ogni tipo di spettatore My rating: 4 out of 5

Nell’occhio del ciclone, la quiete prima della tempesta, la pausa estiva vale anche per le serie animate, quindi ci tocca aspettare ancora qualche mese per vedere l’ultima parte della seconda stagione di DuckTales. Dopo una prima pausa dopo lo speciale di Natale, la serie di Matt Youngberg e Francisco Angones si è interrotta nella sua mid season finale con un episodio che certo non lascia lo spettatore con un forte logoramento causato da un particolare cliffhanger, tuttavia è riuscita comunque, ancora una volta, a sorprenderlo.
Perché DuckTales, dopo una sorprendente prima stagione, si è confermata la serie animata che appartiene a tutti, perché tutti conquista, ma che lascia di sicuro a crogiolare nel piacere noi generazione di fan di vecchia data.
Cosa attenderci quindi dalle prossime puntate? Perché ragazzi, pare una sciocchezza ma in DuckTales succedono un sacco di cose. E succedono con il botto.

Tanto per cominciare dobbiamo continuare a fare i conti con il ritorno di Della Duck, evento che ha monopolizzato l’ultima tranche di puntate messe in onda. Ammettiamolo, la cosa è stata gestita alla perfezione, in una alternanza perfetta tra le vicende lunari di Della e ciò che intanto succedeva a Paperopoli. Per non parlare poi del fatto che adesso sul satellite terrestre, con a capo un bel tipetto subdolo, c’è finito qualcun altro.
Altre faccende che vanno a insidiare l’intreccio: il ritorno di Lena. Il ritorno di Lena può, o almeno si spera, voler dire solo una cosa, ovvero il ritorno di Amelia.

Infine, altro nuovo dettaglio più che succulento, l’entrata in scena di Darkwing Duck, grazie a una puntata che ne narra la genesi, in una maniera così preziosa e arguta che non solo ci si è commossi, ma si è anche saltato sul divano.

Perché è questo il pregio di DuckTales: non lascia sfuggire niente. In un ritmo metodico riesce a sistemare e collocare con cura tutti i personaggi che tira fuori dal cilindro, ma soprattutto ognuno di loro ha sempre qualcosa da dire. La cura con cui vengono concessi talenti, bugie e fraintendimenti è il motore essenziale che smuove le vicende della famiglia Duck.

Qualsiasi cosa sia accaduta in DuckTales, almeno fino a questo momento, è sempre stata una scelta azzeccata.
I riferimenti alla vecchia serie ci sono, si palesano in maniera abbastanza prepotente, ciò accadeva già nella prima stagione, eppure non sono mai stucchevoli. Il più grosso rimando alla vecchia serie è sicuramente la puntata 8, Treasure of the Found Lamp!. Incastrato nella citazione al lungometraggio del 1990 sta una puntata che migliora il personaggio di Dijon e che rinfresca e ripulisce i meccanismi passati (seppur citandoli continuamente, come nella scena finale dell’episodio alla corsa per la lampada).

Così la chiusa della prima parte della stagione fa quasi da manifesto a questo remake.
Prendere un personaggio come Darkwing Duck, scomporlo e ricostruirlo in una puntata, è puro godimento. Non solo da parte dello spettatore, ma anche per gli stessi creatori. Quando Drake Mallard racconta dell’affeto che prova nei confronti del personaggio di Darkwing a parlare è probabilmente chi la serie la crea, del resto quello volevano Younger e Angones, una update version di DuckTales.
Farlo fingendo che Darkwing Duck sia un personaggio di fantasia nell’universo stesso di DuckTales per dargli una genesi è un colpo clamoroso.
E poi, ragazzi, in DuckTales si parla anche di Tulpa.

Dico.

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Classe '91. Pur avendo studiato Beni Culturali ed editing credo di saperne di più sui viaggi nel tempo e sulle zone infestate. Leggo un sacco di libri e cerco sempre di avere ragione, bevo tanto caffè, e provo piacere nell'essere un’insopportabile so-tutto-io. Per intrattenervi posso recitare diversi sketch dei Monthy Python.

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