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Su Gomorra e sul Verismo della serie di Sollima

Su Gomorra e sul Verismo della serie di Sollima My rating: 4.5 out of 5

Finalmente ci siamo: è uscita la seconda stagione di Gomorra. Fuck Yeah.

Purtroppo conosco ancora un sacco di gente che ancora non ha visto la prima stagione, nonostante la serie targata Sky diretta da Sollima abbia fatto il pieno di lodi a livello internazionale. Lo so, lo so, frequento un sacco di brutte persone. C’è perfino gente che non la guarda perché “parlano in napoletano e nonsicapisceuncazzo”. Che è anche vero eh, però dai, ripigliatevi.

Potevo quindi non fare un pezzo che parlasse di questa serie? Ovviamente sì che potevo, visto che nessuno mi paga per farlo. Ma siccome questa serie ci piace tipo tantissimo e merita di essere seguita dal più alto numero possibile di persone, eccomi qua. Ah. Farò un commento generale, quindi SENZA SPOILER, così magari ad una delle brutte persone di cui vi ho parlato qua sopra viene voglia di guardarla.  In particolare ad una che scrive su questo sito (ta-ta-ta-taaaaaaaaaaaan).

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Quando hanno annunciato che San Stefano Sollima avrebbe girato una serie tratta dal libro di San Roberto Saviano, cercando di ripetere il miracolo compiuto con Romanzo criminale – la serie, ho semplicemente goduto come un animale. Del perchè io ami alla follia questo regista, evidentemente in missione per conto di Dio al fine di svegliare l’Italia, ho già parlato riguardo al suo ultimo film, Suburra, per cui in questa sede vi farò riferimento solo con una citazione di non so chi presa da non so dove: avete presente quando entrate in una stalla e l’odore di merda vi prende a coltellate il naso, ma dopo un po’ che ci state non ve ne accorgete neanche più? In realtà la merda è sempre lì eh, anzi magari l’avete pure pestata, però è come se il vostro organismo per sopravvivere avesse raggiunto una tregua con l’odore, mettendosi l’anima in pace.

Ecco, in Italia la storia è uguale. A parte qualche rarissima eccezione, delle mafie, anche grazie alla nostra meravigliosa TV pubblica, non si parla. E quando se ne parla, ci si ritrova a rimpiangere di quando non se ne parlava (vero Vespa?). Ecco perché opere come Gomorra – la serie servono come il pane. Perché prendono la merda e ce la mettono proprio sotto alle narici. Perché ci mostrano senza filtri e senza paraocchi un mondo che così raramente viene mostrato in tutta la sua sconcertante crudeltà.

Realismo è la parola chiave dell’ultima serie di Sollima. Anzi, ora la sparo grossa (soprattutto perché in redazione ci sono dei laureati in lettere che già me li vedo a fracassarmi gli zebedei): io oserei parlare di Verismo. Prima di affilare i forconi, datemi qualche riga per chiarire meglio il concetto.

Sollima, da persona intelligente qual è, capisce di non poter raccontare Gomorra seguendo lo stesso schema utilizzato con Romanzo criminale.

La stupenda serie sulla Banda della Magliana, nonostante fosse spinta dallo stesso desiderio di mostrare il marcio della criminalità organizzata e dell’intero sistema-Italia, aveva infatti una messa in scena che permetteva agli spettatori di provare simpatia per i criminali protagonisti. Tanto che qualche idiota ha pensato bene di accusare Sollima di voler “mitizzare” dei mafiosi, rendendoli degli eroi e favorendone in questo modo l’emulazione, specialmente fra i più giovani.

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Non credo che Sollima abbia dato peso a queste puttanate, ma semplicemente ha capito che Gomorra avrebbe dovuto avere un altro fine: rappresentare quello che è davvero la Camorra al giorno d’oggi. Il messaggio avrebbe dovuto essere forte e violento, un pugno allo stomaco in grado di spazzare via ogni possibile forma di fraintendimento. Non avrebbe dovuto essere il regista a fornire un commento o un’opinione nei confronti di quel mondo, ci avrebbero pensato le immagini.

Con una regia tagliente e spietata e una scrittura che non lascia alcuno spazio all’umorismo o alla leggerezza, Sollima ci porta per mano nel cuore di roccaforti camorriste come le Vele di Scampia, vero e proprio ghetto mafioso nel quale lo Stato semplicemente non esiste, in quanto l’unica autorità è rappresentata dalla Camorra. E per chi ha avuto la sfortuna di nascere in un posto del genere, sono pochissime le possibilità di sfuggire alle grinfie, o forse è meglio dire alle tentazioni della mafia.

Lo vediamo nei bambini che fanno a botte per fare la vedetta, l’allarme vivente che comincia a suonare le poche volte in cui appare una volante della polizia. Lo vediamo nell’omertà obbligata delle persone perbene, che si dileguano a testa bassa appena sentono echeggiare un colpo di pistola. Lo vediamo nella storia di Genny Savastano. Interpretato magistralmente dalla rivelazione Salvatore Esposito, il figlio di Don Pietro Savastano (Fortunato Cellino), temuto e rispettato boss di Secondigliano, è l’esempio di come, se sei il figlio di un mafioso, non potrai far altro che diventarlo tu stesso (sempre che non ti ammazzino prima). Debole e inadeguato, profondamente diverso rispetto all’ambiente in cui è costretto a vivere, Genny è praticamente costretto dalle circostanze a trasformarsi in un boss crudele e spietato, che non ha remore a usare dei bambini o ad uccidere a sangue freddo vecchi compagni di scuola come se niente fosse.

D’altrone lo diceva pure Giovanni Verga no? Se uno nasce in un ambiente umile, per quanto possa valere, non riuscirà in nessun modo a sfuggire a quella sua condizione. Allo stesso modo, chi nasce in un ambiente criminale come quello di Gomorra, sarà inevitabilmente trascinato nell’oscurità, prigioniero di un mondo nel quale, per sopravvivere, dovrà imparare ad adattarsi.

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In Gomorra non ci sono eroi o personaggi per i quali parteggiare. E se forse all’inizio si poteva pensare che avrebbe potuto esserlo Ciro Di Marzio (Marco D’Amore), un po’ come lo erano stati a loro modo Il Libanese o Il Freddo, ci si accorgerà presto di come in Gomorra non ci sia spazio per alcuna umanità. In una spirale di morti e sangue che non risparmierà nessuno, colpevoli e innocenti, la serie di Sollima rappresenta il doloroso affresco di tutte quelle che sono le caratteristiche della mafia, dal riciclaggio di denaro tramite broker senza scrupoli all’infiltrazione criminale effettuata ai danni di un piccolo Comune, fino ad una vera e propria guerra fra clan che seminerà il terrore fra le strade di Napoli. Un terrore che lo Stato non ha alcun potere (o interesse) di domare.

Gomorra è una serie imprescindibile per tutti coloro che vogliono aprire gli occhi sulla realtà quotidiana nella quale è costretta a vivere parte dell’Italia, e per tutti coloro che vogliono vedere una serie cruda e potente. Una serie che rappresenta uno schiaffo in faccia a quella parte del panorama televisivo e culturale che non ha mai avuto il coraggio o la volontà di sporcarsi le mani per mostrare senza veli una realtà così scomoda e disturbante.

E per quei politicanti che hanno accusato Sollima di “portare discredito a Napoli e all’Italia” e hanno provato a denigrare e a boicottare la sua opera ho un solo pensiero: è anche grazie a gente come voi che Gomorra oggi è più viva che mai. Che l’inferno vi possa accogliere a braccia aperte.

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Article written by:

Roberto Lazzarini

25 anni, cresciuto fin dalla tenera età a film, fumetti, libri, musica rock e merendine. In gioventù poi ho lasciato le merendine perchè mi ero stufato di essere grasso, ma il resto è rimasto, diventando parte di quello che sono. Sono alla perenne ricerca del mio film preferito, nella consapevolezza che appena lo avrò trovato, il viaggio ricomincerà. Ed è proprio questo il bello.

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