His Dark Materials
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His Dark Materials ep. 7 e 8: allegorie bibliche e genitori infami

His Dark Materials ep. 7 e 8: allegorie bibliche e genitori infami My rating: 4 out of 5

Puntuale come le tasse e il film annuale di Woody Allen, ecco che His Dark Materials raggiunge il suo culmine e torna bel bello il nostro buon James McAvoy, l’ospite d’onore del cast.

Finalmente. Cominciavo a essere in pensiero.

Certo, in quanto a genitori la nostra piccola Lyra poteva farsi meno male se fosse stata figlia di Voldemort e della Strega delle Nevi di Narnia (concepita probabilmente in Italia sul set di un film di Guadagnino, A Bigger Splash, se afferri questa battuta meriti un biscotto), vista la tendenza sia della Signora Coulter sia di Lord Asriel a voler accoppare a tutti i costi l’unico amico d’infanzia che la figlia abbia mai avuto. Oh, è proprio un vizio, manco i genitori di una quattordicenne con il primo fidanzatino.

Credo che, a differenza di Harry Potter, Lyra riconsideri con seria nostalgia i suoi anni da orfana.

Tutta la storia del primo libro, La bussola d’oro, è un continuo cadere di Lyra dalla padella – il padre – alla brace – la madre – e poi di nuovo padella e brace in un loop infinito. E dire che sulla carta è una protagonista intelligente, ma sono proprio i momenti in cui mostra fiducia verso le figure genitoriali quelle in cui dà prova di una certa dabbenaggine.

Ricordiamoci che His Dark Materials è un grosso, grasso romanzo di formazione adolescenziale con profondi significati allegorici e filosofici. Il distacco dall’autorità costituita, il libero arbitrio come atto di ribellione alla figura genitoriale – proprio come nella Bibbia – saranno sempre più al centro del discorso.

In questi due episodi, finalmente torna in ballo la Polvere, tema che è stato un po’ trascurato nella serie His Dark Materials rispetto a quanto era invece centrale e ricorrente nei libri. Dopo la grande presentazione del primo episodio, infatti, è sempre Lord Asriel qua a richiamarla in causa e a descrivere alla figlia come, per il Magisterium, la Polvere – che è attirata dagli adulti e non dai bambini – sia la manifestazione fisica del Male. Proprio di quel Male ancestrale della cui conoscenza si è appropriata Eva mangiando la mela. In questo mondo, infatti, è proprio nel momento del peccato originale che i daimon di Adamo ed Eva hanno raggiunto una forma stabile.

Sebbene i generi molto diversi, un prodotto come His Dark Materials si avvicina parecchio a un anime come Neon Genesis Evangelion, con la sua lettura dei testi sacri in chiave fantascienza. I temi sono altissimi, e finora abbiamo grattato solo la superficie.

His Dark Materials

Se nell’incontro con Lord Asriel, Lyra non fa una bellissima figura in quanto a furbizia, nell’episodio 1×07 assistiamo alla famosa scena – già rappresentata nel film del 2007 – in cui Lyra con la sua sola capacità retorica riesce a ingannare il re degli orsi usurpatore e insediare sul trono il legittimo re, il suo amico Iorek Byrnison (è come l’Aragorn degli orsi), di fatto riscattandolo. È un momento importante della narrazione, poiché è qui che Lyra riceve il suo nuovo cognome: Silvertongue e non più Belaqua. (Tradotto in italiano come Linguargentina, che fa un po’ più ridere ma dobbiamo tenercelo così).

La scena del catfight tra i due orsi (quindi bearfight?) è realizzata efficacemente, anche se mancano i dettagli un po’ splatter del romanzo – nel libro, Iorek staccava la mandibola dell’avversario con una zampata. Qua non hanno osato tanto e l’uccisione del malvagio orso corazzato avviene fuori scena.

Arrivati all’ultimo episodio, quello che sicuramente rende eccezionale His Dark Materials continua a essere la resa visiva. C’è un lavoro di design, CGI, scenografie di livello cinematografico, con una creatività che mi ha ricordato il setting di alcuni dei migliori videogiochi fantasy (soprattutto alcune location visionarie della saga Final Fantasy). Lo studio/laboratorio di Asriel in mezzo ai ghiacciai è una gioia per gli occhi (giuro, ci vorrei andare a vivere), così come molte delle ambientazioni nordiche che sulla carta potevano risultare quasi monotone e che invece mostrano soluzioni originali, pittoriche.

His Dark Materials

Il grande difetto della versione cinematografica era stato focalizzarsi sull’aspetto visivo, depotenziando tutti i significati scomodi della storia, le allegorie religiose. Qua, ho avuto la forte soddisfazione di trovare un prodotto che invece rispettasse il testo d’origine anche nei suoi aspetti più graffianti – che poi sono quelli che lo staccano dalla massa di romanzi fantasy per ragazzi e lo rendono così speciale -, e nonostante questo fosse pure più centrato negli aspetti scenografici, che hanno del meraviglioso.

Alla fine, la storia si chiude esattamente come nel primo romanzo: con Lyra che attraversa il passaggio creato dal sacrificio del suo amico e scopre, dunque, l’esistenza di mondi paralleli. Qua, però, a differenza di quanto avveniva nella versione cartacea, scorgiamo anche chi gli sta in qualche modo venendo incontro: il giovane Will Parry.

E adesso, se tutto va bene, avrà inizio ciò che al cinema non abbiamo potuto vedere: il meglio.

Article written by:

Francesca Bulian

Posata su uno scoglio da un gabbiano nell'agosto '86. Storica dell'arte, fangirl, cinefila. Ama i blockbusteroni ma guarda di nascosto i film d'autore (o era il contrario?). Abbonata al festival di Venezia. Lettrice compulsiva e consumatrice di serie tv. Ha sempre un occhio di riguardo per i suoi attori feticcio - per meriti professionali ma più spesso estetici.

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